Le scuole contro i tiranni

Le scuole contro i tiranni

di Riccardo Orioles -

Nel mare, file di navicelle che vanno a vela. In cielo, dei robot di metallo che le mirano attentamente. Un film di fantascienza, naturalmente.

No, è tutto vero. Ed è ancora più semplice, in realtà. Le navi, sono i giovani del pianeta (Terra, terzo dal Sole). E i robot? Li mandano mille persone, poco più poco meno. Sono i padroni del mondo, coloro che possiedono tutto.

In ciascuno dei regni in cui si divide c’è un essere che comanda, che è il più ricco di tutti. “Oligarca”, “tycoon” - variano i nomi, ma il potere è assoluto. Uccidono, bombardano, ammazzano soprattutto i bambini.

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Giù in basso, ragazze e ragazzi anche qualche insegnante. Essi infatti provengono soprattutto dalle scuole. Le scuole; residuo di tempi migliori, un tempo popolavano il pianeta: i cuccioli degli umani scorrazzavano lì. Adesso molte sono macerie. In quelle che restano si protesta, si parla, si montano affannosamente altre barche.

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“Sono l’uomo più ricco del mondo!”. “No, adesso sono io!”. “Via tutti o vi sterminiamo!”. “E’ mio! E‘ mio!”.

Qualcuno, comicamente, parla di “democrazia”, I poveri, gli ex schiavi, cercano affannosamente di aiutarsi fra di loro. Ma è una faccenda nuova, non si sa ancora bene come si fa.

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Il mondo? Ricomincia ora. Parole antichissime - genocidio, pogrom - ora tornano nuove. Maestri di pelle scura - i Mandela, i Luther King, gli Obama - sono fiocamente ricordati. Si vota con le pistole, coi droni, con qualunque cosa possa incidere e squarciare.

I demoni dalle botole saltano fuori urlando “Heil!”. Le rotative sputano propagande, le tivvù le trasmettono, la gente per le strade e sui monitor guarda cose che non sa. I vecchi fanno fatica a riconoscersi.

Nelle scuole i ragazzi, nel grande mare le vele.

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Tutto questo, in una parola, è un parto. Sta nascendo qualcosa, non sappiamo se sarà un mostro o un bambinello.

Noi che facciamo? E io, e tu?