Mettersi Israele nel naso o no

di Giuseppe Restifo

Mentre lo Stato israeliano procede alla deportazione degli abitanti palestinesi di un quartiere di Gerusalemme, arriva anche sul mercato italiano Taffix, il nuovo spray nasale sviluppato dall’azienda biofarmaceutica israeliana Nasus Pharma. Viene presentato come un coadiuvante nella lotta al Covid, costa 18.90 euro, ma si consiglia di continuare in ogni caso a usare la mascherina. Tocca allora alla sensibilità dei consumatori italiani decidere se comprarlo o no.

C’è un modo per far intendere al sistema capitalistico e colonialista israeliano cosa è corretto fare politicamente. Quel sistema è particolarmente ricettivo ai segnali economici. Basta vedere la reazione a una delle ultime misure dell’Unione europea: l’etichetta sulla provenienza del prodotto. Questa recente misura consentirà ai consumatori europei di sapere se una merce acquistata è stata prodotta in una colonia ebraica. In una prima fase, il provvedimento riguarderà il settore alimentare e altre industrie. A dimostrazione che non si tratta di un'istigazione al boicottaggio – spiegano dalla Commissione europea - vi è il non mutato trattamento delle merci "made in Israel" che godono già di tariffe agevolate in base all'accordo di associazione.

Ma la reazione israeliana è stata al limite dell’isteria, tanto da far balenare problemi seri per la manodopera palestinese impiegata nei settori economici presenti negli insediamenti israeliani. Mettendo a paravento, in maniera cinica e strumentale, la questione dell’antisemitismo, quei settori economici non intendono lasciare un modello di sfruttamento intensivo dei lavoratori palestinesi. Non c’entra la religione, non c’entra l’Olocausto; c’entra molto la forzatura di un modello capitalistico di rapina delle risorse umane e territoriali, anche su territori che di Israele non sono.