Strage degli innocenti: novello Erode in Palestina

Strage degli innocenti: novello Erode in Palestina

di Citto Saija -

In un precedente articolo sostenevo che l’unica soluzione possibile e realistica in Medio Oriente, cioè nella striscia di Gaza, è la pace.

L’assenza del desiderio di pace e la politica nazionalista e di fatto “neonazista” del cosiddetto “Bibi” e del suo governo e dei suoi generali, ha ormai assunto l’evidente caratteristica di crimini contro l’umanità.

L’ultimo attacco al campo profughi di Jabalia, vicino Gaza City, con centinaia di morti sotto le macerie, è stato definito dall’Onu un crimine contro l’umanità.

L’azione militare dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza ha tutte le caratteristiche giuridiche di un genocidio e di una “soluzione finale” programmata dalle menti malate che in questo momento governano lo Stato di Israele.

All’ideologia violenta, militarista e nazionalista dell’ultradestra israeliana, si contrappone purtroppo l’uguale ideologia dell’organizzazione politica Hamas.

L’unica possibilità che potrebbero avere i palestinesi di costringere lo Stato di Israele ad una pace non armata, sarebbe quella di una lotta partigiana per la liberazione che si fondi sulla resistenza popolare nonviolenta.

In questo momento tragico dovrebbe essere la stessa autorità giudiziaria israeliana a bloccare e arrestare gli autori dell’immensa strage di Gaza. Tale autorità non dovrebbe permettere al dittatorello israeliano di parlare, come un dio Marte, di “tempo per la guerra”.

E’ possibile che né in Israele né nelle comunità ebraiche sparse nel mondo (compresa l’Italia), non vi sia stata alcuna voce collettiva, a parte poche minoranze e qualche personalità, contro l’assurda mattanza che uno Stato che si dice democratico sta compiendo contro innocenti palestinesi nella striscia di Gaza?

Non a caso uso il termine mattanza. La striscia somiglia oggi proprio alla “camera della morte” nella quale avveniva un tempo la mattanza dei tonni.

Chi parla di pace non viene ascoltato, a cominciare da papa Francesco e da tantissimi pacifisti che protestano in tutto il mondo.

L’incapace Europa si limita ipocritamente, con i propri insignificanti dirigenti politici, ad inviare a Gaza qualche carico di generi alimentari e di medicine.

Non esistono alternative alla pace. Per i palestinesi di Gaza, ma anche per quelli della Cisgiordania, gli attuali dirigenti politici israeliani stanno preparando una nuova Nakba (catastrofe) simile a quella del 1948.

Il cosiddetto “Bibi” somiglia sempre più ad un novello Erode, avendo già eliminato più di quattromila minori e bambini nella sola striscia di Gaza. Diverse generazioni di giovani che, essendo stati ridotti in cenere, non avranno discendenti.

Una nuova strage degli innocenti simile a quella raccontata nella Bibbia avvenuta ai tempi della nascita di Cristo.

In tanti pensiamo ad iniziative diverse rispetto a quelle del passato per promuovere una vera pace tra palestinesi e israeliani. Non sono più sufficienti i soliti cortei in cui vengono gridati slogan violenti che chiamano violenza come il sangue chiama sangue.

Agli atti di guerra e di violenza dovremmo rispondere con le parole Salam e Shalom che sono più pregnanti rispetto al nostro termine pace.

Forse una grande rivoluzione nonviolenta dei bambini potrebbe portare all’inizio di qualche risultato positivo. Sarebbe molto bella e forse risolutiva la scesa in campo di tutti i bambini del mondo con le loro madri.

Cosa potrebbe succedere se tutte le madri di Israele e della Cisgiordania e quelle dell’inferno di Gaza e quelle dell’Europa e di tutti i continenti scendessero in piazza con i propri bambini?

Probabilmente tutti i violenti, i militaristi, i mercanti d’armi, i guerrafondai, i maschilisti e i nazionalisti di ogni tipo verrebbero messi in crisi.

Forse potrebbe esplodere la pace che mi piace indicare plasticamente in quella scena che abbiamo vista in televisione, quando la donna ostaggio israeliana di 85 anni viene liberata e porge la mano al suo carnefice di Hamas e dal profondo della sua saggezza femminile gli augura la pace con il bel termine ebraico Shalom.

La donna israeliana della pace, come ci ricorda Pino Corrias in un bell’articolo pubblicato su “Il Fatto quotidiano” del 2 novembre, si chiama Yocheved Lifshitz.

Questa è utopia? Certamente, ma si tratta di utopia concreta.