La guerra dei giornalisti
246 giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi nella Striscia di Gaza dall'esercito israeliano tra il 7 ottobre 2023 e il 26 agosto 2025. Un dato che non ha precedenti. Nello stesso periodo almeno in 520 sono stati feriti da proiettili o missili israeliani, mentre i familiari di giornalisti uccisi sono oltre 800. Israele ha distrutto 115 strutture o centri logistici dei media nella Striscia mentre in Cisgiordania e a Gerusalemme ha chiuso 12 tipografie sgradite e "spento" cinque canali.
Secondo i dati raccolti dal Sindacato dei giornalisti palestinesi, dall'ottobre 2023 sarebbero stati registrati 206 casi di arresto e detenzione di colleghi da parte delle autorità israeliane: 55 restano detenuti nelle carceri israeliane, tra cui cinque giornalisti che erano già stati imprigionati prima del 7 ottobre di due anni fa. Farah Abu Ayash di Beit Ummar a Hebron risulta ancora rinchiusa in isolamento nel centro di detenzione di Moskobiya.
Si sono perse le tracce di Nidal Al-Wahidi e Haitham Abdul Wahid, "il che costituisce un vero e proprio crimine di sparizione forzata in chiara violazione del diritto internazionale, del diritto internazionale umanitario e della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate adottata dalle Nazioni Unite e in vigore dal 2010", come denuncia il Sindacato.
Il nostro pensiero va a loro, e non da oggi. Esattamente un anno fa pubblicavamo infatti il podcast "La guerra dei giornalisti" di Anna Maria Selini, dedicato proprio ai reporter sotto attacco a Gaza, in Israele e nei Territori occupati. Puoi ascoltarlo dal nostro sito o sulle principali piattaforme. Intervengono Nahum Barnea, Ugo Tramballi, Haggai Matar, Anton Abu Akleh, Shuruq As’ad, Nasser Abu Baker, Yehuda Shaul, Duccio Facchini, Andrea De Domenico, Amira Hass. Materiale utilissimo per comprendere l'attualità e provare a restare umani. Aiutaci a diffonderlo.
Grazie per il supporto, a presto,
la redazione