Dal gelo di Cortina ai tetti di Messina sono già otto i morti del lavoro

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di Roberto Ciccarelli -

Otto morti sul lavoro in meno di due settimane. Questo è il bilancio all’inizio del 2026. È l’altro lato della crescita del lavoro povero celebrato dal governo. Non solo non ha alcuna qualità, ma questo lavoro uccide. E lo fa sia dove ci sono investimenti, ad esempio nei cantieri dell’Olimpiade invernale Milano-Cortina che inizierà tra pochi giorni, sia nei luoghi disseminati della produzione nella provincia. La tutela della sicurezza dei corpi, come quella della dignità della persona, restano subordinati alle logiche dell’urgenza e del risparmio. È un sistema fondato sull’indifferenza che colpisce i lavoratori più fragili, in particolare gli anziani o in trasferta forzata, ma anche gli autonomi.

Il caso di Pietro Zantonini, morto per il gelo a -12 gradi in un cantiere olimpico a Cortina, evidenzia il paradosso tra la grandiosità dei progetti miliardari e la precarietà delle condizioni di chi deve sorvegliarli. Di lavoro faceva il vigilante, aveva 55 anni, ha lasciato Brindisi per un contratto a tempo determinato. è morto da solo in un gabbiotto mentre cercava inutilmente di chiedere aiuto ai colleghi via telefono. È la dimostrazione di come la catena dei subappalti e la gestione dei servizi di sicurezza nei grandi cantieri presentino falle letali, dove la tutela della vita umana non sembra essere stata prevista nel budget dell’evento dove i biglietti possono arrivare a costare novemila euro.

La morte di Antonio Formato a Messina ha sollevato il problema della gestione dell’età lavorativa nei settori usuranti. Parliamo della vita di un uomo di 69 anni impegnato in lavori di saldatura sul tetto di un capannone. È precipitato da quattro metri. Non è stata solo una fatalità sul lavoro. È il bisogno di reddito a spingere persone, prossime ai settant’anni, a essere occupate in mansioni che richiederebbero prontezza che l’età, inevitabilmente, compromette.

Quando un operaio di 59 anni come Zevxhet Halili rimane schiacciato da un macchinario durante un intervento ordinario, il reato ipotizzato di omicidio colposo per violazione delle norme antinfortunistiche non è un atto burocratico, ma la conferma che le regole esistenti vengono sistematicamente ignorate. Era nato in Albania e residente a Sant’Elena (Padova), è morto il 9 gennaio scorso nello stabilimento Sesa Spa di Este (Padova). È stato schiacciato da una pressa che veniva utilizzata per la differenziazione automatica della spazzatura. Un autotrasportatore 65enne, di cui non sono state rese note le generalità, è morto in uno degli stabilimenti dell’azienda Rizzato Calzature a Borgoricco (Padova). Sarebbe caduto in un container con un meccanismo di compattazione degli scarti produttivi e dei cartoni. è morto sul colpo. L’automazione non salva la vita.