Perché è ignoto il Milite Ignoto

di Giuseppe Restifo

Perché è ignoto il Milite Ignoto

Convocata d’urgenza la commissione Toponomastica messinese, un solo punto all’ordine del giorno: dedica di una via/piazza/parco/luogo o edificio pubblico al Milite Ignoto. La proposta perveniva dal delegato provinciale dell’Istituto nazionale per la guardia d’onore alle reali tombe del Pantheon.

Già questo regio richiamo rievocativo mi metteva in uno stato d’animo incline alla bocciatura. Ma non c’eravamo liberati della real dinastia savojarda nel 1946? E bene avevano fatto i nostri predecessori a bocciarla, visto che aveva facilitato la marcia fascista su Roma, controfirmato le leggi razziali e, al momento culminante del finale travolgente della seconda guerra mondiale, l’8 settembre del 1943, era scappata.

“Ma che c’entra?” obiettano gli altri membri della commissione: questa è una delle iniziative di commemorazione del “100° Anniversario della Traslazione del Milite Ignoto”. Sì, il centesimo anniversario, perché il Milite Ignoto non nacque nel 1918, alla fine della prima guerra mondiale, ma fu decretato per legge nel 1921 dal Parlamento del Regno d’Italia, con a capo sempre lo stesso Vittorio Emanuele III di Savoja, quello che nel ’43 scapperà.

Ma perché il Milite Ignoto è ignoto? In quel mancato riconoscimento delle generalità di uno dei 651.000 morti al fronte, c’è tutta la storia del rapporto fra alti comandi militari, aristocratici savojardi, pescecani di guerra e fanti e soldati. Questi erano carne da macello: non lo dico per riecheggiare fraseologie socialiste o anarchiche del tempo, ma perché basta guardare le strategie del generale Cadorna e subito ci si rende conto che erano carne da macello. Lo evidenzia la famosa definizione di quella guerra data da papa Benedetto XV nel 1917: una “inutile strage”.

Mentre dal Vaticano partiva questa “Nota”, nelle trincee a battersi contro la guerra c’erano i socialisti, e fra loro il messinese Umberto Fiore, che sempre nel 1917 fu condannato al processo di Pradamano. Condanna singolare: non il carcere, o al limite la fucilazione, ma il rinvio in trincea. Quelle sensibilità – cattolica e marxista – dovranno aspettare il 1948 per essere parte integrante della Costituzione, che al suo articolo 11 “ripudia la guerra”.

Al momento del voto in commissione Toponomastica ho perso 4 a 1; gli altri membri avevano già individuato una rotonda in fondo a viale Europa, dove di recente è stata disinnescata una bomba inesplosa nel bombardamento di Messina nel ’43, quindi al posto giusto, secondo il consigliere comunale relatore. A nulla è valso proporre come mediazione di aggiungere alla denominazione di “Monumento ai caduti” già esistente, anche “e al Milite Ignoto”. Poi in realtà tutti abbiamo dimenticato che qualcosa era già dedicata al Milite Ignoto a Messina: all’interno del tempio di Cristo Re, al centro della cripta è collocato un sarcofago di marmo sul quale giace la figura di un soldato, un Milite Ignoto, opera dello scultore messinese Antonio Bonfiglio. Non saprei dire se è un cenotafio; dovrei chiedere di scoperchiare l’arca per verificare, evitando di calpestare i fasci impressi nel marmo dai due lati.

Nel frattempo, in sinergia con le forze armate, il Comune di Messina predisponeva una corsa a staffetta, h24, da parte di personale militare, dal monumento dedicato alla batteria Masotto al piazzale dei “Cannoni Borbonici” in via Consolare Pompea. Savoja o Borboni, purché regni il reame.

Martedì 2 novembre, alle 9.30, al “Tempio Votivo di Cristo Re”, si terrà, alla presenza del sindaco Cateno De Luca e dell’assessore ai Rapporti con le Forze Armate, la cerimonia di commemorazione in onore dei caduti. All’evento, officiato dall’arcivescovo mons. Giovanni Accolla, prenderanno parte autorità militari e civili.

“A conclusione della Santa Messa – così recita un comunicato dell’amministrazione comunale - sarà conferita al Sacrario Militare di Cristo Re la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto, nell’ambito delle celebrazioni del 100° anniversario della traslazione della salma del Milite Ignoto presso il sacello dell’Altare della Patria”. Si può immaginare qualcosa di più retorico e patriottardo?