IL PRIMATO DELL’UOMO

Liane Oey (L'Aia 1930 - L'Aia 2011) "Ritratto d'uomo con contrabasso" 1992 - olio su tela, cm 70 x 50

di Nino Gussio -

Bisognerebbe chiedersi se il terrorista francese di origine magrebina, che ha ucciso il turista tedesco sotto la torre Eiffel urlando Allah Akbar, non meriti, oltre la condanna, anche la nostra pietà. Da cosa nasce il fanatismo omicida dei terroristi? Probabilmente da una incapacità o impossibilità di vedere il bene, la pace oltre la dilagante violenza del potere statale e delle varie organizzazioni militari e così per reazione non resta l'odio, la vendetta se ti senti oscurato dalla potenza distruttiva e come per il proprio e per l'altrui annichilimento sacrifichi te stesso e l'ignara vittima invocando il tuo Dio che nella perdita di riferimento sociale è la sola ragione, il solo modo di essere che nessuno può toglierti.

Con molta probabilità si presume che chi sceglie l'atto criminale del terrorismo soffra di patologie comportamentali se non sa valutare il valore della vita propria e dell'ignaro malcapitato bersaglio che vuole distruggere. Nessuno di noi può sentirsi innocente rigettando il crimine terrorista come altro da sé. Esso nasce dal male che per egoismo, per indifferenza seminiamo per il mondo, nasce dalle ingiustizie, dalle violenze, dalle discriminazioni; attualmente è solo una minoranza che gode una relativa sicurezza economica ed è tutelata nei diritti e nella salute invece una disastrosa precarietà ambientale ed esistenziale è la quotidianità della maggioranza di noi umani.

Ma i leader degli stati sono preoccupati a elaborare strategie antagoniste facendo marcire inveterate questioni che non sanno o non vogliono risolvere, come il tragico contenzioso israelo-palestinese. Il terrorismo non si sconfigge con la repressione militare, rinasce sempre dalle sue ceneri, ma con un nuovo modo di governare il mondo, con quei valori che sono retoricamente predicati ma mai nella realtà praticati. Il terrorismo, al pari della guerra, deve essere trattato come una malattia letale che si cura prima con la prevenzione eliminando situazioni conflittuali, successivamente con la terapia della solidarietà universale, con il rispetto assoluto dei diritti e delle libertà per ogni popolo, per ogni persona.

Purtroppo si agisce solo secondo i particolarismi nazionali, di censo e di etnia e si tampona inutilmente il morbo con l'arbitrio del potere militare quando la politica non sa trovare vie di uscita. Basterebbe aver chiaro come caposaldo nelle varie relazioni tra stati che nessuna ideologia, nessuna religione, nessun opportunità politica ed economica possono prescindere dal primato dell'uomo.