Né monarchia né diarchia: solo democrazia
di Citto Saija
Stiamo vivendo, a livello planetario, uno dei momenti più brutti della storia dell’umanità. La Politica ormai è a livello zero in tutto il mondo e non si vede alcun segno di luce in fondo al tunnel.
Non mi scandalizzo quindi se nella nostra italietta, la politica sembra ridotta ad un pollaio. L’immagine del pollaio è evidente nella surreale diatriba tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo.
In politica, se si vuole perseguire il bene comune, non si può fare a meno della democrazia: democrazia partecipata e democrazia rappresentativa. La democrazia è l’opposto della monarchia, ma anche della diarchia e dell’oligarchia.
Nel nostro Paese comunque, per non perpetuare il draghismo (speriamo solo momentaneo) vi è una grande necessità di radicalismo (niente a che fare con il cosiddetto partito radicale) e di una politica “rivoluzionaria“ (mi si permetta il termine sempre attuale) rispetto al passato e al presente.
Ed entro subito in argomento su quanto sta accadendo sotto gli occhi degli italiani sulla questione (in questo momento non secondaria) della cosiddetta “rifondazione” del Movimento 5 stelle che aveva avuto il merito, sia pure tra tante contraddizioni, di agitare le acque politiche stagnanti del nostro Paese.
Nella grande crisi della sinistra italiana nel suo complesso, molti di noi avevano pensato (spesso rimanendo delusi) che l’agitazione grillina potesse servire a smuovere le acque in senso progressista. Anche se alcuni segnali non andavano in questa direzione. Basti pensare alla frase di tipo qualunquista “non siamo né di destra né di sinistra”.
Il primo grande errore per il Movimento 5 stelle è stato quello di partecipare al governo con la Lega salviniana: il governo Conte 1.
Il governo Conte 2 andava certamente in una direzione diversa, anche se non mi sento di affermare che si trattava di un governo di sinistra.
Vi è stato, come sappiamo e come ci ricorda il giornalista Marco Travaglio con il suo “giallo”, il cosiddetto “conticidio” e quindi la fine di quel governo.
I responsabili possiamo scoprirli (ma già li conosciamo) nel “giallo” citato.
Non è nato il Conte ter, ma è nata (altro grande errore del Movimento 5 stelle) la grande ammucchiata, nuovamente con Salvini, presieduta dal bravissimo banchiere Mario Draghi, tanto amato dai poteri forti del neoliberismo europeo e mondiale.
Mentre il bravo presidente del consiglio va avanti con il suo drappello di ministri fidati e schierati, da lui scelti, scoppia, come un fulmine a ciel sereno (ma non tanto), la grande diatriba : “Il Capo sono Io…No , il Capo sono invece Io”.
Siamo letteralmente fuori strada . In un Paese democratico i partiti politici non dovrebbero avere “capi” . Dovrebbero avere segretari o presidenti democraticamente elettti da congressi , su documenti condivisi o anche a maggioranza. Eletti da direttivi con regole democratiche e con segreterie elette sempre con lo stesso sistema e non nominate dal “capo”.
Quindi non “capi politici” ( orribile parola ! ) , ma segretari politici che non danno la linea , ma attuano una linea politica che viene decisa collettivamente e collettivamente praticata.
Non riesco quindi a comprendere perché anche giornali seri continuino ad usare il termine “capo politico” che è parola reazionaria e autoritaria .
Quindi né una monarchia di Conte né una diarchia con Beppe Grillo . Né tanto meno una oligarchia , come è stato il Movimento fino ad oggi , in cui i parlamentari da “portavoci” , si sono trasformati in “padroni” dello stesso Movimento . Mentre sto scrivendo è in corso al Senato una riunione segreta dei senatori del Movimento. Alla faccia della tanto decantata trasparenza!
Dove possono esprimersi gli 11 milioni di elettori e i cosiddetti iscritti? In questo momento sono completamente afoni. Forse gli iscritti potranno solo cliccare per un eventuale plebiscito senza alcuna discussione e senza alcuna partecipazione . Era questa la partecipazione grillina dal basso?
Si dovrebbe aprire un grande dibattito . Un congresso vero ( non mi addentro su questioni di tipo tecnico ) , con rappresentanti eletti democraticamente e fisicamente presenti , dovrebbe approvare un progetto politico e un nuovo statuto proposti dallo stesso Conte o ancora meglio da una commissione della quale faccia parte anche il fondatore Grillo.
L’approvazione della linea politica e dello statuto comporterebbe l’elezione di un segretario , che potrebbe essere lo stesso Conte , e di un gruppo dirigente.
Ma non escluderei un eventuale congresso con tesi contrapposte che possa concludersi anche con una maggioranza e una minoranza. In un partito politico il dissenso serve alla crescita dello stesso e non va criminalizzato . Serve alla dialettica politica , quando non si tratta di ambizioni personali e interessi di vario tipo.
Si potrebbe quindi creare non un partito del “capo”, ma un partito che nasce dal basso e non dall’alto.
Non quindi un partito personale come tanti altri partiti italiani della contemporaneità , ma un partito diverso per i tempi nuovi.
Un partito quindi che nascerebbe , come in una dissolvenza cinematografica , da quello che è stato il Movimento . In una logica nuova che , a mio avviso , non può essere la cosiddetta “democrazia digitale”.
Le nuove tecnologie servono certo alla comunicazione , ma in politica è indispensabile sempre la presenza fisica delle persone e dei militanti . Preferisco questo termine perché il termine “attivista” mi fa pensare a persone che agiscono senza decidere , mentre il militante agisce ma contemporaneamente deve anche decidere .
Beppe Grillo ha dichiarato che Conte non avrebbe una visione politica né una capacità manageriale.
Non conosco il progetto politico di Conte e quindi , come già affermato , ritengo che dovrebbe essere discusso in un congresso.
Sul discorso della managerialità non condivido l’affermazione di Grillo perché ritengo che un uomo politico non debba essere un manager.
Lasciamo questi personaggi ai “mercati” e al capitalismo selvaggio!
Il 30 maggio del 2019 ho inviato un messaggio telefonico ad un parlamentare regionale del Movimento 5 stelle nel quale , da elettore non iscritto del Movimento ( oggi deluso ) sostenevo che il plebiscito on line , spesso pilotato , praticato dal Movimento non era vera democrazia.
Sostenevo anche che i mali che avrebbero portato il Movimento all’estinzione erano cinque : l’alleanza con la Lega , l’assenza di una strategia politica progressista ,l’inesistenza di democrazia interna , la mancanza di un gruppo dirigente eletto democraticamente e collettivo e l’assenza di discussione con gli elettori da parte degli eletti che da “portavoci” si erano trasformati in casta .
Quel messaggio non ha avuto mai una risposta. Sono convinto che avevo ragione , perché i fatti di questi giorni dimostrano che nulla di nuovo può nascere percorrendo strade vecchie e sbagliate .
Il pericolo di una destra neoliberista , ma anche autoritaria e ignorante incombe sulla povera ( in tutti i sensi ) Italia.
E domani il giornalista Travaglio potrebbe scrivere il suo secondo giallo che potrebbe anche avere come titolo “Italicidio “.
Spero che questa tragedia non accada e che prevalgano responsabilità e saggezza politica.