Leone XIV: pace disarmata e disarmante

Leone XIV: pace disarmata e disarmante

di Citto Saija -

Alle 18,08 di giovedì 8 maggio (nel giorno della festività della Madonna di Pompei, come nel mio piccolo avevo previsto), è stato eletto il nuovo vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica.

Diversi potevano essere i cardinali papabili, sia tra gli europei sia tra quelli di altri continenti. Ma il punto di riferimento per eleggere il nuovo papa stava certamente, come titola un mio precedente articolo, nel sepolcro della basilica di Santa Maria maggiore.

Non mi convincevano assolutamente le previsioni della stampa provinciale italiana e dei cosiddetti “vaticanisti” che sanno tutto.

Avendo seguito, sia pure da lontano, le congregazioni del collegio cardinalizio (composto anche dai cardinali non elettori) mi ero convinto che ancora una volta il papa andava scelto alla “fine del mondo”, perché forse già spiritualmente scelto o indicato dal suo predecessore Francesco, che bene interpretava profeticamente il desiderio del Popolo di Dio in cammino che è la Chiesa, secondo le decisioni del Concilio Vaticano II.

La partecipazione mondiale, soprattutto dei poveri e degli “scartati”, al dolore per la scomparsa di papa Francesco e la grande attesa per il nuovo papa che continuasse la sua opera è sotto gli occhi di tutti.

Papa Francesco aveva compreso quali erano le aspettative della Chiesa ma anche dell’intera umanità e aveva individuato chi poteva continuare la sua opera riformatrice. Tanti fatti e tanti segnali mi sembrano del tutto evidenti.

Come ho scritto in altro articolo prima del conclave, papa Francesco aveva iniziato la sua opera, il suo servizio petrino, tra tante difficoltà e incomprensioni, proprio all’interno degli apparati ecclesiastici, e certo temeva che dopo la sua scomparsa terrena, fosse presente il pericolo di un ritorno all’indietro, imbalsamando i contenuti attualissimi del Concilio Vaticano II.

Non è un caso che papa Francesco, di tanto in tanto, accennasse alla presenza del “tentatore” che già aveva tentato lo stesso Gesù Cristo.

Sono convinto che la grande maggioranza dei cardinali elettori ha compreso quale era la scelta giusta per una Chiesa fedele al Concilio.

Il nuovo papa è il cardinale (di recente nomina) Robert Francis Prevost, nato negli Stati Uniti e che ha esercitato il suo servizio pastorale in Perù, nel suo ordine religioso che è quello agostiniano e nella stessa Curia romana.

Personalmente avevo pensato ad un papa di nome Giovanni che, partendo dal Concilio voluto da Giovanni XXIII continuasse il percorso ripreso da papa Francesco.

Ma il cardinale Prevost è andato un po’ indietro nel tempo scegliendo, anche qui profeticamente, il nome di Leone XIV.

Come appassionato del cinema delle origini mi ha sempre affascinato, vedendo i documentari muti dell’epoca, la figura apparentemente fragile del vecchio papa Pecci (morto a 93 anni). Leone XIII (papa Pecci) è stato certamente, per i tempi, un papa rivoluzionario che ha sempre evidenziato l’aspetto spirituale della Chiesa rispetto al potere temporale del precedente “papa re” Pio IX e soprattutto l’attenzione ai problemi sociali del mondo del lavoro con la sua enciclica “Rerum novarum”.

Nel nuovo papa Leone XIV, nella sua prima comparsa nella loggia della basilica di S. Pietro, mi ha subito impressionato il suo aspetto mite. Quella stessa mitezza che mi ha sempre colpito nella figura del suo lontano predecessore Leone XIII.

Il nuovo papa ha dichiarato di avere guardato prevalentemente, nella scelta del nome, a Leone XIII perché nell’inizio inoltrato del terzo millennio siamo certamente davanti alle “cose nuove” come all’inizio del ‘900. All’inizio del novecento la rivoluzione industriale con la nascita della classe operaia ed oggi la rivoluzione digitale con l’intelligenza artificiale e i problemi sociali derivanti per il mondo del lavoro. Un vero e proprio cambio d’epoca.

Analizzeremo i primi discorsi del nuovo papa. Certamente il suo appello iniziale per una pace “disarmata e disarmante” segna l’inizio del suo pontificato. L’annuncio della pace del Cristo risorto dell’8 maggio ripete l’augurio della pace del Risorto pronunciato nell’ultimo discorso di papa Francesco il 20 aprile nel giorno di Pasqua.

La centralità della pace è presente anche nei discorsi pronunciati nell’incontro con i cardinali e con i giornalisti di tutto il mondo e in quello di oggi mercoledì 14 maggio con i rappresentanti (clero e popolo) delle Chiese cattoliche d’oriente per il loro giubileo.

I primi atti di papa Leone XIV richiedono momenti di riflessione per tutto il Popolo di Dio ma anche per i non credenti e ne riparleremo.