Trasferito l’archivio di Stato, manifestazione a palazzo Zanca

Giovanni Pirovano (Renate 1880 - Milano 1959) "Paesaggio" olio su compensato, cm 32 x 41,5

di Andrea D. Mancuso -

Un centinaio di persone si sono radunate oggi nei giardini di piazza dell Unione Europea per protestare contro la chiusura dell'archivio di Stato di Messina e il trasferimento dei materiali a Catania.

La manifestazione, promossa fra gli altri dall'illustratore Lelio Bonaccorso, arriva però praticamente a cose fatte, nonostante le dichiarazioni anche del consiglio comunale e dell'amministrazione: a quanto pare la sede di via Avellino è già in corso di sgombero e i materiali che rappresentano la storia di Messina, in circa diecimila volumi e 720 pergamene datate dal 1184 al 1832, finiranno comunque in un magazzino. In consiglio comunale già giovedì 9 una mozione promossa dai consiglieri del PD ha ottenuto adesioni anche in altri partiti e impegna il sindaco a preservare l'archivio e trovare un'altra sede a Messina. Oggi, poi, proprio Federico Basile è uscito da palazzo Zanca per dire ai manifestanti di essersi attivato con il ministero della Cultura per Cercare una soluzione, parlando con il direttore della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Sicilia, Gabriele Capone, e ha promesso di formulare già lunedì delle opzioni per fare rientrare il tutto, lasciando intendere che ci sarebbero delle possibili soluzioni, anche per i dipendenti dell'archivio. Secondo il sindaco, però, non si può bloccare il trasloco in corso se non si trovano prima le soluzioni. Per una nuova sede i tempi di qualunque interlocuzione potrebbero essere comunque lunghi e, nel frattempo, i documenti, molti dei quali estremamente delicati, corrono il rischio di deterioramento. Tutto questo è successo per la cessata locazione della sede, un motivo che certo non è emerso dall’oggi al domani. Il colmo è che oggi 11 ottobre la direzione generale nazionale degli archivi organizza "Carte in dimora" e domani "Domenica di carta", manifestazioni che aprono al pubblico collezioni di documenti normalmente non visibili. A Messina, invece, tutto sembra destinato al dimenticatoio e, come diceva uno striscione dei manifestanti, "Una città senza memoria è una città senza futuro".