IRONIA O SPERANZA. CHI SARÀ L’ULTIMA A MORIRE?

Antonio Sciacca (Catania, 1957) "Omaggio ad Alberto Burri" - tecnica mista su tela, cm 50 x 70

di Nino Gussio

L'esercito di Netanyahu uccide lentamente, come la droga i tossicodipendenti, gli abitanti di Gaza (non vi è giorno che decine di inermi, soprattutto di donne e di bambini non cadono colpiti da cecchini e dai bombardamenti). Viene la voglia di commentare che i palestinesi, come i drogati non hanno fretta di morire ma forse sarebbe meglio una overdose di violenza genocida per far finire la letale sofferenza (sarebbe legittimo sapere quanti israeliani sarebbero d'accordo nell'infliggere questa overdose).

Amaramente possiamo dire che non è la speranza l'ultima a morire ma l'ironia; tra tanta follia i buoni sentimenti fanno da controcanto all'urlo delle vittime al boato delle bombe.

Nel caos della disumanizzazione non si può, non si deve vivere accettando le quotidiane stragi, il dilagante annichilimento dei valori umani, pena della dissoluzione di ogni convenienza civile anche nei paesi che godono un tempo di pace che comunque non è garantito come è dimostrato dall'aumento degli investimenti alle industrie belliche e dalle traballanti alleanze una volta solide.

Tutti i cittadini del mondo, soprattutto europei, sono potenzialmente prede della violenza bellica. Non si può restare inerti, sperando di cavarsela per un caso fortunato, è necessaria una rivolta generalizzata in ogni parte della terra contro tutti gli apparati di potere per imporre la nostra volontà di pace, la tutela della vita e dei diritti contro ogni antagonismo, contro ogni arbitraria egemonia.

È l'unica salvavita, è l'unico progresso umano farsi cospiratori del bene per indurre i leader delle grandi potenze, di tutte le nazioni a più che miti pratiche politiche e economiche. Nessun cittadino, nessun popolo si salva da solo, cerchiamo di essere determinati a voler essere non elementi spuri della nostra specie ma tutti orgogliosamente appartenenti alla stessa famiglia.