La solidarietà: un’idea semplice e grandiosa
di Angela Maria Trimarchi -
«Una piccola flotta di imbarcazioni, piccole e grandi sta solcando il Mediterraneo alla volta di Gaza. Porta persone provenienti da 44 paesi: attivisti, politici, medici, giornalisti, giuristi, insomma i rappresentanti della miglior società civile.
Non recano armi, ma aiuti alla popolazione di Gaza stremata dalle bombe e dalla fame. Intendono rompere con la forza della non violenza il blocco che impedisce agli aiuti umanitari di raggiungere Gaza.
L’obiettivo è duplice: da una parte sbarcare aiuti che l’esercito israeliano non lascerà entrare a Gaza, consapevoli che si tratta di un gesto simbolico, ma di un simbolismo che svela radicalmente la fame che travaglia i palestinesi, il blocco che impedisce loro di mettersi in salvo, l’uccisione sistematica da parte dell’Idf, l’esercito israeliano, dei giornalisti palestinesi che documentano ciò che succede nella Striscia, gli unici a cui concede di farlo fino a che un drone non li colpisce: 278 di loro sono già morti.
Dall’altra attuare una provocazione che potrà portare a uno scontro cruento ma che farà apparire chiaramente le responsabilità di quanto sta succedendo» [Anna Foa, Gli aiuti di Flottilla, una luce nella tenebra, La Stampa 6 settembre 2025].
Questa piccola rivoluzione pacifica dal basso - conclude Anna Foa - vede protagonisti anche gli oppositori interni del governo israeliano, accusati anch’essi di terrorismo, «i giusti che sfilano chiedendo la fine della guerra, la liberazione degli ostaggi oltre che la cessazione del massacro dei palestinesi. Finché ci sono questi giusti possiamo ancora vedere una luce debole nelle tenebre. Ma fino a quando? E se non ora quando?» [Ibidem]
Insieme ad attivisti, politici, medici, giornalisti, giuristi, insomma i rappresentanti della miglior società civile, insieme agli oppositori interni del governo israeliano, vorrei ricordare tutti quei sacerdoti che nelle loro parrocchie stanno organizzando iniziative per sensibilizzare, informare, coinvolgere in azioni di protesta pacifica, come il boicottaggio dei prodotti americani e israeliani, i loro fedeli.
A Roccalumera il 31 agosto scorso è stata organizzata dalla Parrocchia S. Maria della Catena un’iniziativa molto partecipata: Artisti per la pace. Insieme agli artisti è stato possibile ascoltare il commosso intervento di Boris Vitlačil, attivista italo-bosniaco della Global Sumud Flotilla, che in questi giorni di settembre è previsto che salpi da Siracusa e Catania verso Gaza. La Parrocchia della Sacra Famiglia di Santa Teresa di Riva ha deciso, in sinergia con la Camera del Lavoro Territoriale della CGIL ubicata nella stessa piazza, di aderire alla campagna di Emergency: una campagna che ha come obbiettivo il ripudio della guerra, così come dettato dall’art 11 della nostra Costituzione, allargando lo sguardo alle vittime e lavorando alla ideazione di iniziative concrete che convincano i governi ad azzerare le spese militari.
Cito queste iniziative perché vicine alla nostra sezione e perché ci hanno visto partecipi; non ho notizie di altre, ma credo che sicuramente ci siano.
In ogni caso mi piacerebbe che l’esempio virtuoso delle due parrocchie, che ho ricordato, fosse emulato da altri religiosi, un po’ com’è stato per Padre Musumeci.
«Padre Antonio Musumeci - come dice Peppino Restifo - fu la prima vittima di una lunga lista di preti e religiosi. È morto per un’idea semplice e grandiosa, la solidarietà».
Qual era la colpa di padre Musumeci? Qual era la colpa dei parroci assassinati dai nazisti? «La colpa è stata quella di essere rimasti accanto ai loro parrocchiani fino al sacrificio supremo della loro stessa vita; la loro presenza in quelle ore tragiche fu, in effetti, quella dei pastori che si adoperavano concretamente per la salvezza del Paese» [Monsignor Scarcella].
Fu questa la colpa di Massimiliano Kolbe, frate francescano polacco, che salvò un padre di famiglia dal campo di sterminio di Auschwitz, prendendone il posto il 14 agosto del 1941; fu questa la colpa del parroco don Giuseppe Bernardi e del suo vice Mario Ghibaudo della parrocchia di Boves (Cuneo), uccisi dai nazisti il 19 settembre del 1943 perché a fianco della popolazione, nell’esercizio del loro ministero sacerdotale. Don Giuseppe venne trucidato e bruciato insieme ad altri concittadini; Don Mario fu ucciso mentre benediceva un bovesano, colpito a morte da un soldato tedesco.
