Teatro e politica

di Nino Gussio -

Si va a teatro per farsi coinvolgere dalle vicende, dalle situazioni che gli attori interpretano e se sono credibili esprimono una verita’ che puo’ arricchire con nuovi contenuti la ricerca di senso e le relazioni interpersonali.

Anche la politica fa la sua recita e il suo palco è l'Italia, il mondo, ma i contenuti sono equivoci, utili ad una visibilità istrionica e fuorviante perchè quello che conta è incassare un consenso finalizzato a un potere autoreferenziale e spesso arbitrario. La retorica fa si che nobili parole siano usate per raggirare e falsificare con finalità che mal si conciliano con i bisogni e con le aspettative dei cittadini e dei popoli.

Le guerre sono opera di elite politico-economiche secondo intenti egemonici che contrastano con il diritto alla vita dei cittadini, costretti ad avere nemici, ad uccidere, ad essere uccisi secondo pregiudizi inculcati da leader imbonitori.

Gli stati separano i popoli e così diventano non i custodi del benessere e della pace ma i moloch, i carnefici.

Se l'arte teatrale è una dialettica tra la vita e la finzione degli attori e del testo, l’apparato economico politico e militare rifiuta ogni dialettica, non cercano la verità esistenziale, ma un consenso coatto fondato sui bisogni, sugli egoismi e sui pregiudizi alimentati dalla fuorviante propaganda.

Essendosi allentati i legami sociali e familiari sopravvive un individualismo senza progetti e senza trascendenze condivisi; ci si libera dalle scelte etiche e tutto risulta opinabile e transitorio, consumare è la grande consolazione e l’annichilente abitudine, un modo di non vedere il baratro che ci attende.

Tutto quello che gestisce la politica ha connotati violenti perchè si fonda sull’arbitrio del numero, della quantità della forza, banalizzando dignità, libertà e aspirazioni dei cittadini.

Da tutto questo si deduce che tra democrazia e dittatura non vi è molta distanza perchè verticismo e meritocrazia hanno soppiantato l'orizzontalità delle relazioni e l'elemento creaturale è scarsamente valutato. Tutto è strumentale nonostante il retaggio umanistico e tutto detta la tecnica ancella dell’economia del profitto.