L’Italia, la sovranità perduta!
Dietro le apparenze della democrazia formale, l’Italia è sempre più dipendente da decisioni e poteri che si esercitano fuori dai suoi confini.

di Marco Corrao -
Qualcuno lo chiamerà complottismo, qualcuno lo riterrà scontato, qualcuno dirà che si fa bene a scrivere spesso di questo argomento, anche solo per non dimenticare.
C’è un potere che non si vede, ma che regola ogni aspetto della nostra vita pubblica.
Non è quello dei partiti, né dei governi eletti, è il potere finanziario e geopolitico che attraversa oceani e si impone su banche, aziende, e istituzioni.
Un potere che ha un centro preciso, gli Stati Uniti d’America.
Ed è così che l’Italia, pur formalmente libera, vive oggi una sovranità limitata, una dipendenza che raramente viene raccontata ma che condiziona ogni scelta politica ed economica.
Nel mondo globalizzato, il dollaro è la vera moneta del potere.
Oltre il 60% delle transazioni internazionali avviene in valuta americana; i sistemi di pagamento globali, come SWIFT, rispondono a logiche di controllo statunitensi e le sanzioni imposte da Washington si applicano di fatto anche a chi non appartiene al suo ordinamento giuridico.
Per un Paese come l’Italia, significa che le banche e le imprese devono ubbidire non a una legge nazionale, ma alle regole finanziarie decise altrove.
Basta un ordine del Tesoro USA, o una segnalazione dell’OFAC, per bloccare un conto, congelare una transazione, o chiudere rapporti commerciali.
Una gabbia invisibile in cui il potere non si esercita con le armi, ma con l’economia.
Negli ultimi anni, la capacità americana di imporre sanzioni extraterritoriali è diventata un’arma geopolitica a tutti gli effetti.
Istituti europei, temendo ritorsioni, applicano misure che nessun tribunale italiano ha deciso.
Il caso della Relatrice ONU Francesca Albanese, a cui sarebbero stati negati servizi bancari in Italia per timori di sanzioni legate alle sue posizioni sulla Palestina, è solo un esempio di questa subordinazione silenziosa.
Una cittadina italiana limitata nel proprio Paese da decisioni prese oltreoceano: non è forse la definizione stessa di sovranità perduta?
L’Unione Europea parla di “autonomia strategica”, ma la realtà racconta altro.
Dalla difesa alla politica energetica, passando per la tecnologia e la diplomazia, Bruxelles segue il solco tracciato da Washington.
Le basi NATO, le forniture militari, le sanzioni, le campagne mediatiche: tutto si muove dentro un quadro di fedeltà atlantica quasi automatica.
E l’Italia, che per posizione geografica potrebbe essere un ponte tra mondi, si ritrova pedina di una scacchiera decisa altrove.
Quando un Paese non può decidere autonomamente le proprie leggi economiche, le proprie politiche estere o le proprie alleanze, la democrazia diventa condizionata.
Restano le elezioni, i simboli, i rituali istituzionali ma le decisioni reali vengono prese altrove, nei board delle multinazionali, nelle agenzie di rating, nei comandi della NATO.
È la fine silenziosa della sovranità, intesa come autodeterminazione, la fine che non fa rumore ma che svuota lo Stato dall’interno.