La follia bellica di Israele e la complicità del mondo

La follia bellica di Israele e la complicità del mondo
Oddino Guarnieri (Adria 1932 - Adria 2016) "Senza titolo" 2008 - T.m. e applicazioni su carta, cm 20 x 20

Oddino Guarnieri (Adria 1932 - Adria 2016) "Senza titolo" 2008 - T.m. e applicazioni su carta, cm 20 x 20

di Nino Gussio -

Qualche giorno fa consideravo che è vile concentrare l'indignazione soltanto contro il governo e l’esercito israeliani artefici delle oppressioni, delle devastazioni di vite e di territori in Palestina e nel Libano. A noi europei giungono soltanto le notizie delle tragedie delle violenze belliche che minacciano le nostre sicurezze economiche, la pace e i diritti democratici acquisiti ovvero diamo uno sguardo a quello che succede in Palestina nel Libano, in Iran, in Ucraina solo perchè rappresentano una minaccia al tenore di vita, alla tranquilla quotidianità, seppur apparente, che da più di ottant’anni godiamo passivamente.

Ma le stragi, le distruzioni che accadono nel mondo sono molto di più e sono ignorate dai mass-media che tendono a spettacolarizzare gli eventi tragici più eclatanti ignorando i terribili accadimenti che avvengono nelle zone periferiche del mondo. L'eco di queste tragedie si avverte quando giungono sulle nostre spiagge i sopravvissuti non soltanto alle violenze belliche, allo scempio economico e ambientale ma anche ai naufragi.

L’inerzia morale, i gretti calcoli politici, l’aridità dei sentimenti consentono a molti di noi, per non essere disturbati negli immotivati pregiudizi, nel presunto e illogico sentimento di difendere appartenenze identitarie, benessere economico etc, che i nostri governi siano impietosamente solleciti nel trattarli come invasori da respingere; sembra strano ma anche noi abbiamo una guerra che, senza eccessivo clamore, è gestita con pervicacia poliziesca e i nemici sono i reietti del mondo, coloro che strenuamente insistono nella speranza di stare al mondo umanamente, che chiedono solidarietà e un luogo per vivere.

Tutto questo è rassegnata accettazione quotidiana dello sfacelo morale e politico ma giunge il momento che le comode ipocrisie, che le tortuose razionalità del potere saltano, che non ci si può accontentare solo di un'astratta visione etica universalistica che consola le nostre anime e che giustifica la viltà di noi imbelli. L’orrore salta agli occhi, sconvolge le nostre certezze sulla naturale istintiva bontà dell’essere umano e scopriamo che la violenza del male dilaga, che nessuno è in grado di porvi argine, che non risparmia nemmeno l’innocenza di un bambino di sette mesi, ucciso da una raffica di mitra mentre era in braccio della madre costretta a fermarsi assieme a tutta la famiglia ad un posto di blocco dell’esercito israeliano; immobili indifesi con le mani alzate mentre erano ancora nell’automobile sono stati fatti bersaglio dalla furia omicida dei soldati dell'IDF perchè rei di essere palestinesi come lo erano, secondo l’Unicef, i 21.283 minori uccisi nella striscia di Gaza e i 190 della Cisgiordania.

Questi eccidi sono chiamati danni collaterali nel lessico politico-militare ma risultano essere assoluta brutalità, spia di un degrado morale, di un spaventoso arretramento umano se si pensa che gli autori sono gli eredi del genocidio nazista sostenuti dalla democratica Europa e dagli USA trumpiani dimentichi dei valori che hanno mobilitato il mondo a combattere il nazifascismo e a sconfiggerlo. Ma, come dice Umberto Eco, perdura, al di là di qualsiasi ordinamento istituzionale umanitario, il fascismo più feroce nelle società e nelle istituzione cosiddette democratiche quando sono in gioco volontà di dominio e pratiche di sopraffazioni disumane.

L’assassinio del bambino di sette mesi, la disperazione della sua famiglia che ha perso la ragione di vivere non cambiano niente. Israele continuerà a esibire sempre più la sua terrificante follia bellica con la complicità e l’inerzia dei governi delle nazioni di tutto il mondo, la storia fagociterà tutte le mostruosità immaginabili e l’umanità continuerà ad abitare il mondo senza vergogna e senza volontà di salvezza.