Anche una multinazionale interessata alla nuova gestione acquedotto, Amam in proroga infinita

Vogliamo l'acqua dal rubinetto

di Andrea D. Mancuso

La telenovela del bando di gara per scegliere il socio privato che entrerà per 30 anni nella gestione del servizio idrico integrato di tutta la città metropolitana di Messina, in una nuova società detta Messinacque, va avanti e si arricchisce di nuove puntate: le offerte dovrebbero essere presentate dal 16 settembre, gli operatori avranno tempo tre mesi e fra di essi ci dovrebbe essere la multinazionale francese Suez. Poi, con calma, sarà nominata la commissione giudicatrice: l'assegnazione provvisoria dovrebbe avvenire entro il 15 aprile 2027 e quella definitiva entro il 31 maggio. Questo significa che, anche se fosse rispettato questo ulteriore cronoprogramma, che smentisce quello precedente, Amam dovrebbe avere un'ulteriore proroga: il gestore cosiddetto “salvaguardato” per il comune di Messina ne aveva già una, scaduta il 31 marzo, e solo il 15 maggio l'Ati, l'assemblea territoriale idrica, ha approvato la proroga fino al 31 dicembre di quest'anno, rendendo inevitabile che Ati stessa debba approvare un ulteriore rinvio durante le festività di fine anno. A proposito di questa proroga, poi, c'è da dire che Ati aveva affermato di non avere altra scelta: tutti i lavori in corso a Messina finanziati con il Pnrr erano in capo ad Amam e Ati non sarebbe stata in grado di subentrare. Tutta la storia è davvero paradossale, a iniziare dal fatto che la commissaria ad acta della Regione per bandire la gara, Rosaria Barresi, si era dimessa a Natale scorso ed era stato nominato un nuovo commissario, Fabrizio Fiorito. Alcuni sindaci che fanno parte dell'assemblea territoriale non avevano gradito che il tempo continuasse a passare senza che succedesse niente: la Regione infatti continuava a non bandire la gara. Il 15 maggio questo malcontento sfociava in un intervento del presidente di Ati, Gino Di Pane, che parlava di “stallo” e di “inerzia” da parte della Regione e di Fiorito, cosa inusuale in un ambiente dove di solito si usano termini cerimoniosi e istituzionali. I rappresentanti di due dei comuni più grandi della provincia, Santo Stefano di Camastra e Sant'Agata di Militello, erano andati oltre, affermando in assemblea che erano stati danneggiati dal fatto che l'incertezza sulla gestione impediva loro di accedere a bandi di finanziamento e il rappresentante di Santo Stefano aveva suggerito di “valutare anche un'azione risarcitoria nei confronti dei responsabili dell’inadempimento che in atto viene a perpetrarsi a carico degli incolpevoli Comuni dell’Ambito di Messina e dei cittadini-utenti”. Nonostante i paroloni, non si sa se davvero l'Ati abbia ottenuto l'incontro richiesto al presidente della Regione, Renato Schifani. Per ora però è stato pubblicato il nuovo cronoprogramma e sono stati fatti i nomi delle quattro aziende che avevano partecipato alla “manifestazione d'interesse” preliminare: la multinazionale francese Suez, Nepta (del gruppo Italgas), A2A e Acea: tuttavia nulla vieta che partecipino altre società che abbiano i requisiti. La gara, secondo le norme di Arera, l'autorità statale di regolazione per energia, reti e ambiente, dovrà svolgersi tenendo presenti numerosi parametri, che concorreranno fino a un massimo di 70 punti che saranno assegnati dalla commissione giudicatrice: “strategie e misure per il contenimento delle perdite” sarà valutato fino a 6 punti, mentre “miglioramento della continuità del servizio e della qualità dell'acqua erogata” fino a 5. Il valore dell'affidamento del servizio è stimato in 3 miliardi e 638 milioni di euro per 30 anni, cifra spettacolare che parte dai 42,7 milioni Iva esclusa previsti per il primo anno di gestione fino ai 135,9 milioni Iva esclusa previsti per il trentesimo anno. Che cosa succederà alle bollette degli utenti con questa privatizzazione parziale sembra difficile da prevedere, ma certo non è in testa ai parametri per la gara: i costi, tuttavia, dovranno rispettare i criteri di Arera.