Richiesta sospensione collaborazioni con istituzioni accademiche e di ricerca dello Stato di Israele

Richiesta sospensione collaborazioni con istituzioni accademiche e di ricerca dello Stato di Israele

Ai componenti del Consiglio di Amministrazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Alla luce della drammatica situazione umanitaria in Palestina, visti i pronunciamenti delle più
importanti istituzioni giuridiche internazionali, gli obblighi richiamati dalla risoluzione A/ES-10/L.31
dell'ONU, e gli inequivocabili chiarimenti esposti il 24 aprile 2025 in sede centrale del CNR a Roma
dalla Dottoressa Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per il Territorio
Palestinese Occupato, nel seminario dal titolo “Responsabilità degli Enti di Ricerca nel caso di
violazione del diritto internazionale”, chiediamo l’immediata sospensione cautelare delle
collaborazioni scientifiche e tecnologiche fra il CNR e le istituzioni accademiche e di ricerca
israeliane. Questa sospensione, sollecitata anche dalla Società Italiana di Diritto Internazionale nel
documento votato per consensus nel corso della propri assemblea1, si rende necessaria in attesa
di una ricognizione completa di tutti i progetti di collaborazione, da effettuarsi con il supporto del
Grant Office e in collaborazione con i gruppi di ricerca, che raccolga prove documentali esplicite
circa il non coinvolgimento delle istituzioni israeliane in attività che, direttamente o indirettamente,
possano configurarsi come violazioni del diritto internazionale umanitario, dei diritti umani
fondamentali o come forme di supporto, anche tecnico o conoscitivo, a politiche o atti qualificabili
come crimini di guerra, crimini contro l’umanità o pratiche di apartheid ai sensi delle convenzioni
internazionali vigenti.
Dato il dimostrato coinvolgimento di tutto il sistema universitario e di ricerca israeliano nella
violazione dei diritti umani del popolo palestinese, in particolare nel mantenimento
dell’occupazione del Territorio Palestinese Occupato e del regime di apartheid cui la popolazione
palestinese è sottoposta, riteniamo, da un punto vista etico, che ogni collaborazione scientifica e
tecnologica con tali istituzioni costituisca un potenziale sostegno alle politiche attuate da Israele,
incluse quelle di pulizia etnica ai danni del popolo palestinese e, da un punto di vista giuridico, che
tali collaborazioni rappresentino una violazione del diritto internazionale, come argomentato nel
seguito.
Il coinvolgimento delle Università e centri di ricerca israeliani nelle violazioni dei diritti umani del
popolo palestinese si manifesta tanto nello sviluppo di tecnologie belliche, di sorveglianza e di
repressione dei palestinesi, quanto nell’elaborazione di interpretazioni del diritto internazionale
tese a legittimare le operazioni militari e le politiche dello Stato di Israele. La ricercatrice israeliana
Maya Wind nella sua ricerca ha mostrato dettagliatamente come le diverse discipline STEM e SSH
sono allo stesso modo strutturalmente complici nel sostenere l’apartheid e l’occupazione militare,
così come le continue violazioni dei diritti umani dei palestinesi. Inoltre, la costruzione stessa dei
campus delle Università israeliane hanno rappresentato, nel corso degli scorsi decenni, avamposti
regionali strategici per promuovere contestualmente l’espulsione della popolazione palestinese e
l’espansione degli insediamenti ebraici. Il sistema universitario e di ricerca israeliano costituisce,
quindi, un pilastro portante del colonialismo di insediamento dello Stato di Israele. Per una
documentazione puntuale e approfondita di quanto qui brevemente riportato, si faccia riferimento
al testo “Torri d’avorio e d’acciaio” - Ed. Alegre 2024 - della cittadina ebrea israeliana Maya Wind,
ricercatrice presso il Dipartimento di Antrolopogia dell’Università della British Columbia.
Presentiamo questa nostra richiesta dopo oltre 20 mesi di offensiva dello Stato di Israele a Gaza,
lanciata a seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023. Il quadro umanitario nella Striscia di Gaza è
devastante. Secondo dati riportati dall’Ufficio per gli affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA)
aggiornati al 30 aprile 2025, l’offensiva dello Stato di Israele, ha ucciso oltre 52.400 persone (di cui
oltre 15.600 bambini e 8.300 donne), ne ha ferite altre 118.000, ha distrutto e/o danneggiato oltre il
92% degli edifici residenziali e ha reso totalmente inservibili il 37% delle infrastrutture sanitarie. Il
blocco degli aiuti umanitari, rivendicato pubblicamente dalle autorità israeliane, comporta la
malnutrizione di oltre il 92% dei bambini al di sotto dei 2 anni e delle donne incinta e/o in fase di
allattamento. Per quanto riguarda il sistema educativo, l’intera rete di formazione superiore e
ricerca di Gaza è stata rasa al suolo. Ora, con l’invasione di terra, la permanente occupazione
della Striscia di Gaza e il sistema militarizzato di distribuzione degli aiuti umanitari, ancora
totalmente insufficiente, la situazione è ulteriormente precipitata.
