Preservare la bellezza e l’identità dello Stretto

Sostine Cannata "Sud" - acquarelli e china su carta, cm 20 x 15

di Pina Gemellaro -

Non potevo non accogliere l'invito dell’amica e collega Cettina Lupoi, con la quale ho condiviso anni di insegnamento nella stessa scuola, perché da sempre sono impegnata nella tutela dello Stretto e nella valorizzazione del territorio. Insegno da circa 40 anni e tra qualche anno andrò in quiescenza. La mia carriera scolastica è incominciata a Fagagna, in provincia di Udine, avevo appena 22 anni e prima di allora non mi ero mai allontanata dalla mia città, se non per qualche giorno di vacanza con i miei genitori. Udine mi ha insegnato la determinazione di chi se la deve cavare da sola e mi ha rivelato il mio amore profondo per la mia famiglia, per mia madre in particolare, di cui mi mancava il profumo dei suoi abbracci e l'amore del suo sguardo quando mi guardava ammirata e compiaciuta. Ma inaspettatamente, giorno dopo giorno, Udine mi ha fatto anche scoprire il mio profondo legame con la mia città di origine, di cui avvertivo una grande nostalgia. Mi mancavano l'odore e l'azzurro del mare, le passeggiate sul viale, il gelato di De Luca, la torta alla ricotta di Petrella, insomma, non c'era cosa, esperienza o piatto che non facesse scaturire un confronto tra Udine e Messina, che si concludeva sempre a vantaggio della messinesità radicata nel mio essere, di cui fino a quel momento non avevo alcuna consapevolezza. Mi bastava avvertire per strada o sull'autobus un accento meridionale per sentirmi incoraggiata a rivolgere la parola a gente sconosciuta come se fossero miei vecchi amici. Mi sembravano tutti siciliani! Un giorno, sul pullman per Fagagna, con una signora di Messina, impiegata alle poste, abbiamo parlato così tanto che non ci siamo rese conto di essere arrivate al capolinea, ben oltre le fermate in cui saremmo dovute scendere. Ci sentiamo ancora per le feste comandate, lei è rimasta al Nord, io no, non ce l'ho fatta e sono voluta tornare. Per me è stato facile, per mio marito no, per lui tante cose sono cambiate dal punto di vista la lavorativo. Continuava a dirmi: “vedrai che in vecchiaia torneremo al nord per inseguire i nostri ragazzi”. Ancora non so se la sua profezia si avvererà. Siamo si invecchiati ma lavoriamo e viviamo a Messina, c'è da dire, però, che i miei due figli vivono e lavorano al Nord come il 30% dei nostri giovani. Siamo genitori a distanza e forse tra qualche anno, se non vorremo anche fare i nonni a distanza, saremo costretti a rifare le valigie e tornare al nord. Ogni tanto, ragionando con i miei figli del loro futuro, cerco di capire quali siano le loro intenzioni e finora nessuno dei due ha mai manifestato il desiderio di tornare nella città dello Stretto, di cui invece continuano a evidenziare gli aspetti negativi e tutte le volte mi fanno l'elenco dei loro amici, che alla fine, nonostante avessero provato a costruire il loro futuro a Messina, hanno mollato e si sono trasferiti altrove. Tutte le mie amiche hanno almeno un figlio che vive al Nord o fuori Italia, alcune anche tutti ed è molto triste vedere la città perdere i suoi giovani, il suo futuro. Siamo tutti colpevoli, nessuno escluso di non essere riusciti a rendere la nostra città vivibile, attrattiva e accogliente, lasciando la sua gestione nelle mani di un gruppo di famiglie privilegiate che hanno sempre sfruttato il territorio per tutelare i loro interessi, per fare affermare gli amici degli amici, a prescindere dai meriti. Qualcuno non a caso ha parlato di "verminaio”, perché a Messina il feudalesimo non è mai tramontato. Non posso dire che le cose al nord funzionino alla perfezione, ma funzionano e quando sento le loro lamentele, legittime, mi viene da ridere pensando ai disagi che noi viviamo quotidianamente.

Ma si sa la nostra atavica rassegnazione ci contraddistingue e adesso vogliono spacciare un'opera faraonica, inutile e devastante, per l'opera del secolo che porterà sviluppo, ricchezza e lavoro. Parliamo di un disastro annunciato, da cui non si torna indietro. Rischiamo di essere travolti da una incompiuta che lascerà solo devastazione. Non possiamo girarci dall'altro lato, qui dobbiamo difendere con le unghie e con i denti il futuro dei nostri figli e dei nostri alunni, da sempre ignorato per tutelare interessi particolari. Ma soprattutto non possiamo permettere che gli interessi di un gruppo ristretto di "vecchi privilegiati" prevalgano sugli interessi, i bisogni e le necessità della Comunità, soprattutto dei ragazzi messinesi che, da tempo stanchi e delusi dalle nostre scellerate scelte, hanno buttato la spugna e hanno preferito andare a vivere e studiare altrove. Preservare la bellezza e l'identità dello Stretto, almeno questo, noi che oltre a essere genitori siamo pure insegnanti, glielo dobbiamo!

Prof.ssa Pina Gemellaro