Esame di coscienza

Esame di coscienza

di Giovanni Frazzica -

L'esame di coscienza, per la Chiesa cattolica e per la Chiesa ortodossa, è una pratica spirituale, propedeutica al sacramento della penitenza, con cui il credente richiama alla memoria i propri peccati con la volontà di non commetterli più e cercando così di migliorare la propria vita. Il Presidente della Federazione russa, Wladimir Putin, sembra essere appartenente alla Chiesa ortodossa, considerate anche le sue innumerevoli apparizioni nel tempio di Mosca accanto al Patriarca Kirill. La religione ebraica invece ha un insieme di regole rigide per regolare il comportamento etico dei suoi adepti definito Mitzvot che al comma 75-73PVOD recita:” Prova pentimento e ammetti il peccato compiuto. Tuttavia, se ci azzardassimo a ipotizzare che un percorso di tal genere potrebbe essere intrapreso da personaggi come Netanyahu o Putin, certamente non viaggereremmo sul terreno della realtà. Uomini di governo, o uomini di potere a diversi livelli, nel corso dell’esercizio del loro mandato, spesso vissuto in uno stato di alterazione latente comunemente definito come “delirio di onnipotenza”, non hanno la percezione del limite, del confine tra il lecito e l’illecito, tra ciò che è giusto e ciò che conviene, per cui non riescono a capire quando è il momento in cui ci si deve fermare. Quindi, se non hanno la consapevolezza di aver commesso un errore, un crimine, un peccato, non possono sentire il bisogno di intraprendere un percorso di redenzione, rispetto a reati che non ritengono di avere  commesso, nè a manifastare l’impegno a non ripeterli, avendo in corso delle tremende operazioni di guerra. E tutto questo è innegabilmente così nel rapporto di questi capi e dei loro più stretti collaboratori, responsabili degli apparati bellici, nei confronti dei rapporto spirituale-religioso. Ma oltre all’esame di coscienza, propedeutico ai sacramenti religiosi, può esistere un “esame di coscienza laico”, una riflessione  che possa far diventare insonne la notte di un Generale che pensa a un milione di morti in Ucraina o a un pilota di caccia che pensa a 20mila bambini morti nella striscia di Gaza? Forse queste riflessioni, notturne e diurne, avvengono già in grande quantità tra più persone nei paesi interessati direttamente alle guerre, perchè, se ciò non avvenisse l’umanità sarebbe definitivamente perduta. Ma, rispetto a questi moti delle coscienze, attualmente sommersi, ed anche ai sensi di colpa che i Paesi occidentali cercano di dissimulare con simboliche sanzioni e appassionate manifestazioni, non si può far altro che aspettare che il lievitare forte e largamente diffuso di un sentimento di giustizia faccia trionfare il bene sul male e si possa tornare al più presto alla normalità. Occorre la goccia che faccia traboccare il vaso.