A fronte di questo quadro drammatico la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e la Corte Penale
Internazionale (CPI) hanno emesso ordinanze, mandati d’arresto internazionali ed espresso pareri
consultivi ai quali sono seguiti risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votate a
maggioranze molte larghe. In particolare, ricordiamo i seguenti pronunciamenti (riferimenti e
dettagli a fine testo):
- Lo scorso 26 gennaio 2024, la CIG ha emesso un’ordinanza2 nella quale si riconosce che il
popolo palestinese ha il diritto di non essere sottoposto a genocidio e che vi è un rischio
reale ed imminente che venga arrecato un danno irreparabile a tale diritto. La CIG ha inoltre
indicato sei misure cautelari urgenti atte a impedire che questo avvenga.
- Di fronte all’evolversi della situazione a Gaza per effetto delle successive azioni intraprese
da Israele, il 28 marzo 2024 e il 24 maggio 2024 la CIG ha successivamente emesso altri
due ordini di misure cautelari per tutelare la popolazione palestinese3.
- La CPI il 21 novembre 2024 ha emesso mandati di arresto4 nei confronti dell’attuale
premier israeliano Netanyahu e l’allora Ministro della Difesa Gallant per crimini contro
l’umanità e crimini di guerra.
- La CIG il 19 luglio 2024 ha emesso un parere consultivo5, richiesto dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, riguardo alle Conseguenze Legali per gli Stati membri
derivanti dalle politiche e dalle pratiche di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso
Gerusalemme Est, in cui:
- Si dichiara illegale l’occupazione da parte di Israele dei Territori Palestinesi Occupati,
- Si dichiara che il regime legislativo imposto da Israele al popolo palestinese nei Territori
Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est costituisce una discriminazione
sistematica dei diritti del popolo palestinese;
- Si obbliga tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a non riconoscere come legale
la presenza di Israele nei Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est, e
a non supportare e aiutare il mantenimento di tale occupazione.
- L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 settembre 2024 ha votato a grande
maggioranza (124 Stati a favore, 14 contrari e 43 astenuti) la risoluzione A/ES-10/L.31 in cui
chiede agli Stati membri delle Nazioni Unite di: impedire relazioni commerciali e
investimenti che aiutino il mantenimento della situazione di illegalità creata da Israele
nei Territori Palestinesi Occupati; adottare misure affinché i propri cittadini, imprese e
istituzioni non agiscano in modo tale da riconoscere come legale la presenza di Israele nei
Territori Palestinesi Occupati, incluso Gerusalemme Est, e non supportino e aiutino il
mantenimento di tale occupazione; implementare sanzioni contro enti e persone
coinvolti nel mantenimento della presenza illegale di Israele nei Territori Palestinesi
Occupati.
Questi ultimi due documenti sono particolarmente rilevanti per le istituzioni accademiche e di
ricerca di tutti gli Stati Membri delle Nazioni Unite, Italia compresa. Come infatti illustrato
chiaramente e inequivocabilmente dalla Dottoressa Francesca Albanese nel corso del suo
seminario, i pronunciamenti delle Corti internazionali hanno rilevanti implicazioni sul piano
giuridico, anche nazionale. La complicità del sistema universitario israeliano nella violazione dei
diritti umani dei palestinesi insieme all’obbligo degli Stati Membri di “non riconoscere, aiutare e
supportare l’occupazione illegale del Territorio Palestinese Occupato” (CIG, 19/7/2024) che ha
spinto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (18/9/2024) a chiedere agli Stati di “implementare
sanzioni contro enti e persone coinvolti nel mantenimento della presenza illegale di Israele nei
Territori Palestinesi Occupati”, richiede quantomeno la sospensione immediata in via cautelare di
qualunque collaborazione fra il CNR ed enti di ricerca/Università israeliani, in attesa di una
successiva ricognizione documentale che provi esplicitamente il non coinvolgimento di tali
istituzioni in attività illegali intraprese dallo Stato di Israele. La non ottemperanza di questo
obbligo renderebbe potenzialmente il CNR, e di conseguenza la sua Governance, passibile
di denuncia agli organi competenti per violazione del diritto internazionale, come ribadito
dalla Dott.ssa Albanese il 24 aprile scorso.
