L’uomo ed il territorio
Palazzolo Acreide 28 luglio 2025. Conferenza stampa ex Comandante Corpo Forestale Sicilia per proposte contro incendi
La nostra Italia, è una nazione che sia per motivi di assetto idrogeologico, sia per trascuranza congenita a tutto ciò che è cultura dell’ambiente, soffre da sempre per i danni provocati dal degrado dei suoli, da qui il pericolo di desertificazione, e dall’alterazione degli ecosistemi preesistenti, di conseguenza le frane e le alluvioni.
Oggi in Sicilia, dopo l’ennesimo evento meteorologico estremo, mi succede di sentirne di tutti i colori, soloni di sempre si affannano a cercare le cause e a trovare le soluzioni, ma è come vedere un film già visto. A proposito, nell’era di internet, vi invito a fare un po’ di ricerche a ritroso; Vedrete le stesse immagini, sia della Sicilia che di altre parti d’Italia, sentirete le stesse considerazioni, ma soprattutto vi accorgerete che nei giorni subito dopo l’evento, tutto e tutti giurano che tutto questo non deve succedere più.
Ma, come sempre, dopo qualche settimana non si sente più nessuno che ne parla, e qui non sarebbe neanche male, visto che ne parlano senza cognizione di causa, ma la cosa più grave è che chi di dovere nulla più fa per la prevenzione di tali eventi, limitandosi a stanziare dei fondi per qualche ripristino dei luoghi danneggiati.
E perciò non sentiremo più nessuno che parla del consumo dei suoli, frase magica con cui tutti vogliono far intendere che ne capiscono qualcosa, poveri ignoranti! A tutti loro voglio dedicare alcune considerazioni fatte da don Luigi Sturzo, su Illustrazione Italiana il 20 novembre del 1949:” il più grave problema da affrontare è quello della sistemazione montana per favorire il consolidamento del suolo, l’imbrigliamento delle acque, il rimboschimento…… In una parola, ricordarsi che l’agricoltura comincia dalla montagna per arrivare alla pianura e non viceversa”.
Vedete quanta sapienza, in contrapposizione alla impreparazione attuale, provo allora io a darvi dei dati veritieri e a dirvi qualcosa di semplice e di concreto da fare subito. Negli ultimi quaranta anni (1970-2010), in Italia, la Superfice Agricola Utilizzata (SAU) è passata da diciotto milioni di ettari agli attuali tredici milioni, con una perdita netta di cinque milioni, estensione che equivale a quella della superficie dell’intera regione Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme.
In Sicilia, negli ultimi quaranta anni, si è passati dal 1.730.000 ettari del 1970, a 1.384.000 ettari del 2010, con una perdita netta di 346.000 ettari, estensione che equivale alla superficie dell’intera provincia di Catania, e come se avessimo, quindi in Sicilia, una provincia in meno, e che provincia, la più estesa dopo Palermo. Altro, rispetto alla ben poca cosa rappresentata dall’utilizzo dei terreni demaniali colpevolmente abbandonati dallo Stato, Regioni, Province ecc. ecc., con il progetto Banca della Terra, parliamo di alcune decine di ettari.
Al fenomeno dell’abbandono del territorio, si associa quello dello spopolamento dello stesso. Alcuni dati allarmanti nell’introduzione dal nostro moderatore: in Sicilia, ad Enna, la popolazione è diminuita di 28 mila unità in 23 anni. In Italia le nascite sono diminuite negli ultimi 15 anni del 38% ed ad essere maggiormente interessati dallo spopolamento sono proprio le aree interne, collinari e montane.
Sono dati allucinanti! In questi giorni non ho sentito levarsi una voce in tal senso, il nostro Paese Italia, pur avendo una modesta estensione territoriale, risulta essere al quarto posto nel mondo per numero di vittime annue causate dagli eventi citati.
Eppure il fenomeno delle terre incolte o abbandonate o insufficientemente coltivate non è recente, basti ricordare che lo Stato italiano, nel 1978 ha approvato la legge n.440, riguardante il recupero produttivo delle terre incolte o abbandonate o insufficientemente coltivate, anche al fine della salvaguardia degli equilibri idrogeologici e della protezione dell’ambiente, legge che per essere applicata, necessita soltanto di regolamentazione in sede regionale. In Sicilia nello stesso anno di emanazione della legge, un Governo attento, quello presieduto dall’On. Piersanti Mattarella, che aveva Assessore regionale alla Presidenza On.le Santi Nicita, mi contattò per un confronto sulla materia in questione, mi diede l’incarico, a titolo gratuito, di redigere un PROGETTO DI INDAGINE SULLE TERRE INCOLTE ED INDAGINE CONOSCITIVA SUL PATRIMONIO ZOOTECNICO (specie degli allevatori senza terra ai quali era molto interessato il Presidente Piersanti), da sottoporre al C.I.P.E..
