La guerra, gli dei e la tecnica

di Nino Gussio -

Le vecchie guerre combattute sui campi di battaglia erano sì espressioni di crudeltà e di insensatezza ma rimanevano nell'ambito delle passioni umane e i guerrieri coinvolgevano anche i loro dei essendo consapevoli che le forze della natura sono in perenne conflitto; la vita e la morte si fronteggiano affinché la natura faccia il suo corso.

Ora i campi di battaglia sono le nazioni intere, qualsiasi essere qualsiasi attività sono obiettivi bellici e la condizione della guerra si avvale della tecnologia più sofisticata ovvero il genio dell'uomo è asservito all'assassinio sistematico, fino ad arrivare alla soluzione finale mediante gli ordigni nucleari; la minaccia è reiterata, il pericolo latente... al posto dei guerrieri che avevano di fronte il nemico che poteva dare la morte o subirla, vi sono i tecnici della devastante violenza e ciò che uccide arriva con grande velocità ed efficienza e la morte spesso anticipa la consapevolezza, il terrore dell'annientamento.

Sembra tutto conseguenziale la tecnica, nuova divinità, ad un tempo migliora l'esistenza e con la stessa implacabile efficienza la distrugge.

Questa nostra alienazione produce disumanità, le persone, i popoli perdono identità e unicità e per volontà, per disegni a noi ignoti siamo soggetti precari dipendenti da un sistema economico-politico che ci programma a prescindere dalle nostre aspettative.