Disertare

Ci sono due popoli che non vogliono la guerra e si chiedono: per chi e per cosa la guerra? Ci sono due popoli che – in un modo o nell’altro – sono colpiti e danneggiati dalla guerra. Allora l’unica cosa che resta da fare è: disertare.

Per poter disertare bene, però, a monte ci deve essere una rottura potente: abbandonare, e per sempre, l’idea che la guerra possa essere una soluzione. I poveri della Terra, anche quelli delle super-potenze, non sono mai vincitori. La guerra, la pagano sempre loro, siano in divisa e soprattutto siano civili.

Questo hanno insegnato gli ultimi cento anni della storia mondiale e questo vediamo, e vedremo, anche nell’attuale guerra. Allora bisogna disertare.

L’idea della diserzione è emersa di recente nel conflitto in atto, in forme assolutamente distorte. Un parlamentare europeo proveniente dalla Polonia e un’autorità ucraina hanno rivolto un invito ai militari russi ad abbandonare la “causa”. Si promette un milione di euro all’aviere russo che si consegna insieme al suo aereo; il deputato europeo promette un bonus e lavoro per tre anni (persino in questo caso precario quindi). Ma nessuno dice all’aviere o al carrista russo di disertare distruggendo contemporaneamente le armi.

Perché forse questo è il punto dirimente. Nei giorni scorsi, nel pieno infuriare della guerra, abbiamo messo in prima pagina la mostra di armi italiane in Arabia Saudita che si svolgeva contemporaneamente. La macchina del complesso militar-industriale non si ferma mai, anzi… il conflitto armato fa crescere le quotazioni in borsa.

Allora, di fronte alla chiamata all’arruolamento, deve tornare la domanda: per chi e per cosa mi si chiede di uccidere e di essere ucciso? La risposta è: diserto!

Poi, una piccola puntualizzazione sulla differenze fra patriottismo e nazionalismo. Le abbiamo imparate bene noi italiani nella seconda guerra mondiale, ma si vedono anche sul campo in Ucraina. È passata quasi in sordina la notizia delle difficoltà quando non del respingimento alla frontiera fra Ucraina e Polonia – da parte di entrambe le polizie – dei residenti in Ucraina ma non ucraini. Eppure è un segnale inequivocabile della differenza fra patriottismo e nazionalismo. Torna ancora una volta la domanda: combatto, ma per chi e per che cosa? E se le risposte non sono convincenti allora: diserto. E scrivo su un muro: non mi avrete!