“Scandali” e sistema dei concorsi “pilotati”
L’ANDU non ha mai cavalcato gli “scandali” concorsuali, anzi si è fermamente opposta alla sola idea di commissariare l’Università di Catania e quella per Stranieri di Perugia. Gli “scandali” vanno considerati con preoccupazione perché sono il segno che l’autonomia dell’Università è diffusamente intesa, nel caso dei concorsi, come autonomia del singolo professore di decidere sulla formazione, il reclutamento e la carriera dei giovani docenti/ricercatori. Ed è questo sistema di potere baronale che andrebbe smantellato, senza poi scandalizzarsi quando questo stesso sistema è oggetto dell’attenzione della magistratura amministrativa e/o ordinaria.
Bisognerebbe smettere di negare l’evidenza e di mascherare la difesa dell’autonomia del singolo (la cooptazione personale), con la difesa della finta autonomia degli Atenei. L’autonomia – quella vera – è inesistente da anni (ANVUR, rettore/padrone, etc.). L’autonomia degli Atenei, o meglio quella didattica e di ricerca dei singoli docenti che ne fanno parte, si può avere solo nell’ambito dell’autonomia dell’intero Sistema universitario e quindi anche costituendo un valido e democratico Organo di rappresentanza e di coordinamento, che tolga alla CRUI il suo ruolo improprio, arbitrario e dannoso svolto da troppi decenni.
== Galli e il Ministro
A descrivere come realmente funziona in larga misura il sistema concorsuale in Italia è anche Massimo Galli, che ha affermato: “Potrei citare casi infiniti di persone la cui carriera è stata pilotata e il cui nome compare in lavori che non hanno nemmeno letto” (sul Quotidiano Nazionale del 7 ottobre).
Ma è lo stesso Ministro a riconoscere che “esistono una serie di regole che però ancora non riescono a eliminare dai concorsi opacità e scelte personali né a darci la spinta ad aprire gli atenei all’esterno per selezionare i candidati migliori”. E sempre Ministro ha aggiunto: “Sarebbe il momento di cambiare ma si tratta di un tema complesso. Va affrontato non solo dal ministero ma anche attraverso il coinvolgimento della politica, della magistratura (sic!) e di tanti esponenti della società allargata (?)” (sulla Stampa del’8 ottobre 2021)
Coerentemente e certamente ora, senza attendere i prossimi “scandali”, il Ministro presenterà un emendamento per escludere il membro interno dalle commissioni in modo da “eliminare dai concorsi opacità e scelte personali”. E lo stesso Ministro certamente migliorerà il testo approvato alla Camera, prevedendo che il sorteggio dei commissari avvenga tra tutti i professori, senza alcun filtro e distinzione di fascia, prevedendo anche che nelle commissioni non vi sia più di un componente dello stesso Ateneo, prevedendo infine una graduatoria dei vincitori che, a scalare, potranno scegliere la sede tra quelle che hanno bandito i posti. E ancora il Ministro potrebbe prevedere anche il sorteggio di un professore appartenente al settore interessato dal bando (sempre escludendo i professori dell’Ateneo) per assicurare la presenza di una competenza specifica.
Speriamo che, al contrario, non si voglia, oltre che mantenere il membro interno, introdurre norme che evitino, o rendano più difficoltosi, gli interventi della magistratura, introducendo così una sorta di impunità di fatto.