Il progetto fu, con immediatezza, approvato, predisposi gli atti necessari per la sua esecuzione. Il tutto fu fatto in breve tempo e il primo Gennaio 1980, si sarebbe dovuto dare il via ai lavori, ma d’improvviso l’iter fu bloccato, dopo l’assassinio per mano mafiosa del Presidente della Regione. Voglio essere buono, come credo sia il mio animo, c’erano allora ed ancora oggi cose più importanti da fare, come se ci fossero cose più importanti della salvaguardia del territorio e delle vite umane che in esso vivono.
All’art.4 della legge 440 del 1978 tutti i provvedimenti relativi al riutilizzo dei terreni censiti, per essere messi a disposizione da chi dimostri di avere le capacità tecniche ed economiche per rimetterli a produzione nel comparto agrosilvopastorale, con prelazione nei terreni impervi alla forestazione, per favorire il consolidamento del suolo ed il rimpinguamento delle falde freatiche. Rimessa a produzione, lo dicono i fatti, consentirebbe ai nostri giovani di rimanere nel nostro territorio, a patto che la mano pubblica lo attrezzi di infrastrutture materiali ed immateriali. Questo comma è chiaramente destinato alla professionalità dei dottori agronomi e Forestali che lo debbono declinare in tutti i risvolti tecnici ed economici, per consegnarlo all’attuazione, assistiti in ciò dal CFRS.
Nella mia lunga carriera dirigenziale alla Regione siciliana, nella qualità di Vice Presidente del comitato organizzatore, ho avuto l’onore di riuscire a tenere in Sicilia, il Terzo congresso nazionale di Selvicoltura. Si tenne a Taormina dal sedici al diciannove di ottobre del 2008, al “ San Domenico Palace Hotel”. Nella seduta inaugurale, alla presenza di autorevoli componenti del governo nazionale e regionale, nonché di studiosi di levatura nazionale ed internazionale della materia, ebbi modo di sollevare la questione di che trattasi, e chiudendo il mio intervento dissi: “ Se vogliamo che ci sia un ritorno fra la natura e l’uomo e anche fra l’uomo e le istituzioni, le istituzioni e la politica, bisogna fare in modo che tutti facciano egregiamente il loro dovere, perché credo che in questo Paese, non lo stiamo più facendo da tanto tempo”.
Ancora oggi, si ritiene che tutti facciano il loro dovere, se le frane stimate sono circa cinquecento per una superficie interessata di ventuno kmq, pari quasi al 7% del territorio nazionale, se i danni, provocati dal dissesto sono quantificati nell’ordine di due miliardi di euro l’anno? Credo proprio di no.
Ed allora finiamola di guardare a valle del problema, dobbiamo andare alla fonte della questione. L’origine di tutto è nell’abbandono del territorio da parte dell’uomo, la superficie delle aree interne, collinari e montane è pari ai due terzi del totale e queste zone stanno, molto velocemente, perdendo il presidio dell’uomo che con la sua presenza, con le sue attività produttive, principalmente, agricole e silvopastorali, tutelava il territorio e lo preservava dal dissesto idrogeologico. Tutelare montagna, collina e zone interne, significa tutelare le zone urbanizzate, non ci può essere sviluppo urbano ordinato, se non si tutela la maggior parte del territorio che sta intorno.
Chiudo con alcuni dati significativi: la filiera del legno continua ad essere una realtà produttiva ed occupazionale, oggi rappresentata da ottantamila aziende, con più di cinquecentomila lavoratori. Filiera che alla luce dei dati citati, terre incolte, abbandonate od insufficientemente coltivate, può avere grossi margini di sviluppo. Limiteremo così le importazioni dall’estero, importiamo i due terzi del fabbisogno di legno, raggiungendo il triplice obbiettivo, di dare una mano all’imprenditoria del legno, cosa ancora più importante, di ritornare a presidiare il territorio, limitando così seriamente il succedersi dei disastri ambientali ed infine di utilizzare al meglio la manodopera bracciantile degli operai utilizzati nella cura e manutenzione dei boschi.
Infine, non è vero che non si può tornare, in queste zone, più genericamente, alle attività agro-silvo-pastorali, lo si può fare ad un patto che lì, si ritorni a produrre prodotti tradizionali e di qualità, per i quali, così come ha fatto da tempo la Francia si applichino politiche di vantaggio e si chiedano alla U.E., deroghe alle normative vigenti in materia agroalimentare per i prodotti tradizionali del territorio. Deroghe che si danno proprio a tutela delle piccole produzioni tipiche, che altrimenti si perderebbero, in forza delle stringenti normative comunitarie riguardanti i prodotti dell’agroindustria, che impongono l’uso di metodologie standardizzate, assieme ad attrezzature di tipo industriale.
Ciò, oggi è particolarmente favorito anche alla luce dell’attivazione delle politiche green dell’Unione Europea, che partendo dalla preminenza del preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi dipendenti dall’agricoltura e dalla silvicoltura, prevede l’incentivazione dell’economia circolare, dell’uso efficiente delle risorse naturali e del paesaggio per un economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare e forestale, che riportando ad insediare l’uomo nei terreni, cosiddetti marginali, contenga i fenomeni di dissesto idrogeologico ed allo stesso tempo produca reddito ed occupazione.
PALAZZOLO ACREIDE 28 LUGLIO 2025
Michele Salvatore Lonzi Michele Lonzi