Vara ed eventi concertistici pericolo per la salute pubblica
di Citto Saija -
Nel lassismo generalizzato del governo dei peggiori, stiamo assistendo all’espandersi della pandemia, sacrificando una media di cento persone al giorno sull’altare draghiano del dio denaro e dei mercati.
Mentre pochi potenti, come ha affermato papa Francesco, mandano i giovani europei (ucraini e russi) a morire per una guerra inutile e folle, mentre il covid infetta l’intera Europa e il mondo, sembra che gli organizzatori di “eventi” e di feste vogliano darsi alla pazza gioia per qualche ora di goduria in assembramenti festaioli alla faccia di chi muore o soffre negli ospedali che, fra l’altro, continuano a funzionare male, nonostante il Piano Pnrr che il governo non segue perché impegnato a spedire armi o perché finge di cercare i rifornimenti di gas per il prossimo inverno, praticando la cosiddetta economia di guerra. Sì, perché il nostro governo, nonostante l’art. 11 della Costituzione che nessuno tutela, sta partecipando alla guerra in Europa.
Ed allora mi chiedo, perché a Messina si continuano ad organizzare concertini e assembramenti e la festa della Vara che certamente non è una normale processione in cui sia possibile mantenere dei distanziamenti?
Sul quotidiano cittadino “Gazzetta del sud” del 10 luglio, il direttore di Medicina d’Urgenza del Policlinico universitario dr. Antonio Versace, che è anche “Coordinatore Covid”, ha dichiarato di aspettarsi delle impennate del covid “dopo i grandi eventi, inclusa la Vara del 15 agosto”.
Subito dopo il terremoto e durante la seconda guerra mondiale, la Vara è stata purtroppo sospesa per la grande tragedia naturale e per la guerra mussoliniana.
Oggi c’è anche una guerra in Europa in cui tanta gente muore, ma a Messina in particolare la pandemia si sta espandendo in maniera esponenziale e tante persone sono morte e altre probabilmente moriranno.
Ed allora, come semplice cittadino mi chiedo perché il governo regionale, il sindaco che dovrebbe tutelare la salute dei cittadini (su questo punto il signor Cateno a suo tempo si scatenava), non decidono che in questo momento i grandi assembramenti e la Vara non possono aver luogo?
Ho apprezzato il parroco del piccolo villaggio di Briga marina che quest’anno ha deciso (credo d’accordo con la comunità) di non fare la processione del patrono San Paolo. Eppure si trattava di una piccola processione dove si potevano prevedere i distanziamenti e l’uso della mascherina!
Come dicevo, la Vara non è una normale processione. E’ una grande manifestazione religiosa e sacra che può coinvolgere (come spesso è successo) anche centomila persone. Tutti i cittadini sarebbero a rischio di infettarsi. Pensiamo anche ai tantissimi tiratori accavallati l’uno sull’altro.
Qualsiasi persona di buon senso è capace di capire che quest’anno (come nei due anni precedenti) è assurdo pensare alla processione della Vara .
Non riesco a comprendere come la Curia arcivescovile, che dovrebbe avere a cuore non solo la salute spirituale ma anche quella corporale dei fedeli, possa accettare che quest’anno, in piena pandemia, sia possibile realizzare la sacra rappresentazione della Vara.
Sono convinto che la gran maggioranza dei fedeli credenti e dei devoti dell’Assunta non voglia, in questo momento particolare, la processione della Vara. Né penso che la Madonna voglia essere festeggiata mettendo a rischio la salute dei fedeli e dei cittadini.
Probabilmente la salute dei cittadini non interessa ai cosiddetti organizzatori di “eventi” né tanto meno a quelli che definisco gli “appassionati” (tradizionalisti che credono solo nel folkloristico e nella stantia “messinesità”) o a quelli che si riempiono la bocca nell’attesa dei cosiddetti “toristi”.
La Vara riguarda la fede e la religiosità popolare dei messinesi (ben vengano in tempi normali anche i turisti) , ma in questo momento della espansione della pandemia credo che la Madonna sia più contenta se i messinesi sceglieranno la tutela della salute dei concittadini.
Quando il famigerato virus cesserà di essere un pericolo per tutti, la Vara sarà ancora una bella festa senza mettere a rischio la salute e la vita delle persone.
Non mi resta che avere fiducia nel discernimento del pastore della diocesi.
Sinceramente non mi fido delle autorità sanitarie regionali e nazionali né tanto meno degli attuali politici locali che da alcuni anni fanno politica secondo il vecchio e obsoleto principio di “feste, farina e forca”.