Nella memoria della Shoah un’Europa pacifica e pacifista

Nella memoria della Shoah un’Europa pacifica e pacifista

di Citto Saija -

Il 19 gennaio del 1945, per l’avanzata delle truppe sovietiche, il campo di sterminio di Auschwitz fu evacuato con la famosa marcia della morte.

L’armata rossa arrivò ad Auschwitz il 27 gennaio del 1945 e vi trovò solo 7600 persone ridotte a scheletri viventi. In quel campo di sterminio furono uccise un milione di persone in maggioranza ebrei.

La Giornata della Memoria non può ridursi ad un rito annuale per ricordare lo sterminio degli ebrei e di altre persone considerate diverse da parte dei nazifascisti.

Il ricordo di quell’immenso genocidio, che è un unicum nella storia dell’umanità, deve trasformarsi in una tensione permanente che affermi il “mai più” non solo per gli ebrei, ma per tutti gli esseri umani che vivono nel pianeta.

Il grande scrittore e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, morto nel 1956, in uno dei capolavori del suo “teatro epico”, per la verità oggi poco rappresentato, continua a metterci in guardia circa la possibilità di una malefica rinascita di quel male assoluto.

Nella sua opera “La resistibile ascesa di Arturo Ui” del 1941 afferma che il “ventre che ha partorito quel mostro” è ancora ricolmo.

A 84 anni da quella sua opera teatrale possiamo oggi affermare, proprio ricordando la shoah, che la sua profezia è ancora valida.

Oggi, nel ventunesimo secolo, quella malefica ideologia, il nazifascismo, continua ad avere eredi e “appassionati” in tutte le parti del mondo e soprattutto in Europa dove quella mostruosità è nata. E per quanto riguarda il nostro Paese, il fascismo italiano è stato corresponsabile con il nazismo tedesco e con nazisti e fascisti di altri Paesi europei.

Tutti i popoli dell’Europa, nessuno escluso, proprio nel ricordo di quella immensa catastrofe, dovrebbero unirsi per espellere tutto ciò che sa di nazionalismo e di suprematismo per costruire un’Europa dei popoli veramente federalista che possa anche ampliarsi sulle vie della pace.

Mi piace sognare ed agire per un’Europa allargata pacifica e pacifista che metta in primo piano una vera e propria rivoluzione disarmista.

Mi piacerebbe ascoltare dirigenti politici europei che parlino di pace e non di guerra, di disarmo e non di aumento delle spese militari. Non abbiamo bisogno di donne guerriere e di uomini guerrieri, abbiamo invece bisogno di pacifiste e di pacifisti per un’Europa che si ispiri ai grandi principi della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità che poi sono i principi della rivoluzione francese del 1789 e che stanno alla base di quella che dovrebbe essere la vera identità cristiana dell’Europa.

Altro che il 5% del pil da spendere in armamenti come vorrebbe l’arrogante riccone americano, ma la scelta della nonviolenza e del disarmo per un’Europa del mondo nuovo!

Questa non è certo un’utopia astratta, ma può essere l’unica e realistica “utopia concreta” per una nuova Europa.