Da Messina un ricordo di don Bettazzi

Da Messina un ricordo di don Bettazzi

di Citto Saija -
Negli ultimi concistori di papa Francesco ho sempre atteso la nomina di don Luigi Bettazzi a cardinale, sia pure onorifico data l’età.
E’ stato sempre un mio grande desiderio che non si è avverato. Ma certamente, per il Popolo di Dio che gli ha voluto bene Bettazzi sta tra i Beati e i Santi. Sono certo che un giorno lo sarà con una decisione ufficiale della Chiesa.
Forse la stessa curia vaticana di oggi, una parte dell’episcopato italiano e dello stesso collegio dei cardinali non avrebbero tollerato un cardinale centenario (sia pure non elettore) dalla mente lucidissima e modernissima come il vescovo Bettazzi.
Il pensiero profetico ed evangelico di don Bettazzi, morto all’età di 99 anni all’alba del 16 luglio, festività della Madonna del monte Carmelo, è vivo e continuerà a vivere fra tutti coloro che lo amarono e lo stimarono come uomo di Dio e come vescovo.
Perché un ricordo mio personale da Messina? Perché, sin dagli anni giovanili dell’università ed anche negli anni della maturità, il mio percorso di vita ecclesiale, sociale e politica ha incrociato la grande testimonianza cristiana e sociale di padre Luigi.
All’inizio degli anni ’60, negli anni più belli della vita, facevo parte della F.U.C.I. (Federazione universitaria cattolica italiana) che era il “ramo” universitario dell’Azione cattolica.
Assistente nazionale della Fuci era il mitico don Costa (poi diventato vescovo e assistente nazionale dell’Azione cattolica italiana). Vice assistenti nazionali erano don Agostino Ferrari Toniolo (che poi divenne arcivescovo di Perugia, padre conciliare e rappresentante della Santa sede presso la Fao), don Antonio Zama (poi vescovo ausiliare di Napoli e vescovo di Sorrento), don Vivaldo (poi vescovo di Massa marittima) e don Luigi Bettazzi che fu a Bologna vescovo ausiliare del famoso cardinale Lercaro (il vescovo dei poveri e padre conciliare) e quindi vescovo di Ivrea.
Un tempo di grande impegno, quello del Concilio Vaticano II, che vide tanti vescovi, sacerdoti e teologi ma anche tanti laici giovani e meno giovani impegnati per una riforma della Chiesa cattolica.
Proprio in quegli anni, giovanissimo studente universitario, ho conosciuto, come tante altre amiche e amici, don Luigi ancora giovane: nei congressi e convegni nazionali della Fuci, durante le bellissime settimane teologiche per noi studenti di allora presso l’abbazia di Camaldoli che ci portò anche a conoscere figure di grande rilievo culturale e spirituale tra i monaci eremiti camaldolesi, nei convegni regionali siciliani e forse anche in qualche visita di don Luigi ai circoli fucini “Contardo Ferrini” e “Camiola Turinga” di Messina.
Dopo quegli anni memorabili, ho sempre seguito fino ai giorni nostri, l’impegno pastorale, mai cessato, del vescovo Bettazzi.
Come non ricordare la partecipazione di don Luigi alla settimana teologica di Messina, promossa dall’Azione cattolica e fermamente voluta dall’arcivescovo padre Francesco Fasola? Ed ancora, in tempi recenti, la sua venuta a Messina presso la parrocchia di S. Luca, dove era parroco don Ettore Sentimentale, e quindi il suo incontro presso il seminario di Messina, anche se non ho partecipato perché fuori città.
In questo momento triste mi piace ricordare l’impegno di don Bettazzi nel Concilio e la sua persona dal perenne sorriso.
Fra i vescovi italiani era l’ultimo padre conciliare ancora in vita, dopo la morte, alcuni anni fa, dell’ex abate benedettino di San Paolo fuori le mura di Roma dom Giovanni Franzoni, non ancora riabilitato.
Sto leggendo in questi giorni il volumone del domenicano Yves Congar “Diario del Concilio 1960-1966“, uscito quest’anno in unico volume nelle edizioni San Paolo.
Congar ci ricorda che l’11 ottobre del 1963 (nella congregazione generale del Concilio) l’ausiliare di Bologna Bettazzi “Licet junior in episcopatu et italicus“ (benché giovane nell’episcopato italiano) prende la parola nella discussione sul corpo episcopale, esponendo con grande passione il “dossier Dossetti-Alberigo” sui poteri dei vescovi.
