Netanyahu e le parole della politica
Farfalla - foto di Marta Cannata per Nuovosoldo.com
di Nino Gussio -
Le parole in tempo di guerra tradiscono la realtà dei fatti e nascondono le più bieche intenzioni e sono inscritte nelle strategie della politica internazionale che tengono in ostaggio la pace e la vita delle popolazioni (rifacendosi al titolo del romanzo di David Grossman “Vedi alla parola amore” si può commentare che la pace presso i potenti non ha dimora perché l’odio, il cinismo sopravanzano l’amore per per la vita.
Il governo, l’esercito di Israele affermano che la loro potenza militare é finalizzata alla difesa dello stato e del popolo e alla sconfitta dei terroristi. Non si é mai visto che una difesa viene gestita come una sistematica e feroce offesa soprattutto contro gli inermi palestinesi, colpevoli di essere coinquilini nello stesso territorio, offesa che nel solo territorio di Gaza ha prodotto la strage (genocidio?) di circa 70000 abitanti di cui 20000 sono minorenni.
Sul fronte della Cisgiordania i coloni, insediatisi contro ogni legge internazionale, esercitano con feroce arroganza incessanti rappresaglie spesso con esiti mortali a danno delle terrorizzate famiglie palestinesi. L’intento é eliminare perfino l’idea che possa sorgere accanto un pacifico autonomo, libero stato palestinese. Le incursioni dei coloni al governo di Netanyahu servono. ad esasperare gli animi dei palestinesi tanto da costringerli ad una difesa armata per fare intervenire l’esercito che ucciderà in modo indiscriminato, abbatterà case e farà evacuare territori per la futura grande Israele che dovrebbe comprendere parte confinante del Libano e le alture del Golan della Siria; paradossale improntitudine dire e soprattutto fare che si invade, che si occupa il territorio altrui per difendersi ed Israele è nata per un artificio politico europeo.
Le parole in politica non seguono la logica di un discorso corretto ma quella del potere che usa le parole, non come pietre ma come inneschi per fare esplodere odio, sopruso e violenza.