Ascoltarsi per riconoscere la necrofilia del potere

Ascoltarsi per riconoscere la necrofilia del potere
Bruno Cassinari (Piacenza, 29 ottobre 1912 – Milano, 26 marzo 1992) "Natura morta con nudo" serigrafia su carta, cm 50 x 70

Bruno Cassinari (Piacenza, 29 ottobre 1912 – Milano, 26 marzo 1992) "Natura morta con nudo" serigrafia su carta, cm 50 x 70

di Nino Gussio -

Se il mondo è diventato villaggio globale (grazie alla tecnologia e all'economia) quello che è accaduto a Bologna e in provincia di Torino si inscrive in una quotidiana narrazione del sistematico uso della violenza che affligge le popolazioni di tutto il mondo; le stragi di ebrei del 3 ottobre 2023, gli eccidi, tuttora persistenti, dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, le devastazioni belliche in libano, in Ucraina, in Iran, nei paesi del sud del mondo di cui non si sa niente perché ritenuti marginali agli interessi, alle mire egemoniche dell'occidente e delle superpotenze sono l'espressione letale della montante disumanizzazione.

Nessuna forza morale, nessuna volontà politica di giustizia, di pace risultano maggioritarie per arginare questa dilagante brutalità che nonostante gli sviluppi tecno-economici ci fa regredire all'uomo della pietra e della clava ma sotto la minaccia dell'estinzione nucleare.

La violenza non è stata mai una estrema ratio per i potenti della terra, non è stata mai eliminata dalle nostre relazioni quotidiane, abbiamo convissuto e conviviamo con l'efferatezza, con il terrore come un dato ineluttabile della specie umana, come elemento necessario per mantenere i vincoli sociali e interpersonali; la morte non ci appare più come una nera signora che miete le sue vittime ma come uno strumento per semplificare quei problemi che sono di ostacolo alle nostre mire di supremazie e di accaparramento. Oggi, nonostante le ecatombi belliche del passato recente, si ritiene che la guerra sia utile alla soluzione dei conflitti tra i popoli e le nazioni, non il mantenimento della pace perché essa non viene intesa come un bene a priori inalienabile dei popoli e delle persone ma utile a gestire e mantenere secondo i criteri, le mire delle potenze politico-economiche in competizione per l'egemonia globale e tra i paesi confinanti.

È necessario non attendere più che qualcosa cambi per la sola volontà dei potenti Senza alcuna nostra reazione ed è salvifico smettere l'ululato di parole che incitano all'odio, alle rappresaglie, alla soluzione finale contro i popoli e contro le persone discriminate e offese che chiedono di essere rispettate nel diritto alla vita secondo i loro bisogni e secondo la libertà di esprimere se stessi.

Bisogna fare silenzio, eliminare il caos delle contraddizioni che ci alienano. che creano conflitti e che fa sentire il prossimo come persona da escludere, se non da eliminare, perché in lui non riconosciamo la nostra umanità.

E' necessario fare silenzio per ascoltarsi, per cercare in se stessi il senso e il motivo di voler essere nel mondo custodi e protagonisti della comunità umana e rispettosi della madre terra. Questo ascolto, questa meditazione, da cui da sempre la stragrande maggioranza degli umani si è fuorviata deve avere, come esito pratico, la consapevolezza che bisogna avere fiducia, non cieca, ma conseguente ad una scelta di fede come fondamento del nostro esistere, delle nostre relazioni.

La fede non può essere fideismo, ovvero affidare se stessi, il proprio destino a una entità divina incommensurabile e trascendente. La fede sia coraggio di vivere nel bene, un andare oltre il proprio smarrimento per affermare una verità, antecedente a noi, che ci lega al mistero della vita che deve essere sentita come dono; l'acquisizione di essa deve essere percepita simile alla scoperta delle leggi della natura e del cosmo, è come scorgere una luce che proviene dall'insondabile mistero dell'infinita creazione che è presenza divina.

Avere fede spinge a voler essere più delle proprie paure, dei propri egoismi, ad amare oltre alle opportunità di comodo e credere che la realtà del male è soprattutto artificio dell'uomo, un preferire alla luce le tenebre. Lasciarsi sopraffare dalla indignazione, dall'indifferenza comporta inaridire la vitalità che ci sprona ad un'incessante ricerca e trasformazione.

II male maggiore non é la nostra morte ma l'infermità dell'anima, un negare se stessi. Nessuno, consapevole di essere parte di un tutto infinito, può definirsi con certezza ateo, il dubbio tuttavia rimane legittimo perché è conseguenza della inalienabile libertà personale.

I limiti umani non debbono essere considerati come una condanna inappellabile ma come incentivo a promuovere possibilità di progresso per raggiungere la pienezza del nostro essere, per essere fabbri del nostro destino secondo i materiali di cui siamo fatti.