Trasferta reggina del Circolo Pickwick

Trasferta reggina del Circolo Pickwick

di Renato Ciraolo -

L’impunità è un privilegio inconcepibile nel nostro ordinamento giuridico, e tuttavia si trova chi può usufruirne come di attestato elitario di un potere tutelato.

Se accade per un mancato controllo di legalità, come nella controversia giudiziale sull’utilizzo del marciapiede di piazza Lo Sardo per le bancarelle dei libri recuperati, l’impunità conseguita inficia l’idea stessa di giustizia.

Nella vicenda ormai paradigmatica del circolo Pickwick, acutizzatasi con l’oltraggio a un pacifico convegno culturale di domenica 31 ottobre 2021, l’amministrazione del sindaco Cateno De Luca, in evidente crisi di identità nel confronto con la prassi nonviolenta dei lettori pickwickiani, è degenerata nelle pratiche intimidatorie del pedinamento, della gogna mediatica, dell’interruzione punitiva di servizi necessari, delle denunce all’uopo confezionate.

Tanta prepotenza istituzionale, esibita con protervia pedagogica contro due frequentatori delle bancarelle, rei di flagrante esercizio di diritti garantiti, non diversamente dal resto dei lettori, sa di essere al sicuro dal giudizio etico-politico dei messinesi, esausti come sono dalla problematica quotidianità e rassegnati all’arroganza come di fronte all’ineluttabile, e di non doversi preoccupare d’attirare l’attenzione della magistratura, che, concentrata com’è nell’epica lotta ai grandi crimini, si guarda bene dal farsi irretire in baruffe paesane.

Quindi, considerato il peso politico e sociale delle persone indiziabili di reato, dall’ex sindaco Cateno De Luca, agli ex dirigenti di Messina Servizi, fino al comandante dei vigili urbani, Giovanni Giardina, e non sottovalutando l’efficienza protettiva della rete di affinità elettive, si è deciso di investire il Tribunale di Reggio Calabria dei fatti documentati nel video “avocazione. pickwick” postato su You Tube.

Emigrare per trovare udienza ad un bisogno esistenziale di giustizia è una dichiarazione di sfiducia nella capacità della società messinese di riconoscere e far prevalere i valori della convivenza, che, se pur causa rammarico e sconforto, apre al tentativo di mettere al bando dai tribunali l’impunità.