Sul senso comune inteso come saggezza dei popoli

O del conformismo

Vittorio Maria di Carlo "Donna con pappagallo" 1996 - olio su tela, cm 70 x 70

Vittorio Maria di Carlo "Donna con pappagallo" 1996 - olio su tela, cm 70 x 70

di Nino Gussio

Carlo Bastanin in un articolo critica il concetto del buon senso comune affermando che non è affatto buono perché fonte, se manipolato, di sistemi politico-economici reazionari e discriminatori sostenuti e alimentati dalle paure, dal fanatismo ideologico.

Esso mantiene nelle varie relazioni interpersonali, dopo migliaia di anni di civilizzazione l'istintualità ferina usata come leva di potere da dittatori e da autocrati fintamente democratici che in nome dei popoli, per definizione buoni, praticano rapine economiche e violenze belliche; le guerre sono per loro sempre giuste per la difesa e per la gloria della nazione. La real politica è figlia del supposto, ondivago buon senso comune, utile a manipolare i cittadini per distoglierli dalla consapevolezza che il bene è tale se ha un'entità morale universale uguale per ogni popolo, per ogni singola persona; da questa presa di coscienza il progresso civile dovrebbe andare di pari passo con lo sviluppo economico, tecnologico e la politica dovrebbe essere il tratto di unione che però da sempre in nome del potere è stato disatteso. La retorica celebra invece il senso comune come placebo ad una massa anonima, definita popolo, per pura autoconservazione dell'apparato statuale e per rendere come fatti necessari l'esercizio della esclusione sociale e l'uso della repressione come elementi di ordine e di potenza.

Non vi è quindi una nuova via al progresso umano ma chiusure, come paratie, a tutti i tentativi di liberazione, di pacificazione.

Basterebbe ricordare che il fascismo in Italia e il nazismo in Germania hanno avuto un consenso plebiscitario durato per molti anni e solo la disfatta della guerra, i milioni di morti e le città distrutte hanno fatto rinsavire nella sofferenza e nell'umiliazione i due popoli. Qual è il senso buono popolare rispettato dai potenti che, dopo l'abominevole sganciamento su Hiroshima e Nagasaki, sì è permesso dì riempire gli arsenali militari di bombe nucleari la cui potenza è capace di eliminare più volte l'umanità e rendere la terra un immenso deserto? È evidente che il nostro conclamato senso, ovvero l'attaccamento alla vita se è buono non è ascoltato, forse perché non ha la voce potente di otto miliardi di umani che sono soliti ad avere preoccupazioni ristrette alle loro personali esistenze.

Eppure qualcosa di buono è sortita dall'umanità come le costituzioni democratiche e la buona novella di Gesù il Cristo. La costituzione italiana non esalta il popolo, non fa leva sul buonsenso domestico ma gli dà prospettive di libertà e responsabilità per creare una società solidale e pacifica (non gli dà libro e moschetto ma solo il libro per essere cittadino consapevole del mondo). Il cristianesimo non vuole fedeli proni e spaventati ma liberi nella ricerca della verità. Predica l'amore universale che è ben altro dal buon senso da cortile e dall'obbedienza acritica, eleva l'uomo a figlio di Dio e lo esorta ad agire da fratello benevolo, non da Caino.