E ci ricorda ancora (a p. 429 del I volume) che un tal mons. Carli, sostenitore delle tesi della curia di allora, cerca di ribaltare “l’effetto del discorso dell’ausiliare di Bologna“. Il padre conciliare Carli sosteneva che il collegio episcopale doveva essere solo “ad nutum Romani Pontificis” (a discrezione del Romano Pontefice).
E sempre Congar, nel diario del 19 ottobre del 1965 (a p. 369 del II volume) ci fa sapere che Bettazzi, in Concilio “ha fatto propaganda per la canonizzazione di papa Roncalli.
Ma sappiamo anche, che proprio nell’ottobre del 1965, don Bettazzi citava il capolavoro di Antonio Rosmini sulle “Cinque piaghe della Santa Chiesa”, quando ancora l’opera rosminiana era nel cosiddetto Indice dei libri proibiti.
Vorrei anche ricordare che don Bettazzi fu il solo vescovo italiano a partecipare, il 16 novembre del 1965 (poco prima della chiusura del Concilio) alla famosa Eucaristia nelle catacombe di Domitilla a Roma e a sottoscrivere con circa altri quaranta vescovi soprattutto dell’America latina (fra i quali il brasiliano Helder Camara), il famoso “Patto delle catacombe“. Quella minoranza profetica di vescovi esortava tutto l’episcopato e anche il romano pontefice a vivere la povertà nella Chiesa. A vivere nel concreto della vita quotidiana la Chiesa dei poveri. Quei vescovi si impegnavano a vivere i valori della Chiesa delle origini, quella degli Atti degli Apostoli, rinunciando a vivere in sontuosi palazzi arcivescovili e vescovili e a non utilizzare auto di grossa cilindrata. Una prassi di vita che cerca anche oggi di condurre papa Francesco.
L’impegno pastorale di don Bettazzi è stato esemplare sui problemi della pace, della giustizia sociale e dei diritti civili,
Non possiamo non ricordare la sua presidenza del Movimento Pax Christi e la sua partecipazione, nel 1992, alla marcia pacifista in piena guerra a Sarajevo con “Beati i costruttori di pace”, don Tonino Bello e il messinese Antonio Mazzeo del Comitato per la pace e il disarmo unilaterale di Messina. E ancora i suoi impegni a difesa dell’obiezione di coscienza e per l’obiezione fiscale contro le spese militari. E anche negli ultimi giorni della sia vita terrena si è battuto contro l’invio delle armi in Ucraina.
Proprio quest’anno, nel febbraio scorso, all’età di 99 anni, don Bettazzi ha partecipato a Venegono, ad un convegno sulla pace oggi.
Al convegno ha partecipato il nostro Antonio Mazzeo con una relazione sulla “Nato e l’Europa”.
Il vescovo Bettazzi, in videoconferenza, ha fatto una lunga e acutissima relazione contro la Nato come strumento di guerra.
La giustizia sociale stava al centro della pastorale di don Luigi. Chi non ricorda il suo impegno contro il “profitto” capitalistico e la difesa degli operai della “Olivetti” di Ivrea e di altre aziende? E la sua lettera “politica” al segretario del PCI Enrico Berlinguer?
E ancora la sua disponibilità, insieme con il vescovo rosminiano don Clemente Riva e il vescovo Ablondi, ad offrirsi come ostaggio per la liberazione del presidente della DC Aldo Moro.
E infine il suo essere favorevole, in tempi più a noi vicini, al riconoscimento delle unioni civili e al riconoscimento delle coppie gay. Per Bettazzzi l’amore era uguale nelle coppie eterosessuali e in quelle omosessuali.
Oggi sarebbe molto utile discutere sulle sue idee sulla sinodalità nella Chiesa come Popolo di Dio in cammino, soprattutto dove la sinodalità stenta a salpare.
Mi auguro che nella nostra città si cominci a discutere sul grande lascito spirituale e “politico” del vescovo emerito di Ivrea don Luigi Bettazzi.
E termino queste riflessioni ricordando che in grandi città italiane (ricordo Napoli, Torino e Bari) si svolgevano ogni due anni i congressi nazionali della Fuci. Partecipava una moltitudine di studenti universitari cattolici e per le strade nei momenti liberi dagli impegni culturali e religiosi, noi ragazzi di allora cantavamo “Fucini resterem fino a cent’anni”. E con noi vi era anche il giovane prete don Bettazzi. Oggi, a quasi cento anni (li avrebbe compiuti nel prossimo novembre) il giovane fucino don Luigi ci ha lasciati.