Precipitiamo

Precipitiamo

di Enrico Euli -

Il vertice europeo ha dunque fatto un altro passo verso la guerra in Europa: si devono preparare i cittadini a subire attacchi militari, attentati terroristici, allarmi sanguinari. La chiamano “risposta civile militare rafforzata”, con uno di quei begli eufemismi razionalizzanti e feroci in cui sono tanto esperti e tanto bravi per tentare di rassicurarci, per farci stare zitti e buoni a subire tutto sino all’ultimo, fatale, istante.

Solo un’escalation verbale di propaganda, da entrambe le parti? La crisi dei regimi politici è troppo grave per pensare solo a questo: per stare in piedi ormai – nella loro attuale debolezza di consenso e di crescita – tutti gli stati hanno assoluto bisogno della guerra. Come già accaduto nella storia, anche recente, non lo riconosceranno mai. Ovviamente, preferiscono riprendere a urlare che la minaccia – come in un passato inquietante che ritorna – arrivi da oriente. Ed, altrettanto ovviamente, fanno di tutto perché questa loro profezia si autoavveri.

Chiedo: se i vostri nemici decidessero di utilizzare gli utili dei soldi che vi hanno sequestrato nelle loro banche per produrre e far comprare ancora armi per farvi guerra, voi come la vedreste? E se vi combinassero un attentato nella vostra capitale, con più di cento morti ad un concerto, voi cosa fareste? E se proseguissero a consegnare decine di miliardi a un esercito nemico che sbanda e tentenna, ma che resiste proprio solo grazie a tutti questi aiuti contro di voi, voi come reagireste? E se vari capi di stato europei (Francia, Polonia, Paesi Baltici…) sembrassero non vedere l’ora di intervenire direttamente sul terreno pur di sconfiggervi, voi cosa ne pensereste? Non vi sentireste continuamente provocati a reagire? Non cerchereste alleanze con i vostri potenti vicini (India, Cina…) contro chi vi assedia?

Probabilmente si procederà così , ancora per un po’: minacce, fake news, attentati in franchising, bombe che spuntano qua e là, hackeraggi pilotati, improvvise espansioni della guerra in varie parti del globo, blocchi militari che si dividono e organizzano per potersi “difendere”, nuovi ingressi nella Nato (ad esempio, perché no?, della stessa Ucraina).

Cose già viste, continue manovre di ulteriore militarizzazione di quel che resta delle nostre società.

Ma il nostro destino appare segnato, al momento e per un po’, da una nuova guerra fredda che si fa permanente e che ammorberà le nostre vite. E, in una prospettiva non troppo remota, da una guerra spietata che ci brucerà col suo tremendo, insopportabile, invivibile calore.

Stiamo precipitando nell’abisso della catastrofe e dell’autodistruzione. Si attende solo il momento in cui la giusta scintilla (l’uccisione di un capo di stato? la distruzione di una città intera? un errore di valutazione? un bottone in mani maldestre?…) brillerà – ancora una volta – nel firmamento della storia, a giustificare i nuovi, ennesimi delitti dell’uomo contro l’umanità.