Palestina, Katz predica la morte come sistema

di Nino Gussio
L'intervista di Repubblica al ministro degli esteri israeliano Katz suscita malessere e una istintiva indignazione. Dalle sue parole traspare un'arroganza esibita per esprimere una volontà di imperio incondizionato sulla vita e sul futuro dei palestinesi. Viene la voglia di dire Israele uber alles ma non si deve dimenticare che le secolari persecuzioni e la strage del 7 ottobre costringono gli ebrei della diaspora e di Israele ad essere sempre allerta e a non fare sconti a nessuno sulla loro difesa e sulla loro identità.
Il mondo vuole che tra palestinesi e israeliani vi sia una pace equa e duratura e nel futuro vicinanza e solidarietà. Chi governa ora Israele pretende una pace a suo uso e consumo e poiché questa pace viene rifiutata dai palestinesi in quanto avvertita come umiliante e ingiusta, alla guerra in atto non si pongono limiti; paradossalmente la guerra è per difendere Israele distruggendo Hamas ma sono le vite degli inermi cittadini di Gaza a pagare il prezzo esoso di sangue affinché lo stato israeliano sia al sicuro.
Ma è tutto il Medioriente che ribolle di odio e di violenza. L'antagonista principale di Israele e degli USA è l'Iran a cui hanno addossato l'habitus del grande Satana e ovviamente con lui non si discute, ci si prepara per lo scontro finale, la guerra eccita e la pace è rifiutata perché non dà ragione a nessuno dei contendenti.
In questa situazione anche le parole sono terrorizzanti così Katz nell'intervista definisce le rappresaglie del suo esercito, quanto mai distruttive e insostenibili per i sopravvissuti di Gaza, come un lavoro da compiere e essendo ben fatto con atroce determinatezza le provvisorie 33.000 vittime sono come uno scarto, una limatura di ferro. Ancora i palestinesi sia della Cisgiordania che di Gaza sono ben vivi, non domi e non rassegnati, ad essi bisogna offrire diritti e autonomia degni per un popolo orgogliosamente resistente.
Non si può vivere di odio senza pace, senza un futuro desiderabile e questa esigenza vale per i due popoli che devono far sí che la vicinanza non inciti all'odio ma sia motivo di pacificazione nella prospettiva di una solidale fratellanza che oggi pare assurda e per alcuni perfino offensiva.