Come comunità scientifica del CNR chiediamo quindi che l’Ente, in autotutela legale, sospenda le
collaborazioni con enti di ricerca ed Università israeliane. Non vogliamo che la storia del CNR sia
indelebilmente macchiata da una condanna per complicità con Israele nella violazione dei diritti
umani del popolo palestinese e in quello che la CIG ha definito un plausibile genocidio.
Inoltre, il coinvolgimento del sistema accademico e di ricerca israeliano nella violazione dei diritti
umani pone degli inevitabili interrogativi anche dal punto di vista etico per il Consiglio Nazionale
delle Ricerche. Com’è possibile stringere accordi di collaborazione con istituzioni di uno Stato sotto
processo per genocidio alla Corte Internazionale di Giustizia? Com’è possibile istituire
collaborazioni con enti e/o università che contribuiscono alla violazione dei diritti umani? Per
andare più nel concreto: com’è possibile, ad esempio, istituire una collaborazione in campo medico
con istituzioni di un paese che ha sistematicamente bombardato e distrutto tutti gli ospedali della
Striscia di Gaza? È eticamente legittimo condurre studi congiunti sulla rigenerazione del suolo a
fini agricoli con istituzioni di uno Stato i cui vertici rivendicano pubblicamente il blocco di aiuti
umanitari a Gaza che sta provocando una carestia?
A questi interrogativi di natura etica e morale, decine di Università nel mondo, come parte di un
movimento globale, hanno sospeso collaborazioni con Università ed enti di ricerca israeliani: dalla
Norvegia, agli Stati Uniti, alla Spagna, ai Paesi Bassi, al Belgio, al Sud Africa e, anche, all’Italia.
Chiudiamo questa lettera con una considerazione di carattere etico. Quando fra qualche tempo,
l’umanità, la Storia, si guarderà indietro e ripercorrerà questi mesi, verranno inevitabilmente
giudicate le nostre condotte: qual è stato il ruolo della scienza nella costruzione di processi di
pace, nel miglioramento delle condizioni di vita di tutte/i, nella promozione del rispetto dei diritti
umani e della vita? Cosa abbiamo messo in pratica per evitare lo sterminio del popolo palestinese?
Cosa abbiamo fatto per promuovere e, perché no, rafforzare il multilateralismo a fronte della
proliferazione dei conflitti? Stiamo infatti assistendo a uno storico cambio di paradigma al livello
globale: con tutti i ben noti limiti, il diritto internazionale rischia di perdere ogni parvenza di
legittimità, lasciando il passo, anche formalmente, alla legge del più forte. Si tratta quindi di capire
se il CNR vuole contribuire allo smantellamento definitivo della legislazione internazionale o se,
invece, come ci auspichiamo, voglia ribadirne la sua centralità.
Ancora oggi, dopo più di 90 anni, ci ricordiamo dei 12 docenti universitari che nel 1931 si
rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, scegliendo di stare dalla parte giusta della Storia. Ci
auspichiamo che le generazioni a venire possano dire lo stesso del CNR di oggi.
Note:
1 La Società Italiana di Diritto Internazionale e di Diritto dell’Unione Europea (SIDI) sollecita le istituzioni accademiche e
gli enti di ricerca a sospendere gli accordi di cooperazione o collaborazione, anche informale, con le istituzioni e gli enti
israeliani che contribuiscano al perpetrarsi delle gravissime violazioni del diritto internazionale [...] e al mantenimento
dell’occupazione illegale del Territorio Palestinese
2 Application of the Convention on the prevention and punishmenti of the crime of genocide in the Gaza Strip, 26/01/2024
3 Order of March, 28 2024, Order of May, 24 2024
4 Mandati di arresto contro B. Netanyahu e Y. Gallant.
5 Parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19/07/2024. L’occupazione dei Territori Palestinesi occupati
è stat dichiarat illegale in quanto viola i principi fondamentali del diritto internazionale riguardo all’annessione di territori
tramite l’uso della forza e le negazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Inoltre la discriminazione
sistematica dei diritti del popolo palestinese avviene in violazione dell’art. 3 della Convenzione Internazionale per
l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione Razziale, “CERD”, 21/12/1965, in cui gli Stati si impegnano a prevenire,
vietare ed eliminare sui territori sottoposti alla loro giurisdizione, tutte le pratiche di segregazione razziale e “apartheid