A che punto siamo con i diritti omosessuali?
di Giovanni Tomasello -
In occasione della quarta edizione dello "Stretto Pride" che si terrà a Messina il prossimo 20 Luglio, con partecipazione massiccia non solo della città ma anche della vicina Calabria, vorremmo fare il punto (certamente non esaustivo) sui diritti del movimento LGBTQA+ conquistati a forza di lotte anche estenuanti negli ultimi 50 anni in Italia e in Sicilia e quindi a Messina.
Dai moti di Stonewall del 1969, identificati simbolicamente come il punto di inizio per quello che sarà il movimento di liberazione omosessuale, è passata tanta acqua sotto i ponti dell'indifferenza e del pregiudizio fine a se stesso. Ed oggi ventunesimo secolo possiamo affermare senza ombra di dubbio che conquiste significative sono state compiute sotto l'aspetto del riconoscimento dei diritti civili (vedi matrimoni con rito civile). Ma ancora tanto altro dovrà essere conquistato con una maggiore consapevolezza, secondo me, all'interno della società che in buona parte sta abbandonando (anche se a fatica) antichi pregiudizi, per cui due uomini o due donne se si amano commettono peccato. Proprio su questo aspetto, la Chiesa soprattutto quella dell'attuale Pontefice Francesco, sta aprendo una breccia sul riconoscimento delle coppie gay all'interno della stessa, attraverso la benedizione pastorale, non sul matrimonio religioso, quest'ultima mal vista dalla parte fortemente tradizionalista di un ceto ecclesiastico che ormai ha fatto il suo tempo da anni. Difatti con gli anni 2000, il movimento LGBTQA+ in tutto il mondo ha visto riconosciuti i diritti di coppia. Ma già nel 1989 la Danimarca è stata la nazione precorritrice dei tempi promulgando la legge, mentre l’Italia ha dovuto aspettare più di 25 anni, fino al 2016. In Italia bisogna risalire al 1922 per individuare il primo tentativo di istituire un movimento di liberazione nazionale, ad opera dell’unico delegato italiano al Congresso Mondiale sulla libertà sessuale: Aldo Mieli. Il congresso si tenne in Germania, soprattutto per merito di Magnus Hirschfeld, un medico sessuologo ebraico, in prima linea per l’abrogazione del paragrafo 175 del codice penale tedesco che criminalizzava i rapporti sessuali tra uomini e che raccolse le firme di importanti intellettuali tra cui Albert Einstein, Herman Hesse, Thomas Mann e Lev Tolstoj.
Poi, purtroppo, l’ascesa del nazismo in Germania ne impedì l’abrogazione e ne decretò la persecuzione con migliaia di uccisioni nei campi di sterminio degli omosessuali.
Per quanto riguarda, invece, gli sviluppi del movimento omosessuale in Sicilia, la scintilla fu accessa nel 1980, quando due ragazzi di Giarre (Catania), Giorgio Giammona e Antonio Galatola, vennero trovati morti, mano nella mano, uccisi con un colpo di pistola alla testa. Non si arrivò mai a scoprire il colpevole o i colpevoli, nonostante le piste portassero a pensare che fossero stati uccisi su incarico delle famiglie ed addirittura, sembra, con il benestare dei due ragazzi. Questo caso di cronaca portò alla ribalta per la prima volta a livello nazionale la questione della discriminazione contro le persone omosessuali. Da qui, a Palermo, nacque la prima sezione dell’Arci Gay, nel 1982, ad opera di un sacerdote apertamente omosessuale, Marco Bisceglia. Fino ad arrivare al primo Gay Pride che si svolse a Roma nel 1994.
Una conquista ancora non realizzata, è l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole, con un occhio attento alle dinamiche di genere. Molti ragazzi e ragazze sono continuamente discriminati/e dai propri coetanei, fatti oggetto di offese, di atti ripugnanti, fino ad arrivare alla violenza di genere e all’omofobia dichiarata di individui trascinati soltanto dalla voglia di cancellare quella che ormai è una GIUSTA SACROSANTA REALTA’: LA LIBERTA’ SESSUALE. LA LIBERTA’ DI AMARE CHI SI VUOLE SENZA SUBIRE OLTRAGGIO, PERSECUZIONE, DISCRIMINAZIONE.
Perché ancora oggi, assistiamo a continui episodi omofobici? Quando invece, le persone omosessuali, chiedono semplicemente AMORE, SENTIMENTO, RICONOSCIMENTO, e soprattutto POTER VIVERE LIBERAMENTE IN UNA SOCIETA’ SENZA PIU’ VIOLENZA, SENZA PIU’ OLTRAGGIO, SENZA PIU’ PAROLE E GESTI OFFENSIVI CHE LEDONO LA LIBEERTA’ DI OGNUNO/A.
L’introduzione dell’insegnamento dell’educazione sessuale e di genere nelle scuole potrebbe portare tanto giovamento ad una società come la nostra che ancora soffre di pregiudizi ormai antiquati, che appartengono al passato, e che invece dovrebbe riconoscere la libertà sessuale di tutti/e senza distinzione di genere alcuno. Ognuno deve essere lasciato libero di amare chi vuole senza distinzione, PERCHE’, RICORDIAMOLO SEMPRE, L’AMORE E’ L’UNICO ANTIDOTO AL DISFACIMENTO UMANO E CIVILE DI UNA SOCIETA’ CHE AL CONTRARIO AVREBBE TANTO BISOGNO DI PACE A PARTIRE DAI RAPPORTI UMANI.