Jekyll-Hyde: l’ombra che sta dentro di noi

Jekyll-Hyde: l’ombra che sta dentro di noi

di Francesco Saija -

Dal 10 al 12 maggio è stato presentato, al Teatro “Vittorio Emanuele”, il terz’ultimo spettacolo del cartellone di prosa della stagione 2023-2024: l’opera teatrale “Il caso Jekyll”, per la regia di Sergio Rubini con lo stesso Rubini e Daniele Russo.

Rubini, oltre che regista è autore dell’adattamento teatrale ma anche interprete.

Prima di fare qualche riflessione critica sullo spettacolo andato in scena a Messina, mi piace accennare all’importanza che il binomio “Jekyll-Hyde” ha avuto nella storia dello spettacolo.

Tanti lavori teatrali e cinematografici si sono ispirati al “romanzo breve” dello scrittore britannico Robert Louis Stevenson, nato a Edimburgo nel 1850 e morto ad appena quarantaquattro anni nelle isole Samoa.

Si tratta dell’opera “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” nel quale viene affrontata la tematica dello sdoppiamento della personalità ma anche la ricerca dell’ombra che sta dentro di noi, delle nostre ambiguità e del bene e del male che stanno dentro ogni essere umano.

Un problema di fondo che riguarda l’intero genere umano e che quotidianamente ci interpella perché sempre attuale. Basti pensare allo sdoppiamento della personalità che riguarda, nella nostra contemporaneità, tanti signori della guerra, novelli “Jekyll-Hyde”. Politici ipocritamente doppi che a parole predicano la pace ma nella prassi quotidiana promuovono quel male assoluto che è la guerra. Sono i nuovi apprendisti stregoni.

Stevenson che fu soprattuttto autore di romanzi di avventure ( pensiamo al capolavoro “L’isola del tesoro” del 1883 ) , scriveva per i giovani ma parlava anche agli adulti .

Io stesso ho letto il romanzo con la storia di Jekyll-Hyde da ragazzo e una seconda volta negli anni della maturità e , lo scorso anno , per la terza volta in una recentissima edizione.

Il romanzo fu pubblicato nel 1886 dopo che lo stesso autore aveva letteralmente bruciato la prima versione.

Alla sua uscita , il romanzo di Stevenson non fu apprezzato dalla critica letteraria , ma ebbe un enorme successo di pubblico e nel mondo dello spettacolo.

Infat , già nel 1887 , l’opera ebbe un primo adattamento teatrale fatto da Thomas Russell Sullivan , con l’interpretazione dell’allora celebra attore Richard Mansfield .

Il cinematografo nascente se ne impadronì e si ispirù moltissimo al lavoro teatrale di Sullivan.

Non basterebbe un corposo volume per affrontare le opere cinematografiche che si ispirarono al romanzo sul cado del dottor Jekill e di mister Hyde.

Gli storici del cinema parlano di almeno settanta versioni cinematografiche a partire dal 1908 , durante il periodo del cinema muto per arrivare al cinema sonoro fino ai tempi nostri.

In Italia addirittura vi fu anche una riduzione televisiva diretta da Giorgio Albertazzi che ne fu anche protagonista insieme con Massimo Girotti nella parte dell’avvocato Utterson.

Mi limito solo a citare alcune fra le più importanti opere cinematografiche che trattano il problema dello sdoppiamento della personalità .

Il film muto americano “Dr. Jekyll and Mr. Hyde” del 1920 del regista Iohn S. Robertson , interpretato dal grande attore Iohn Barrymore . E sempre nel 1920 il film “Der Januskopf” ( la testa di Giano ) del grande maestro dell’espressionismo tedesco Wilhelm Murnau . Il film è andato perduto e fu la quinta prova cinematografica del regista tedesco.

Proprio all’alba del cinema sonoro , abbiamo il capolavoro “Il dottor Jekyll “ (1932 ) del regista Rouben Mamoulian con una grande interpretazione , nel ruolo di Jekyll , dell’attore Fredric March che ottenne l’Oscar come migliore attore.

E ancora nel 1941 , Victor Fleming portò sullo schermo un remake del film di Mamoulian , inserendo anche lui alcuni personaggi che non esistono nel racconto di Stevenson , come la fidanzata di Jekyll e la prostituta Ivy . Nel film di Flerming “Il dottor Jekyll e Mr: Hyde” , il protagonista è il grande Spencer Tracy mentre la prostituta è interpretata da Ingrid Bergman e la fidanzataq di Jekyll dalla sessualissima Lana Turner.

Nei due film vengono messe in evidenza le grandi ipocrisie del puritanesimo e dell’epoca vittoriana , utilizzando le intuizioni di Stevenson.

