La scomparsa di papa Francesco e il futuro della Chiesa

di Citto Saija -

All’alba del lunedì dell’Angelo (alle 7,35), papa Francesco concludeva la sua vita terrena.

La domenica di Pasqua avevo visto per l’ultima volta, in televisione, il papa sofferente, al quale certamente Dio ha concesso la grazia di salutare il suo Popolo, proprio nel giorno di Pasqua.

Papa Francesco aveva rivolto (attraverso il cerimoniere) il suo ultimo messaggio all’umanità intera, invocando la fraternità e la pace tra i popoli e ancora una volta aveva proclamato la sua vicinanza a tutte le popolazioni vittime delle guerre e alla sua amata Gaza.

Dopo avere augurato la buona Pasqua dalla loggia della basilica di S. Pietro, aveva fatto il giro della piazza sulla “papamobile” ed aveva carezzato, come sempre, un piccolo bambino.

In quel lunedì di dolore mi trovavo a Barrafranca, nel centro della Sicilia profonda, e nei giorni precedenti, il venerdì santo avevo partecipato alla processione del Cristo morto di Enna e la domenica alla “Giunta” di Barrafranca che è poi l’incontro della Madre Addolorata con il Figlio risorto.

Manifestazioni di autentica religiosità popolare tanto amate dal nostro papa Francesco.

Non credevo ai miei occhi e la morte di papa Francesco non mi sembrava vera. Pensavo fosse una illusione ottica ed invece era solo la cruda e dolorosa realtà.

Ho scritto queste righe di ricordo mentre la salma del papa si trovava nella basilica di S. Pietro per l’omaggio dei numerosissimi fedeli, in attesa dei funerali di oggi 26 aprile e dell’inizio dei “novendiali” (i 9 giorni di lutto della Chiesa cattolica previsti dal cerimoniale per la morte dei papi).

Papa Francesco aveva iniziato, tra tante difficoltà e incomprensioni, la riforma della Chiesa cattolica. Il suo dialogo è stato molto intenso sia con le altre Chiese cristiane sia con tutte le fedi religiose esistenti sul nostro pianeta. Il suo obiettivo principale è sempre stato quello dell’unità, sia pure nella diversità, dei cristiani, voluta da Gesù Cristo.

Papa Francesco aveva sempre parlato a tutti: credenti e non credenti. Era l’unico “leader” credibile, in questo momento oscuro della storia dell’umanità.

Era un uomo che amava i poveri e gli umili ed era riamato. Guardava alle periferie del mondo e agli emarginati credenti e non credenti.

Proclamava la giustizia, la fraternità e la pace per tutti, la libertà per i carcerati e una vera casa per gli emigranti, perché sapeva che la terra è di Dio e il pianeta è di tutti.

In questi giorni abbiamo visto il dolore sincero di tante donne e di tanti uomini, ma anche le tante ipocrisie di tantissimi politici che hanno sempre ignorato e continuano ad ignorare le parole del papa che gridava nel deserto.

Francesco parlava di pace e altri fanno le guerre e preparano le guerre, parlava di disarmo e altri parlano di riarmo, chiedeva la libertà per gli oppressi e altri opprimono i poveri, i migranti e gli ultimi, amava i carcerati e altri li considerano feccia dell’umanità, proclamava l’uguaglianza dei figli di Dio e altri osannano le disuguaglianze. Francesco era certo un uomo di Dio e tanti politici sono invece uomini del demonio.

Ai funerali di papa Francesco, proprio oggi, sono state presenti le cosiddette “autorità”.

Pochissimi politici affranti dal dolore per la perdita di un uomo amante della giustizia e della pace e moltissimi ipocriti lieti per la scomparsa di un uomo scomodo che non hanno mai amato.

Quale sarà il futuro della Chiesa cattolica e della Chiesa nel mondo? Il nuovo vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica continuerà il percorso difficile ma necessario iniziato da papa Francesco?

Tante sono le aspettative, soprattutto da parte dei poveri, e tanti possono essere i dubbi.

In questo momento storico della Chiesa cattolica, il papa viene eletto dai membri elettori del collegio cardinalizio. Ma ogni membro della Chiesa cattolica ha il diritto e il dovere di esprimere liberamente la propria opinione.

Si dice che nella cappella Sistina soffierà il vento dello Spirito Santo e ritengo, in quanto credente, che ciò sia vero. Ma penso anche che Dio rispetta la libertà umana e i cardinali sono uomini con pregi e difetti come tutti gli esseri umani.

Certamente lo Spirito di Dio guiderà i cardinali elettori, ma quella dei cardinali sarà comunque una scelta libera e umana. Se così non fosse stato non avremmo avuto né papa Borgia né Bonifacio VIII.

In uno dei suoi ultimi viaggi apostolici, in una conferenza stampa in aereo nel viaggio di ritorno, papa Francesco, rispondendo ad una domanda banale e impertinente di un giornalista, ha risposto profeticamente che non sarebbe andato in Cina e che in Cina (Paese a lui molto caro) sarebbe andato Giovanni XXIV.

Spero che il nuovo vescovo di Roma e papa della Chiesa universale sia un pastore che predichi il Vangelo al mondo intero e alla scristianizzata Europa e che riprenda il percorso iniziato da Giovanni XXIII e portato avanti da papa Francesco.

Mi piacerebbe quindi che i cardinali possano eleggere un papa che spinga in alto mare la navicella di Pietro e porti a compimento il percorso iniziato da papa Giovanni e, negli anni recenti, portato avanti da papa Francesco.

Come membro della Chiesa cattolica sono in attesa di Giovanni XXIV, ma sarà ovviamente il nuovo papa a scegliere il suo nome.

In questo momento, dopo il funerale in piazza S. Pietro che ha visto la presenza di circa duecentocinquanta mila persone e dopo il trasferimento della salma nella basilica di S. Maria maggiore accompagnata dell’ultimo saluto del suo Popolo, papa Francesco riposa accanto all’immagine della Madonna, salvezza del popolo romano.

Il decano del collegio cardinalizio, cardinale Giovanbattista Re, nella sua corposa e bella omelia, ha descritto, tra gli applausi dei fedeli, la vita e l’opera del papa gesuita venuto da lontano. Il novantunenne cardinale, con la sua squillante voce, ha messo in evidenza i momenti essenziali del servizio petrino di papa Francesco.

Dopo la recita delle litanie dei Santi e la supplica cantata in greco dai patriarchi delle Chiese cattoliche d’oriente, il corpo mortale di papa Francesco riposerà nella basilica liberiana nell’attesa della resurrezione.

I potenti del mondo hanno ormai lasciato piazza S. Pietro e l’elezione del nuovo papa è affidata ai cardinali elettori e alla preghiera dei credenti cattolici e di tutti i cristiani e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà.