Le incaute armi

Se ne parla troppo: armi da tutte le parti. Ma forse se ne dovrebbe parlare con più cautela, con più prudenza. Perché a furia di parlarne, le armi potrebbero balenare nelle teste come cosa normale.

L’Italia ha conosciuto una stagione delle armi nella sua vita interna. Una stagione sanguinosa, con protagonisti i neo-fascisti e le brigate rosse, più tanti altri gruppuscoli a fare da comprimari. In alcuni cortei e in diverse foto di gruppo si trovava spesso qualcuno che faceva assumere alla mano la forma della pistola P38, l’arma famigerata della stagione del tempo del terrorismo. Chi ha dimenticato quella stagione e oggi blatera con faciloneria di armi a destra e a manca, non rende un buon servizio al Paese.

Occorre cautela: con le armi non si scherza. Ci può essere sempre qualche esaltato che ti prende sul serio e pensa di uscire dai problemi militarmente. Come nel caso del “rivoluzionario” veneto morto nel Donbass non molto tempo fa. La consuetudine con le armi lo aveva portato a impugnarle nella qualità di filo-russo; è morto e non potremo più chiedergli a quanti aveva tolto la vita prima di crepare.

L’Italia si avvia verso una stagione molto difficile dal punto di vista sociale. Dopo il disastro della pandemia, adesso stanno già arrivando i contraccolpi della guerra. Per come si osserva la postura del governo, il peso dell’inflazione, del caro-vita, della disoccupazione e della miseria tenderà a scaricarsi verso il basso. Situazione ideale per chi vorrà strumentalizzare il disagio e la sofferenza; la fascista Le Pen in Francia lo ha già fatto, controbilanciata dall’affermazione democratica di Melenchon e di “France insoumise”. Ma in Italia quale scenario si potrebbe aprire? A primavera del 2023 si vota per il rinnovo del Parlamento e ci si potrebbe arrivare con una situazione drammatica.

Già una volta nella storia italiana c’è stato chi ha pensato alle armi come risoluzione del conflitto (sociale). Orridi richiami alla Resistenza, “tradita” secondo una certa interpretazione criminale, stravolto capovolgimento della Costituzione: non ci è stato fatto mancare niente nell’aspra stagione del terrorismo, persino pietà sembrava morta.

Le armi hanno spesso la tendenza a finire nelle mani peggiori. Lo ha spiegato una volta il magistrato Nicola Gratteri, parlando del grande mercato nero dell’Est europeo, poi non lo ha spiegato più, perché è stato oscurato. Non è difficile pensare che nei luoghi dove si accumulano materiali bellici in grandi quantità sia abbastanza facile approvvigionarsi, e anche a buon mercato. Lui lo prevedeva per la ‘ndrangheta.