“La casa delle 30 lune”: il romanzo di Valeria Alessi
di Dominga Carrubba - “La casa delle 30 lune” (La Feluca Edizioni, collana La fantasia, 2025) è il romanzo di Valeria Alessi, autrice, attrice e regista teatrale...
“La nostra dea della luna venne cancellata dal cielo nella notte in cui era più piena, più consolante, più impotente.” (Christa Wolf, Medea, Voci)
Da questa frase vaticinatrice “La casa delle 30 lune” apre il suo cancello di ferro, tenuto da due colonne.
Le lune scandiscono il tempo dei protagonisti e i capitoli del romanzo, raccontando lo spaziotempo che scorre nell’inconscio, talora ad insaputa della coscienza, così disegnando percorsi paralleli, vite che non tornano a sé stesse nel perdersi in storie di altre vite.
Ecco che “allora, per avere un’ancora da impigliare ben stretta a quel tempo, quello che ha un valore collettivo, allora sì, conti le lune.”
La narrazione si svolge davvero nella casa della nonna delle tre protagoniste – Fabiola, Mariella e Veronica, sorelle in una campagna sul mare, tra giugno e settembre? Così raccontano le pagine, ma sono le stesse pagine che pongono il lettore nel dubbio se la vicenda sia una finzione letteraria o una verità allegorica intorno a due parole: disastro ambientale.
Inizia tutto a Roma il 15/11/2134 nel Dipartimento di Esegesi delle fonti di storia moderna.
O forse, sarebbe più giusto dire, cambia tutto nel 2134, quando in una cassa di legno sotto la scala interna di un vecchio immobile sito nelle campagne a nord della città di Messina, zona sottoposta a esproprio si porta alla luce una raccolta documentale composta da tre brevi racconti (Lamento della Luna, La forza della Regina, Epifania) di un’autrice non altrimenti conosciuta del XX secolo – Laura Melìa - e da un documento dal titolo La casa delle 30 lune in forma diaristica.
I passi del diario, cadenzati dal passare di 30 lune raccontano come 80 anni prima si sopravvisse ad una catastrofe ambientale, causata da una tempesta solare durata per quasi 3 anni in tutto il mondo, lasciandolo senza energia elettrica.
La luce può essere amica e nemica.
Una casa può essere rifugio e prigione, scrigno di ricordi e di affetti, e può persino impersonare una maga incantatrice con “le piastrelle, sui pavimenti e su alcune pareti, come cellule vive sono umori cangevoli […] ma la luce è la vera qualità della maga incantatrice”, riprodotta nella Luna che Fabiola, Mariella e Veronica cercano, trovano e scoprono “dipinta in varie forme e dimensioni, in tutti i suoi cicli, solitaria o moltiplicata” sulle pareti, fuori e dentro, della casa incantatrice.
In quella mattina, quando tutto si fermò, proprio allora le tre protagoniste iniziano a vivere.
Paradossale? No è semplicemente inevitabile, quando la vita interiore è in dissidio con quella esteriore, quando si dimentica che l’armonia è la cura della casa da considerarsi allo stesso tempo come il corpo che porta l’anima e come la natura che ospita ogni corpo vivente.
Le protagoniste tornano a sé stesse, riconoscendo la natura che si ribella e reimparando a relazionarsi.
Da quella mattina inizia il percorso del ritorno in sé stesse.
Veronica lascia davvero Parigi e il suo Stephan, leggendo “Storie di donne” nei tre brevi racconti alla zia Alessia, che accuddisce quasi volendo trattenerla a quella stessa realtà che soffoca e abbaglia.
“Ho capito che senza l’immaginazione la gioia non esiste” – dice Veronica.
Mariella sfugge alla realtà, abitando la stanza dei fiammiferi che bisbigliano e danzano coi raggi del sole in una magia estraniante.
Fabiola sceglie di non dissimulare la realtà che sta vivendo, quasi volendo consegnare “una testimonianza ai posteri”, ai quali raccomandare di non trascurare il significato degli eventi, delle azioni e delle parole, per evitare di ripetere:
“I secoli sono trascorsi alle nostre spalle lasciando solo inutili immagini e pochi contenuti”