AMARE L’AMORE

Paolo Schiavocampo (Palermo 1924 - Milano 2022) "Senza titolo" 2007 - olio su tela, cm 20 x 20

di Nino Gussio -

Forse amare è un lusso che non ci si può permettere se la pena del vivere è più del desiderio di felicità. È necessario invece voler bene per contrastare ogni male, la malasorte sempre in agguato. Donare sé stessi è voler bene, amare è voler ricevere doni.

La vita è un dono, un trovatello da accogliere e da curare con il sorriso e con le lacrime; ci si dedichi all'esistenza come se fosse il talento prestato da Dio da restituire aumentato di valore. Si dice che in amore, come in guerra, tutto è permesso ma nel voler bene niente di illecito è permesso, è necessaria la ricerca di verità per essere onesti e leali, per portare pace e concordia.

Si dice anche che l'amore è il più grande degli egoismi ma dovrebbe essere un paradosso; se l'amante non trasfigura l'amata/o si accontenta di poco e non sa che all'amore si giunge per un desiderio di completezza che deriva dal sentimento di mancanza, di una mutilazione del proprio sé.

Per istinto di conservazione l'io tende, a scapito del prossimo, a privilegiare le sue esigenze e le esibisce come ragioni inconfutabili anche nella relazione amorosa, ma per correggere tale tendenza deve entrare in campo la generosità del voler bene affinché le rispettive esigenze siano le ragioni necessarie alla totale condivisione.

Sartre dice che l'amore è il reciproco rispecchiamento delle libertà degli amanti e ne "I frammenti di un discorso amoroso" Roland Barth descrive l'amante come colui che rimane sempre in piedi nel gioco della sedia mancante; amare e giocare esprimono creatività ma la dedizione assidua del volere, del fare il bene permettono all'amore di radicarsi nella realtà.

I sensi accendono le emozioni da cui nasce il sentimento d'amore grazie al quale ci sentiamo, come dei, nella pienezza del nostro essere ma è una fiamma che tende a spegnersi se l'altruismo del bene non la alimenta essendo umanamente fragili e deboli nella carne.

Caro agli dei è chi muore giovane, nell'impeto della passione, nell'integrità delle proprie energie, nella propensione a conquistare il futuro.

Il sesso è esaltante, ma da solo non unisce i corpi degli amanti in un solo corpo, è necessario la profonda consapevolezza della reciproca alterità, l'accettazione del mistero della persona amata.

Così le esistenze degli amanti quotidianamente si nutrono di empatia, di conoscenza e di bellezza e, poiché sono al mondo in modo precario, anche di compassione.

Stiamo al mondo più dei nostri ardori giovanili e la favola bella della vita che ci illude dobbiamo saperla raccontare, anche se viverla è alquanto ardua, per dare a noi stessi un senso.

 

COMMENTI

Caro Nino, questo tuo scritto è bellissimo e profondo con una visione dell’amore che si avvicina molto all’ideale rilkiano: un amore che non si fonda sul possesso, né sul completamento narcisistico dell’io, ma su una tensione spirituale. Rilke, soprattutto nelle Lettere a un giovane poeta, parla dell’amore come di un lavoro da compiere su sé stessi, una grande prova per cui bisogna maturare. L'uomo deve, vivendo, assumere le cose nella sua anima e con questo renderle esse stesse interiori, anzi , come dirà la nona Elegia "trasfigurarle". L'uomo deve rinunciare a portare la propria realtà intima chiusa solo in sé stesso, deve donarla al mondo, volgersi via da sé, verso l' aperto (ins Offene), via dalla propria individualità verso il Tutto. Il mondo acquisterà una dimensione di più e l'uomo sarà liberato dalla prigionia dell'io e diverrà ciò che deve essere (Vedi Romano Guardini che interpreta le Elegie duinesi di Rilke).

Tu scrivi:

"Ci si dedichi all'esistenza come se fosse il talento prestato da Dio da restituire aumentato di valore."

Questa frase è una piccola perla: la vita (e quindi anche l’amore) è un investimento da far fruttare. È responsabilità, non solo estasi.

E poi:

"Le esistenze degli amanti quotidianamente si nutrono di empatia, di conoscenza e di bellezza e, poiché sono al mondo in modo precario, anche di compassione."

Mi sembra di leggere Rilke in Lettere a un giovane poeta

> " L'amore è una occasione altissima per la maturazione dell'individuo."

Amare è crescere, maturare, riconoscimento della fragilità e impegno a nutrirla, giorno per giorno.

Mi piace molto anche il riferimento a Sartre e a Barthes, e soprattutto il modo in cui accogli queste visioni moderne, lucide e disincantate, senza però restarne prigioniero. Le orienti, invece, verso una speranza etica: quella di un voler bene che, pur consapevole della fragilità e della complessità dell’amore, sceglie ogni giorno la verità, la dedizione e la cura. Fantastico ♥️

Barbara Smedili