Resistenza e migrazioni
di Roberta Ferruti -
Anche quest’anno come ormai da tredici anni si rinnova la magia del Festival delle Migrazioni organizzato dai comuni aderenti all’associazione Don Vincenzo Matrangolo di Acquaformosa, in provincia di Cosenza. Nove comuni per lo più di origine arbereshe diventano il punto d’incontro di artisti, intellettuali, giornalisti, musicisti per un carosello di riunioni, scambi, proiezioni e dibattiti sui vari aspetti che caratterizzano il fenomeno migratorio.
Dal 22 agosto al primo settembre le comunità accoglienti dell’associazione Don Vincenzo Matrangolo apriranno le porte ai numerosi ospiti in arrivo da tutte le parti d’Italia. Il Festival delle Migrazioni è diventato un’istituzione, un punto d’incontro, un’occasione per rivedere e rincontrare persone che durante l’anno lavorano per migliorare le condizioni di vita delle persone straniere presenti sul territorio nazionale, monitorano i cambiamenti e le irregolarità legislative e provano – come possono – a suggerirne le modifiche.
In un periodo storico durissimo per la storia delle migrazioni recenti, quest’anno il Festival non poteva che avere per titolo Resistenza. Nel 2023 in seguito a quanto accaduto a Cutro con la strage di 94 persone e il conseguente provvedimento del governo – decreto legge n. 20 meglio noto impropriamente come “decreto Cutro” – il Festival delle Migrazioni si è sviluppato sul tema dell’esodo e dell’approdo per discutere e definire le cause che spingono le persone ad emigrare e su quali siano le responsabilità dei Paesi accoglienti. Un altro anno è passato durante il quale abbiamo assistito a diverse sfaccettature di un accanimento perverso contro i migranti e chi li soccorre, al tentativo di demolire il modello SAI (Sistema di accoglienza e integrazione) e di implementare i CPR (Centri di permanenza per i rimpatri), di organizzare deportazioni in Albania e infine, mentre gli organizzatori si accingevano a preparare il programma di questa nuova edizione, la notte tra il 16 e 17 giugno sempre al largo del Mar Jonio, un’altra imbarcazione partita dal porto di Bodrum in Turchia con circa 67 persone a bordo (di cui 26 minori) è naufragata a circa 120 miglia dalle coste della Calabria. La notizia questa volta non ha avuto la stessa risonanza mediatica del naufragio di Steccato di Cutro. Quasi non se ne è parlato e sembra che anche l’opinione pubblica si sia ormai impermeabilizzata a queste notizie. Allora non resta che resistere e resistere, rilanciare la contro informazione e la denuncia di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, lungo la rotta Balcanica e ovunque si provi a entrare nella fortezza Europa, ormai così lontana dai principi ispiratori dei padri fondatori.
Appuntamento quindi il 22 a Bisignano per l’apertura dei lavori.