Le guerre che lacerano e la pace che unifica
Lillo Messina (Messina, 1941) "Senza titolo" 1976 - olio su tela, cm 50 x 70
di Nino Gussio -
Sul fronte ucraino i russi perdono circa 1200 soldati, ovvero giovani, al giorno e la stima attuale di perdite è grosso modo di un milione da quando è iniziata la guerra; non si capisce perché Putin si ostina a chiamare questa immane catastrofe operazione speciale e non guerra, forse per non ferire la sensibilità dei russi che stranamente non gliene chiedono conto. Non si capisce nemmeno perché Zelenski si ostina ad accettare di sacrificare il suo popolo per la difesa di un occidente che oltre a sfornare armi non è capace di ottenere una pace per fermare lo scempio in atto e per impedire che dilaghi e possa diventare una apocalisse nucleare.
Sarebbe meritorio per tutti giungere ad una pace che rispetta i diritti e la vita dei due popoli in conflitto da tre anni magari con la disponibilità dei paesi UE a ridimensionare l'alleanza NATO interrompendo la corsa agli armamenti, a riprendere i legami culturali, politici economici con la federazione russa a cui si deve riconoscere il ben meritato ruolo di superpotenza scaturito dalla vittoria sul nazifascismo.
Deve essere evidente anche per Putin che le conquiste territoriali, in una economia globale e altamente tecnologica, sono ben poca cosa, nostalgie imperiali del passato che ritardano il progresso dei popoli e distruggono risorse necessarie al loro benessere.
La guerra ha lacerato il rapporto tra russi ed ucraini e per ripristinarlo sono necessari lunghi periodi di pace e non la conquista militare, tutte le oppressioni generano odio (come è testimoniato dal conflitto israelo-palestinese). Sentirsi isolati dalla Russia a molti di noi europei crea disagio e straniamento, la letteratura russa ha contribuito a formare la nostra visione del mondo e la coscienza morale.
Un grande paese come la Russia non ha bisogno di padrini nordamericani o cinesi, ha bisogno di unire il presente per progettare un futuro di pace e di progresso ineguagliabile con gli europei perché entrambi sono il rispecchiamento reciproco. Tutti i popoli sanno che solo la pace unifica perché non crea barriere e incentiva vicinanze ideali e spirituali e solidarietà, il patriottismo, l'identità nazionale non devono trasformare i paesi in caserme a cielo aperto, la sicurezza non si ottiene con gli arsenali militari stracolmi e con ordigni nucleari che per le loro capacità distruttive sono degradanti per l'umanità e maledette da Dio. È un crimine senza attenuanti polverizzare vite e aspirazioni al benessere, alla felicità con l'arbitrio del potere, è un crimine contro natura fomentare odi per scatenare violenze efferate per imporre egemonie inutili anche alle nazioni vincitrici. Non è concepibile in nazioni che si dichiarano cristiane che la ferocia, soprattutto delle istituzioni statali, sia usata per dominare e separare, sacrificare con le guerre i popoli.
Non ci è consentito, come specie umana, dopo aver sopravvissuto all'inclemenza della natura con la tenacia e con la creatività, sparire per strategie e ambizioni di poteri contrapposti di cui siamo ostaggi.