Messina. Frate Giuseppe una vita donata agli “ultimi” : “i poveri si amano non si strumentalizzano”

da sx Giuseppe Martino, Giuseppe Maggiore e Aldo Trifiletti - foto nuovosoldo.com

Un frate fra gli ultimi “senza mai giudicare e, anzi, per condividere”. Passo svelto ma non troppo, il saio che svolazza sotto i portici della stazione centrale di Messina, si ferma davanti a un gruppo di persone. Ascolta, sorride, dice qualcosa e riparte. È fra Giuseppe Maggiore (nella foto con il missionario Zanotelli), conosciuto come FraPè. Non c’è giorno, e qualche volta notte, che non sia in stazione o in giro per Messina tra coloro che la società considera uno scarto. E che altri, sottolinea, “considerano fonte di guadagno e trampolino di lancio per far carriera o accrescere la propria immagine”.

Fra Giuseppe è originario di San Fratello e ha scelto la vita francescana “per vivere da povero tra i poveri”, ama sottolineare. Ha vissuto un’esperienza missionaria nel Cammino di Santiago, dove ha fatto esperienza di strada tra senza tetto, pellegrini e artisti di strada, per poi recarsi per quasi tre anni in Marocco.

Dal Marocco e il Brasile a Favara

In questo Paese, con l’aiuto di giovani musulmani, fra Giuseppe è riuscito a creare un doposcuola per bambini di strada, interagendo con le scuole marocchine e instaurando un costante dialogo. Poi una breve esperienza in Brasile tra le favelas e quindi Favara, dove apre il convento ai migranti e ai senza fissa dimora, respingendo ogni finanziamento da parte di istituzioni statali ed ecclesiali. Per cinque anni ha accolto più di 700 persone, mettendosi “contro coloro che speculavano sulla pelle dei migranti. La conseguenza? Ho subito diverse minacce e atti intimidatori. Ma questo non mi ha impedito dal continuare a dare voce a chi non ce l’ha”, racconta.

Così non ha esitato a esprimere vicinanza ai musulmani al primo attentato a Charlie Hebdo, contro le generalizzazioni, scrivendo all’Imam della Moschea di Agrigento e proponendogli una marcia della pace. E il web non gli ha risparmiato insulti e minacce di morte, ad opera di frange di estrema destra.

Nel settembre del 2016, gli è stata proposta la candidatura come presidente del Consorzio per la legalità e lo sviluppo di Agrigento. Un incarico per la gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per i Comuni di Agrigento, Canicattì, Favara, Licata, Palma di Montechiaro e Siculiana. Ma ha preferito rifiutare “per fare un’esperienza di silenzio e solitudine alternando preghiera e lavoro”.

Dopo “La tenda di Abramo” il ruolo di cappellano alla stazione di Messina

Prima di andare via da Favara, il sindaco di allora gli consegnò l’attestato di benemerenza della città. “Il periodo favarese mi è rimasto nel cuore”, rivela. Tanti sono stati i quotidiani e le riviste cattoliche e nazionali che hanno parlato dell’esperienza di accoglienza favarese, “La tenda di Abramo”, compresi l’Osservatore RomanoRadio Vaticana e l’Avvenire.

Nel 2018 arriva a Messina, al santuario di Lourdes, e subito si mette in strada tra i poveri, studiando il territorio e cercando di diventare un punto di riferimento. E l’arcivescovo Accolla e il vescovo ausiliare Di Pietro gli propongono di fare il cappellano della stazione centrale. Collabora con la Polfer, la polizia ferroviaria, e con le altre forze dell’ordine, “contribuendo a rendere la stazione un luogo più sicuro”.

L’aiuto ai poveri

Fra Giuseppe diventa amico delle persone ai margini. A lui raccontano tutto, li ascolta, li aiuta: “Per me sono fratelli. In loro vedo il volto di Cristo, tanto da pregare con loro la novena di Natale e la Via Crucis in Quaresima, coinvolgendo varie realtà ecclesiali”. Tanti i giovani e i gruppi che accompagnano il frate francescano ogni sera in stazione e in vari luoghi della città. “Grazie alla provvidenza riesco ad aiutare diverse famiglie che vivono la povertà in maniera dignitosa e nascosta”, spiega.

Collabora con le politiche sociali e con gli assistenti sociali del Comune di Messina. Sua l’idea dell’insegna di Fratelli tutti, il dormitorio comunale. Sono tantissimi i gruppi scout e gl alunni delle scuole messinesi che fra Giuseppe ha accompagnato all’ex Casa di Vincenzo.

“Distanza dai vertici di Messina Social City”

Non esita a dirci che non sempre approva come la Messina Social City opera. “L’azienda – secondo Fra Giuseppe – è un’ottima intuizione ma ci vorrebbe un altro approccio nella direzione, un’altra preparazione, così non va”. Il frate preferisce non soffermarsi ma è evidente dalle sue parole che non condivide l’impostazione dei vertici della società. Non rilascia dichiarazioni sulla polemica dei pasti dati ai senza tetto alla viglia di Natale, né sulla replica della società.  Accenna a un dissenso ma non intende andare oltre.

Sottolinea il frate: “Leggo spesso cose che non sempre corrispondono a verità e guardo ciò che pubblicano. Non bastano i comunicati o i video a dimostrare che tutto va bene. A me viene detto altro e mi rendo conto che è un mondo che non mi appartiene. Non ho finanziamenti, non li ho mai cercati, non ho mai pensato alla carriera. Caso mai cercherei di spendere bene i finanziamenti, soprattutto per il cibo, dato che a me piace mangiare bene. Caso mai decidessi di fare la dieta, so a chi rivolgermi”, aggiunge ridendo il francescano.

Conclude Fra Giuseppe: “Sono contento della vita che conduco. Al denaro preferisco il Paradiso. Creo relazioni alla pari, perché l’altro non è ultimo ma unico, e non è fonte di guadagno ma fonte di salvezza. Come diceva Gesù, “qualunque cosa avete fatto ad uno di questi miei piccoli l’avete fatto a me”.

(Fonte www.tempostretto.it – Marco Olivieri)