LE TRE RAGAZZE CHE SCONVOLGERANNO L’UNIVERSITA’? IL SILENZIO DEI PROFESSORI
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L’intervento di tre diplomate alla Normale sulla Normale
a. Una vecchia denuncia: lo smantellamento dell’Università statale
Tre diplomate alla Normale il 9 luglio 2021, in occasione della cerimonia della
consegna dei diplomi, hanno svolto un intervento che ha avuto e sta avendo una
vasta considerazione sui social e, grande novità, su buona parte della stampa
nazionale.
Perché tanto clamore? Le tre diplomate hanno nella prima parte del loro
intervento ‘semplicemente’ denunciato quello che da anni denunciano diverse
organizzazioni universitarie e diversi accademici: il “processo di trasformazione
dell’università in senso neoliberale … un’università-azienda in cui l’indirizzo
della ricerca scientifica segue la logica del profitto, in cui la divisione del lavoro
scientifico è orientata a una produzione standardizzata, misurata in termini
puramente quantitativi. Un’università in cui lo sfruttamento della forza-lavoro si
esprime attraverso la precarizzazione sistemica e crescente; in cui le
disuguaglianze sono inasprite da un sistema concorrenziale che premia i più forti
e punisce i più deboli, aumentando i divari sociali e territoriali. Questa, che è una
tendenza internazionale, si declina in Italia in maniera particolarmente violenta,
accompagnandosi al drastico ridimensionamento dell’università pubblica.”
E le tre diplomate hanno aggiunto: “Le disuguaglianze sono dunque stridenti: il
divario di genere; il divario territoriale tra Nord e Sud; e non da ultimo il divario tra i
poli di eccellenza ultra-finanziati e la gran parte degli atenei, determinato dalla
diminuzione dei fondi strutturali e dall’aumento delle quote premiali: lo abbiamo
visto con l’istituzione dei dipartimenti di eccellenza, che in questo quadro non può
che apparire odiosa e insensata.”
b. Una nuovissima denuncia: le responsabilità della loro Scuola
L’importante novità sta nella seconda parte dell’intervento delle tre diplomate
nella quale, direttamente e duramente, esse espongono le responsabilità del corpo
docente della loro Scuola, che “ha infatti promosso quella retorica dell’eccellenza
e della meritocrazia, che legittima il taglio delle risorse. Ha incoraggiato la
creazione di piccoli poli ‘di eccellenza’ iper-finanziati” e “ancora, la Scuola ha
perseguito la deregolamentazione delle condizioni contrattuali del personale
esternalizzato di mensa e biblioteca, e sembra ormai aver rinunciato da anni a
una presa di posizione esplicita nel dibattito pubblico.
Questo silenzio è stato condiviso anche dalla maggioranza del corpo docente:
l’impegno civico è passato in secondo piano rispetto alla produzione scientifica.
Perché l’impegno nel dibattito pubblico, lo schieramento aperto a favore o contro
precise scelte politiche, è considerato una macchia di cui l’accademico di oggi
non deve sporcarsi? Questa disabitudine all’impegno, che sempre di più ci viene
insegnata, è pericolosa: mentre esitiamo a esporci, e guardiamo con pessimismo
all’esito di ogni nostra eventuale battaglia, ci chiediamo invece quanta forza in
più avrebbe avuto la nostra voce se fosse stata accompagnata e sostenuta da
quella delle nostre e dei nostri docenti.” “Il nostro malessere è intrinsecamente
legato a un modello – quello dell’accademia neoliberale – che la Normale non fa
niente per contrastare ma tutto per corroborare.”
2. Per esempio, il silenzio dei professori sulla legge sul precariato
La Camera ha recentemente approvato una pessima Legge (v. nota), ora in
discussione al Senato, che, in piena continuità con le scelte neo-liberiste degli ultimi decenni, ‘prende atto’ dell’espulsione di quasi tutti gli attuali precari e
riproduce una massa di nuovi precari che dovranno aspettare anche diciassette
anni prima della stabilizzazione di una piccola parte di loro.
a. Silenzio sulla responsabilità dei propri rettori nella CRUI
La CRUI ha approvato all’unanimità un documento (v. punto 1.a) che richiede una
‘soluzione’ del precariato persino peggiore di quella prevista dalla legge in
discussione. In quali Atenei i professori hanno pubblicamente contestato al
proprio rettore la posizione assunta?
b. Silenzio sulla responsabilità dei componenti del CUN
In una Nota del Presidente del CUN (v. al punto 3) si chiede di peggiorare la legge
sul precariato in discussione. C’è stato qualche componente del CUN che abbia
preso pubblicamente le distanze dalla Nota? C’è stato qualche professore che
abbia pubblicamente contestato al suo eletto la posizione assunta?
Nota. Il testo approvato alla Camera è stato fortemente criticato (“inaccettabile”)
da otto Associazioni universitarie, la cui audizione è cominciata nella
Commissione Istruzione del Senato. V. documento unitario.
3. I professori nemici della propria Università?
“Sulle questioni universitarie il «nemico» non è il parlamento o i partiti ma esso
sta all’interno stesso dell’università. È costituito da un corpo accademico in larga
misura conservatore, pigro, ancorato ai propri piccoli privilegi categoriali.”
Questo si scriveva sul Manifesto del 10 settembre 1986, 35 anni fa! Cosa è
cambiato nel frattempo? (v. l’intervento a pag. 2 di “Università Democratica” n. 25
Settembre 1986).
4. Un interessante intervento sulle tre normaliste
Si segnala l’intervento di Anna Mallamo (“Merito” ed “eccellenza” etichette
retoriche o strumenti di equità) sulla Gazzetta del Sud.
Anna Mallamo, tra l’altro, scrive: “Virginia Magnaghi, Valeria Spacciante e Virginia
Grossi hanno diviso in tre parti uguali il loro fermo, nitido discorso, per il quale c’è
voluto un grande coraggio: hanno guardato negli occhi l’istituzione che aveva
appena dato loro la patente di “eccellenti” per puro “merito” e, pur riconoscendo
ed esprimendo gratitudine per la qualità della formazione ricevuta, ne hanno
denunciato la logica di fondo, la retorica dell’eccellenza e della meritocrazia
fondata sul modello neoliberale della produttività, della competitività sfrenata e
dell’individualismo che essa sottende.”