DUE QUISQUILIE MESSINESI

DUE QUISQUILIE MESSINESI

di Giuseppe Rando -

  1. Come sanno quei quattro gatti dei miei amici, non ho mai avuto simpatia per i CinqueStelle (troppa improvvisazione, troppa ambiguità ideologica, troppa approssimazione, troppo populismo, troppo facilismo, troppo antieuropeismo, troppo antiamericanismo, troppo filoputinismo, troppo pacifismo peloso, per una forza politica che voglia dirsi “di sinistra”), ma devo prendere atto: ci sono, si collocano a sinistra e vincono se si uniscono al PD, com’è avvenuto, stanotte(!) in Sardegna.

E, d’altra parte, tutto questo conferma la modesta, ma chiara, tesi politica di un provinciale, come me, che è sempre vissuto lontano dai centri di potere nazionali e internazionali, dai grandi giornali e dalla televisione, nonché da ogni potere tout court. Vale forse la pena di rileggere:

«Perché la democrazia vinca, occorre l'unione di tutte le forze di sinistra contro la destra-destra che ci (s)governa: non più le narcisistiche scissioni di chi si sente più puro degli altri e fonda un nuovo partito, smembrando la Sinistra e continuando ad agevolare la Destra (ultimo della serie, il già grande giornalista Santoro).

Le intenzioni governative di fare dell'Italia una democratura (alla Orban e alla Putin) sono chiarissime, fondatissime e impressionanti».

  1. II) Ho letto gli interventi della Rettrice Spatari e del professore Silvestri, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina e, da professore ordinario di Letteratura Italiana partito dalle barche del Faro (e non dai salotti della borghesia accademica, né dalle anticamere della politica), amaramente consapevole delle mille falle del sistema, per averne a lungo patito gli effetti, e del tutto immune da ogni forma di baronismo (non ho portato in cattedra né figlie/i né servi/e né amanti e pare abbia prodotto, per converso, saggi innovativi), ho fatto, in margine, questo breve commento, che spudoratamente riporto:

«Benissimo. Sono ammirato perché sento, per la prima volta, a conclusione di una lunga (grazie a Dio) e fruttuosa – devo dire – carriera, che due somme autorità accademiche della mia Università (cui ho dedicato l’impegno di una vita, incrementandone il prestigio in Italia e all’estero) avanzano proposte di rinnovamento all’insegna del merito e della trasparenza: gli stessi valori per cui io modestamente lotto, da molti lustri, su una trincea non particolarmente affollata. C'è da bene sperare».

Commento ironico di quel pirata di mio nonno che imitava la parlata di un suo collega calabrese: «Si non mi vanti tu, mi vantu ieu».