Tanti altri registi si occuparono del male oscuro che sta dentro l’ombra di persone considerate apparentemente buone : da Jean Renoir nel 1959 a Terence Fisher nel 1960 a Jerry Lewis nel 1963 per arrivare a David F. Price nel 1995.

Ma abbiamo anche Charles Lamon che nel 1953 presenta sul grande schermo un “Gianni e Pinotto contro il dottor Jekyll” e Steno ( Stefano Vanzina ) che nel 1979 presenta una parodia della storia di Stevenson coinvolgendo il buon Paolo Villaggio nel ruolo del dottor Jekyll

Ma torniamo al palcoscenico del “Vittorio Emanuele” e alla bellissima e completa opera teatrale proposta dal bravissimo Sergio Rubini.

Rubini , con il suo “Il caso Jekyll” , riesce a far vivere agli spettatori la Lindra nebbiosa e inquietante dell’epoca vittoriana e ad attualizzare il messaggio sempre presente contenuto nell’opera di Stevenson.

Se l’opera dello scrittore scozzese è stata ripresa con tanta forza sui palcoscenici teatrali e sugli schermi cinematografici è segno che il suo contenuto ha interessato e continua ad interessare gli esseri umani di ogni epoca.

Rubini che sulla scena è il dottor Lanyon , collega del dottor Jekyll e grande narratore , sta dentro lo spettacolo e ci conduce quasi per mano tra i meandri della psiche umana percorrendo i sentieri del bene e del male che stanno dentro di noi. Lo spettatore viene portato dentro l’azione scenica e viene coinvolto personalmente e costretto a confrontarsi con l’ombra che sta dentro di lui.

Osservando l’attenzione degli spettatori in platea ho potuto constatare , sia pure dall’esterno , il grande coinvolgimento di tutti e di ciascuno.

Bene quindi ha fatto Sergio Rubini a portare in teatro una problematica certamente di grande attualità.

L’avvocato Utterson , si preoccupa e non è tranquillo perché si accorge che il suo cliente dottor Jekyll ha fatto testamento a favore di un tal signor Hyde.

Utterson , interpretato sulla scena da Geno Diana , riesce a sopravvivere e a comprendere , alla fine dello spettacolo , la grande tragedia che sta dietro l’esperimento del dottor Jekyll , con i suoi studi e come cavia . Riesce soprattutto a fare uscire fuori l’ombra malefica del signor Hyde.

La metamorfosi di Jekyll in Hyde non è solo intellettuale  ma diventa anche fisica e corporea. Daniele Russo , nel ruolo di Jekyll-Hyde , riesce , con grande potenza drammaturgica , ad interpretare mirabilmente il doppio personaggio con le sue grandi capacità attoriali e facendo anche “recitare2 il proprio corpo.

Un lavoro dicevo completo , portato avanti con grande intensità e supportato dalla perfetta regia di Rubini , dalla recitazione di tutti gli attori e dalla indovinata scenografia di Gregorio Botta che riesce a portare letteralmente lo spettatore all’interno di quel mondo tenebroso che sta sul palco teatrale.

Una perfetta sintonia ho trovato tra le scelte registiche e il disegno delle luci di Salvatore Palladio , i momenti sonopri di Alessio Foglia e i costumi di Chiara Aversano.

Come già scritto all’inizio , e ritengo senza alcuna forzatura , il lavoro teatrale di Rubini , ispirato al romanzo di Stevenson , porta ad attualizzare il problema eterno della doppiezza umana con riferimento alla miseria della politica dei nostri tempi e soprattutto al problema della guerra che incombe apocalitticamente sul nostro pianeta nel quale , ai livelli apicali , spadroneggiano tantissimi mister Hyde che sono , proprio nell’istante in cui scrivo , i signori della guerra che impersonano il dottor Jekill e il signor Hyde dei nostri tempi oscuri molto più pericolosi dell’età vittoriana di Stevenson.

Un grande momento di teatro a Messina che certamente ricorderemo perché , almeno noi spettatori siamo stati costretti , una volta tanto , a pensare e riflettere sui veri problemi del nostro tempo . Il buon teatro può anche essere una buona medicina per la nostra comunità spesso distratta da discorsi inutili e fuorvianti.

Uno dei discorsi fuorvianti è quello , ad esempio , del cosiddetto “ponte sullo stretto” che mi fa tanto ridere ma anche piangere . Sarebbe veramente interessante un lavoro teatrale sulla surreale opera faraonica.

Intanto , per il momento , il pubblico messinese che ama il teatro ha applaudito a scena aperta Sergio Rubini e i suoi bravissimi attori.