Solidarietà nel sentimento di sorellanza e fratellanza.
Leggendo le storie dei salvati da Padre Musumeci si rimane commossi dal grande amore di quest’uomo per persone che aveva accolto nella Casa Canonica. Salvatore Nicosia, un cieco, e sua moglie, alcune donne indifese, i so fimmineddi come le chiamava lui, che non avevano la possibilità di spostarsi e che non voleva lasciare sole e abbandonate: Sara Runci, ‘nciuriata, (soprannominata) Taormina, donna Giovannina ‘ntrallazzista, una furba che probabilmente faceva contrabbando, Cuncetta Carnabuci l’orba, donna Paola, che era la sua perpetua.
E poi quei due, che vede dalla terrazza della sua Parrocchia, Santa Maria dele Grazie di Sant’Alessio, in quell’afoso pomeriggio del 14 agosto del 1943, Cosimo Scarcella e Lia Malambrì, la sua convivente, che non avevano voluto abbandonare la casa sita sul lato sud della Chiesa. Li vede discutere animatamente con una squadra di tedeschi. Scarcella è al culmine della sua ira, in atteggiamento provocatorio, e non vuole sottomettersi. Padre Musumeci lo conosce, sa delle sue intemperanze, sa che quando si adira è facile che esca fuori di sé e lo tiene d’occhio. Si affaccia alla terrazza, lo richiama ad alta voce ammonendolo e facendo cenni con le mani affinché si calmi, vada via si rifugi in chiesa. Non viene visto e non viene ascoltato [Carmelo Duro].
In Chiesa non ci sono tesori da proteggere, c’è anche poco cibo. Dai racconti scopriamo che al mattino Padre Musumeci si era recato nelle campagne retrostanti alla ricerca di qualcosa da mangiare: aveva trovato uva, pesche, pere, carrube, patate ed era riuscito a recuperare una vastedda di pane. Ma le bocche da sfamare erano tante e il pomeriggio probabilmente quel poco che aveva trovato era stato tutto consumato.
Amore dato e amore ricevuto. I Tedeschi si saranno chiesti guardandolo con rabbia come si possa essere tanto amati. Quel prete con il suo Breviario sembrava non aver paura della morte, che guardò in faccia. Gli spararono in fronte e in mezzo agli occhi quasi a voler spegnere quel suo sorriso disarmante e disarmato.
Il sorriso di Padre Puglisi, il sorriso di chi è stato sempre accanto agli ultimi e guarda la morte con la forza della solidarietà, della carità, dell’amore dato e ricevuto.
Su quelle navi della Global Sumud Flottilla ci sono donne e uomini che vogliono soccorrere un popolo afflitto dalla guerra e affamato. Padre Musumeci, incurante del pericolo sotto i bombardamenti si inoltrava nelle campagne vicine per cercare cibo per coloro che non avevano avuto la possibilità di allontanarsi da Sant’Alessio ed anche per i soldati sbandati, che affamati bussavano alla porta della Casa Canonica.
Così mentre il pomeriggio del 3 settembre a Siracusa, insieme alle compagne e ai compagni di ANPI e di Comitato Palestina, ascoltavo le parole di chi aveva deciso di fare quello che i governi non fanno, parole piene di speranza e paura, guardavo lo Jonio, quel mare che attraverso i pescatori di Sant’Alessio Padre Musumeci aveva imparato ad amare. Così ho sperato che quel mare diventasse una tavola, come si auguravano i pescatori preoccupati dei repentini cambiamenti di rema e dai pericoli delle burrasche, affinché quelle donne e quegli uomini solidali potessero imbarcarsi sicuri e arrivare sani e salvi a Gaza.
Eravamo veramente tanti lì alla Marina di Ortigia e contemporaneamente altri 15 mila manifestavano a Catania. Così ho ripensato alle parole di Peppino Restifo, la solidarietà è un’idea semplice e grandiosa, che se condivisa può arginare le follie di guerre ingiuste che arricchiscono pochi e impoveriscono, affamano e annientano molti.
L’8 settembre un drone ha colpito una delle imbarcazioni principali, nota come Family Boat, che trasportava membri del Comitato direttivo del Global Sumud Flottilla, che in un comunicato stampa dichiara: «Gli atti di aggressione volti ad ostacolare la nostra missione non ci fermeranno».
Tantissime le mobilitazioni di piazza per sostenere la GSF e perché i governi si schierino dalla parte della pace, l’osservanza del diritto internazionale e del diritto umanitario.