Se ci si dimentica di essere popolo sovrano
Cancello d'ingresso di Auschwitz - foto nuovosoldo.com
di Nino Gussio -
Se il popolo italiano, secondo la costituzione, è sovrano non dovrebbe essere attorniato da cattivi consiglieri, né tantomeno dovrebbe avere cattivi ed infidi amministratori perché questo tipo di sovranità non si fonda sull'imperio della forza ma sulla solidarietà, sull'uguaglianza, sulla libertà, che hanno come collante la pace e la fraterna vicinanza con gli altri popoli. Le caratteristiche necessarie per i funzionari che devono gestire i beni, la dignità della regalità popolare sono onestà, dedizione, lungimiranza e trasparenza di intenti affinché nessun bisogno, nessuna prerogativa siano esclusi. Ma in questa fase della nostra democrazia il popolo sovrano sembra disinteressato al suo ruolo, sembra un re travicello intento a galleggiare nel mare della indifferenza. Risulta così una contorta democrazia preda di tanti e contrastanti appetiti, di parvenu ministeriali e non che rifacendosi a vecchi cascami politici di un indecoroso passato erodono, stravolgono il dettato costituzionale per ritagliarsi una posizione di potere e di parte gestendo questioni nazionali e internazionali con il cinismo degli autocrati. La reazione contro questi disegni sembra ancora flebile o non abbastanza incisiva. Sì assiste però a polemiche fuorvianti da parte di coloro che vogliono difendere le proprie posizioni senza proporre soluzioni. Così le vesti istituzionali del popolo sovrano mostrano lacerazioni e la democrazia rischia di morire se non si reagisce al degrado.