“Il giuocatore”: una commedia dell’attualità

“Il giuocatore”: una commedia dell’attualità

di Francesco Saija -

Dal 17 al 19 gennaio, al teatro “Vittorio Emanuele” di Messina, è stata presentata la commedia goldoniana “Il giuocatore”, con adattamento e regia di Roberto Valerio.

Quest’opera di Goldoni appartiene alle sedici commedie che egli si impegnò a scrivere, in polemica anche con un letterato del suo tempo, per la stagione 1750-51.

È il periodo di altre interessanti opere come “Il bugiardo” o “La famiglia dell’antiquario” e “La bottega del caffè”.

Goldoni è stato veramente un “uomo di mondo”, e potremmo definirlo un commediografo “girovago”. Si dedicò molto al teatro, ma nel suo periodo pisano (dal 1744 al 1747), esercitò anche il mestiere dell’avvocato, essendo laureato in giurisprudenza nell’Università di Padova.

In particolare, nelle “sedici commedie nuove”, il grande veneziano fu un innovatore nel campo del cosiddetto “teatro comico”.

Il suo teatro diventa profondamente legato alla realtà sociale della quotidianità del tempo, è un teatro spontaneo, è la vita, è diretto e con un linguaggio semplice e alla portata di tutti.

Goldoni guarda con molta attenzione al mondo mercantile della ricca Venezia e alla borghesia del tempo e si immerge profondamente tra i vizi e le virtù di quella società opulenta e al contempo “viziosa”.

Nella Venezia del Settecento, nei ridotti dei teatri e in altro luoghi pubblici e privati, il “giuoco” era all’ordine del giorno. Era certamente una piaga sociale.

Il gioco è stato sempre un azzardo, una illusione che ha distrutto la vita di ricchi e poveri. Tanti ricchi sono diventati poveri e tanti poveri ancora più poveri.

La commedia “Il giuocatore”, attraverso l’abile regia di Roberto Valerio e la bravura di attori e attrici, spinge lo spettatore attento ad una riflessione sulla realtà dei nostri giorni in cui possiamo assistere quotidianamente alla illusione del gioco, ma anche al suo malefico sbocco che può essere la ludopatia.

Attraverso lo studio approfondito dei caratteri dei vari protagonisti, l’attività del commediografo diventa anche pedagogia.

Lo spettacolo che arriva dal lontano Settecento, nell’adattamento di Roberto Valerio e nella “profezia” di Carlo Goldoni possiamo a ragione definirlo una commedia dell’attualità.

Sono trascorsi quasi tre secoli e i tavoli da gioco sono sempre presenti per intrappolare la sofferenza dei poveri e la sempre assordante avidità dei ricchi.

Nelle note di regia leggiamo: “Il Giuocatore è un testo magnifico, sempre in bilico tra commedia e dramma, di una modernità sconcertante, una commedia nera che racchiude in sé i vizi e le ipocrisie dell’uomo, dove la risata sgorga spontanea ma mai in maniera banale.

Condivido pienamente quanto scritto nelle “note di regia”. L’opera è certo una commedia, ma una commedia tragica, un dramma profondo che viene evidenziato in particolare in due momenti importanti del messaggio pedagogico di Goldoni e dalla perfetta regia di Valerio: il suicidio di un giocatore tra lampi e tuoni e la comparsa del suo fantasma.

La comicità è presente in Florindo e nella zia Gandolfa ma anche in Pancrazio e nella bella Rosaura. E cosa dire dei due lestofanti Tiburzio e Lelio che somigliano a quei personaggi che in tempi recenti sono il gatto e la volpe del nostro Collodi?

È vero la “risata” è “spontanea” perché inserita nella tragedia e non ha nulla di banale come sono in tanti spettacoli di tipo televisivo quelle che mi piace definire le “risate a comando” richieste da pseudocomici di turno.

Uno spettacolo in cui vi sono tanto umorismo e tanta satira, ironia e autoironia. Ma vi è anche una vena di leggero erotismo negli incontri ravvicinati tra Florindo e Rosaura e Florindo e la zia Gandolfa, sorella del buon Pantalone.

Nelle note di regia leggiamo anche che si tratta di uno “spettacolo complesso in cui l’arte antica di Goldoni incontra il contemporaneo”.

Questa caratteristica è bene evidenziata nel ballo finale e nelle parti cantate con leggiadria e leggerezza canora.

Bravissima Mimosa Campironi che ha scritto anche le musiche originali. Alessandro Averone è un perfetto giocatore nel ruolo di Florindo e un attore dalle grandi capacità drammaturgiche. Molto bravi Franca Penone e Nicola Rignanese nei loro rispettivi ruoli.

Le scene e i costumi di Guido Fiorato e le luci di Emiliano Pona sono in perfetta sintonia con le scelte registiche e le capacità attoriali di tutti i protagonisti.

“Il giuocatore” rimane un’opera aperta. Pantalone ha perdonato tutti i trucchi e le menzogne di Florindo, tutti i personaggi hanno trovato il loro posto in società, Florindo sposerà Rosaura. Il gioco finirà o continuerà? La verità è sotto gli occhi di tutti noi che viviamo nel secolo ventunesimo.

Il pubblico messinese ha apprezzato il bellissimo spettacolo e Messina avrebbe bisogno di più teatro e di vero teatro.