Sul Ponte delle meraviglie, costi stellari e troppe incognite

Sul Ponte delle meraviglie, costi stellari e troppe incognite

di Vincenzo Imperitura -

Un paio d’ore di discussione alla presenza della premier Giorgia Meloni e del titolare del Mit Matteo Salvini, e poco più di una settimana di studio per le migliaia di faldoni di un progetto vecchio di 14 anni e aggiornato in fretta e furia dopo le riesumazione della società Stretto di Messina: tanto è bastato al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess), per garantire luce verde al progetto per il ponte sullo Stretto che da ieri, in attesa del pronunciamento della Corte dei Conti, muove i suoi primi passi ufficiali. Un’accelerazione vertiginosa e fortemente contestata dalle associazioni ambientaliste, dalle circa 700 famiglie sul punto di perdere la propria casa e da quasi tutte le amministrazioni delle città (Messina esclusa) direttamente coinvolte dai futuri cantieri.

«Quello di oggi non è un punto di arrivo ma un punto di partenza – ha detto Salvini durante la conferenza stampa di ieri a palazzo Chigi – che arriva dopo due anni e mezzo di lavoro costante e qualche centinaio di riunioni a tutti i livelli. È un’emozione, non si è mai arrivati all’approvazione del progetto definitivo con l’intera copertura economica e la condivisione dei territori. Sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo. Ritengo che sarà un acceleratore di sviluppo, perché sarà una parte della soluzione dei problemi del Mezzogiorno, se verrà ultimata l’alta velocità che è in corso di programmazione tra Salerno e Reggio Calabria. Se si parte come si sta partendo, l’obiettivo dell’attraversamento del Ponte sullo Stretto è previsto tra il 2032 e il 2033».

«Se si parte come si sta partendo, l’obiettivo dell’attraversamento del Ponte sullo Stretto è previsto tra il 2032 e il 2033»Matteo Salvini

Altrettanto entusiasta la premier Meloni che, durante la riunione di ieri mattina, ha sottolineato come il Ponte sia «un’opera strategica per lo sviluppo di tutta la Nazione, frutto di un lungo processo progettuale e normativo che questo governo ha scelto di riavviare nel 2022, dopo la sospensione decisa dal governo Monti nel 2012. Non è un’opera facile, ma lo riteniamo un investimento sul presente e sul futuro dell’Italia – ha detto ancora la Meloni – lo facciamo per dare lavoro e opportunità, visto il moltiplicatore che un’opera di questa imponenza può generare sul nostro tessuto economico e produttivo».

IL TASSELLO MANCANTE
Al di là dei toni trionfalistici utilizzati dalla premier e dal ministro Salvini per l’approvazione del progetto definitivo e la conseguente dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, il parere del Cipess non è l’ultimo step prima dell’avvio dei cantieri sulle due sponde dello Stretto. Sul piatto resta infatti il fondamentale parere della Corte dei Conti che avrà il compito di esaminare la solidità economica di un progetto faraonico da quasi 14 miliardi di euro interamente scaricati sul bilancio nazionale. Così come restano numerosi i nodi ancora da sciogliere sul versante progettuale, legale e di qualità della vita per i cittadini delle due città che dovranno sostenere sulle proprie spalle una decina di anni almeno di cantieri fortemente invasivi.

I NUMERI DEL PONTE
Una campata unica di 3.300 metri (che fa di quello sullo Stretto il ponte più lungo sul pianeta) capace di ospitare tre corsie stradali per senso di marcia e un doppio binario per il passaggio dei treni, due piloni alti 400 metri da piazzare sulle spiagge di Cannitelo, sul versante calabrese, e di Capo Peloro su quello siciliano. E ancora, poco più di 70 metri di “franco navigabile” (l’altezza massima del ponte sotto cui dovranno passare alcuni dei più imponenti “giganti del mare”, sia turistici che mercantili, che ogni giorno attraversano lo Stretto) per un impalcato che sfonda il muro dei 60 metri di larghezza.

I NODI PENDENTI
L’approvazione del progetto definitivo al collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto da parte del Cipess apre ora le porte alla stesura dei vari progetti esecutivi, che saranno spezzettati in tante piccole parti grazie al blitz del governo che, nel decreto infrastrutture approvato una manciata di mesi fa, per la prima volta, ha previsto la possibilità di dividere in tanti progetti separati le opere (collegamenti ferroviari e metropolitani, pontili, gallerie e viadotti) che andranno a completare il ponte stesso.

DOMANDE SENZA RISPOSTA
Del rinnovato e travagliatissimo iter progettuale del ponte – già bocciato nel 2012 per irrisolti problemi legati al rispetto delle direttive ambientali comunitarie – restano poi le paure per la sorte di un ecosistema fragilissimo come quello dello Stretto e le tante prescrizioni certificate dagli esperti chiamati nel tempo dallo stesso governo a esprimere un parere sulla fattibilità dell’opera. A cominciare dallo stesso Comitato scientifico guidato da uno dei “padri” storici del ponte, Alberto Prestininzi che, nella lunga relazione depositata nel marzo del 2024 al Mit, ne certificò ben 68 che avrebbero dovute essere sanate prima della posa della prima pietra. Nel mirino dei tecnici finirono i materiali previsti per la costruzione (con in testa l’acciaio con cui si dovranno fabbricare i cavi deputati a tenere in piedi l’intera struttura) e la scarsa attenzione che i progettisti riservarono agli effetti di un possibile maremoto – quello del 1908 investì e rase al suolo le città di Reggio e di Messina – o di un terremoto, anche alla luce della scoperta, da parte dell’università di Catania, di una faglia attiva a meno di 20 metri dal punto su cui dovrebbe sorgere il pilone sul lato calabrese dello Stretto. Faglia certificata anche dall’Ispra ma che per la società Stretto di Messina non sarebbe in grado di generare terremoti.

L’ASPETTO LEGALE
A completare un quadro non certo confortante, resta poi la penale monstre che incombe sull’opera in caso di interruzione dei lavori. Fino a 1,5 miliardi di euro (la somma è calcolata sul valore totale stimato dell’opera di circa 14 miliardi di euro) che le casse dello Stato si troverebbero a dover versare al consorzio Eurolnk che, guidato da Webuild, si occuperà della costruzione del collegamento stabile.