LA PALESTINA, HAMAS E LO STATO

LA PALESTINA, HAMAS E LO STATO

di Giovanni Tomasello -

Fin dagli anni ‘70 del secolo scorso (a mia memoria) ho sempre seguito sui mass media, quasi quotidianamente, le vicende del popolo palestinese oltraggiato, occupato, fatto a pezzi, da parte dello Stato d’Israele che si impadronì del proprio territorio, fin dalla sua costituzione nel lontano 1948. 

Storicamente gli ebrei sono sempre stati un popolo errante, fatti oggetto di persecuzioni che un bel giorno (per loro) trovarono la “terra promessa” che cercavano fin dai tempi biblici di Abramo, Isacco e Giacobbe, nella terra di Palestina usurpando e facendo proprio un territorio (attraverso feroci colonizzazioni) che non gli apparteneva e non gli appartiene.

Purtroppo, però, dopo la morte del grande condottiero Yasser Arafat che da solo riuscì a tenere unita una popolazione sotto l’egida dell’A.N.P. (Autorità Nazionale Palestinese, ora presieduta da Abu Mazen), la Palestina fu interessata da sommovimenti che portarono diversi anni fa alla costituzione di Hamas, un gruppo di guerriglieri che vedono solo nella soluzione conflittuale la risoluzione di anni di persecuzione e colonizzazione da parte di Israele. E l’attacco del 7 Ottobre 2023 è solo l’epilogo di un percorso i cui esiti sono piuttosto incerti per le sorti del popolo palestinese.

Personalmente considero l’attuale conflitto israelo-palestinese non l’ennesimo nell’arco dei 76 anni dall’occupazione ebraica, ma un punto di non ritorno che porterà o alla pulizia etnica di un popolo (palestinese) che certamente non merita tanto odio ed efferatezza, oppure alla nascita del tanto sperato Stato Palestinese per il quale si spesero condottieri del calibro di Arafat, e per la parte israeliana il capo del governo Yitzhak Rabin, insignito nel 1994 assieme ad Arafat, al Presidente israeliano Shimon Peres,  del Premio Nobel per la Pace, per aver portato avanti accordi storici con la leadership palestinese nell’ambito degli “Accordi di Oslo”.

Rabin, lo si ricorda anche, per aver firmato un trattato di pace con la Giordania nel 1994. Proprio questa sua incessante attività nel trovare una soluzione pacifica al conflitto, determinò il suo assassinio nel 1995.

Arafat, invece, si spese, purtroppo inutilmente, in un’opera di rappacificazione delle popolazioni dei territori occupati di Cisgiordania e della striscia di Gaza per garantire al popolo palestinese il riconoscimento del diritto a uno Stato proprio.

Oggi (2024), la Striscia di Gaza è interessata da una pulizia etnica che l’attuale governo israeliano (in particolare il leader Netanyahu) vuole assolutamente perseguire per giungere, secondo lui, alla soluzione definitiva.

Ma non è questa la strada. A mio parere l’Occidente del mondo, gli Stati Uniti d’America (al momento piuttosto tiepidi) e gli stati arabi moderati, dovrebbero tutti assieme garantire un processo di pace che porti alla soluzione dei due Stati, l’unica veramente in grado di porre fine a decenni di oltraggio e persecuzione a danno del territorio di Palestina. Come finirà, invece, già, purtroppo, lo sappiamo, la guerra avrà il sopravvento, favorita, anche, da regimi autoritari di destra che stanno sorgendo ovunque, non solo in Europa, e la Palestina rischia di essere cancellata dalla geografia storico-politica per far posto a Stati (come Israele) che si sta macchiando del genocidio di un popolo che voleva e vuole solo vivere in pace.