AVVIO DELLA PROCEDURA D’INTEGRAZIONE SALARIALE AVVIATA DA MESSINASERVIZI BENE COMUNE È ILLEGITTIMA?
IL sindaco De Luca ed il presidente della MSBC lo avevano detto chiaro e tondo: sarebbero stati costretti a licenziare e/o a mettere in cassa integrazione i lavoratori di Messinaservizi Bene Comune se fosse stata bocciata la delibera tari 2021 in quanto sarebbero venuti a mancare 6 milioni di euro ritenuti fondamentali per raggiungere gli obiettivi gestionali ed i livelli occupazionali.
Ed infatti a pochi minuti dalla terza bocciatura della Tari 2021 il presidente della Messinaservizi Bene comune inviava ai sindacati una comunicazione “al fine di attivare la procedura di consultazione sindacale come previsto dalla normativa vigente nei casi definiti dal decreto legge n. 41/2021 convertito in legge n. 69/2021. La durata massima prevista di utilizzo del FIS è di 28 settimane, da utilizzare all’occorrenza, secondo esigenze aziendali e per i dipendenti in organico assunti entro il 23 marzo 2021″.
Leggendo però la comunicazione di Messinaservizi scopriamo che la causa del ricorso al fondo di integrazione salariale (FIS) non è, come più volte dichiarato, la presunta mancanza di risorse economiche a seguito della bocciatura della tari 2021 ma “un’importante ed imprevedibile crisi imputabile ad eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, con conseguente ed inderogabile necessità di ridurre/sospendere l’attività lavorativa del personale previsto dalla normativa vigente, anche al fine di proteggere la salute di lavoratori e della cittadinanza, che diversamente potrebbe subire un grave pregiudizio”.
Ma a che gioco stiamo giocando? Come giudicherà l’INPS la richiesta?
La bocciatura della Tari2021 ha determinato realmente una grave ed imprevedibile crisi economica aziendale al punto che MSBC deve ricorrere all'integrazione salariale perché non è in grado di pagare gli stipendi, oppure si tratta dell’ennesima forzatura dell’amministrazione comunale e della dirigenza di Messinaservizi Bene comune che dichiara un improbabile rischio Covid (siamo in zona bianca ed i casi giornalieri a MESSINA città non sono da allarme) con lo scopo forse di coprire buchi gestionali con i soldi, a questo punto indebiti, del fondo d’integrazione?
Che l’azienda di gestione rifiuti cittadina sia in crisi è smentito del resto sia dalla stessa lettera inviata ai sindacati, nella quale si legge che “La società si impegna alla corresponsione anticipata del trattamento economico previsto dalla legge, con integrazione fino al raggiungimento del 100% della retribuzione e contestuale pagamento degli stipendi nel normale termine contrattuale” (un comportamento che difficilmente riuscirebbe a fare una società in crisi) sia dal diluvio di esternalizzazioni di servizi di vario tipo attuati in questi mesi da MSBC e che dovrebbero conseguenzialmente se non prioritariamente essere sospesi nel caso in cui l’azienda non fosse realmente in grado di pagare gli stipendi dei propri dipendenti.
Da considerare inoltre che, di fronte alla palese difficoltà dell'azienda di garantire un'adeguata pulizia e scerbatura di strade e piazze cittadine con gli attuali dipendenti, c'è il fondato rischio che la sospensione di 120 lavoratori a rotazione per 28 settimane possa esporre la città ad una inevitabile emergenza igienico-sanitaria.
Non ci resta che attendere gli sviluppi della situazione, ma se le nostre osservazioni dovessero essere corrette, temiamo che le forzature dell’amministrazione comunale e della dirigenza di MSBC in tale vicenda rischiano di fare sbattere l’azienda contro un “muro” con conseguenze economiche e gestionali imprevedibili, in piena estate ed in un settore nevralgico per la vita di una comunità.
per l’Osservatorio Urbano CUB Messina
F.to Vincenzo Bertuccelli