Solo la pace permanente è foriera di progresso

 

Sostine Cannata "Donna con fiori" - acquarelli su carta, cm 20 x 15

di Nino Gussio -

La pace non deve essere l'esito di una guerra e le sue condizioni sono dettate dalla potenza vincitrice che dopo le devastazioni impone anche i suoi diktat.

Pace è impedire che le guerre siano possibili, garantire giustizia e benessere ai popoli e operare per la fraternità universale.

Gli umani da sempre si riuniscono assieme, concertano e accettano le istituzioni obbedendo alle leggi per sentirsi tutelati e partecipi al bene comune di essere al mondo. I conflitti tra noi umani, se ci siamo evoluti da cavernicoli a esseri civili non hanno ragione d'essere se a imporli sono la politica e l'economia avvalendosi anche della potenza militare.

La violenza generata è un coagulo letale di tutte le efferatezze sperimentate nei secoli e la precarietà, nonostante gli attuali standard di sviluppo raggiunto, aumenta in modo esponenziale.
Ma vi sono dei conflitti utili e benefici consistenti nel superamento dei nostri limiti, nella liberazione dai pregiudizi e dagli egoismi e dai condizionamenti ancestrali della nostra natura.

Affrontando questo conflitto l'umanità diventa più consapevole nel collocarsi nel mondo e nel relazionarsi con tutti i viventi. Non possiamo essere nemici di noi stessi, non sopravviviamo con la rapina delle risorse della terra e del lavoro altrui; la terra che ci ospita e i nostri simili, se sono la nostra ragion d'essere, sono anche salvezza e progresso.

Progredire significa che le nostre mete sono pressoché infinite perché infinite sono le possibilità. Il progresso si arresta se ci facciamo irretire dagli odi, dalle futilità delle beghe degli interessi particolari che sono controproducenti alla umana completezza.