Vi sarà mai, o quando, una umanità riconciliata, in armonia con Madre terra e tutti i viventi?

Una Tenda per costruire la pace ed educarci alla nonviolenza

Tenda della Pace

Nel 2008 l’Associazione di volontariato Piccola Comunità Nuovi Orizzonti propose di piantare una prima Tenda della Pace, ove riflettere sulla follia della guerra e come costruire relazioni pacifiche nei rapporti sociali, nella politica, nell’economia.

Tenda della Pace

A quella prima edizione tante ne sono seguite e quel che più conta è che la Tenda è diventato lo spazio condiviso tra tante realtà associative laiche e religiose che di anno in anno sono cresciute, fino a diventare una rete con oltre venti realtà organizzate, le quali si incontrano per progettare insieme cammini di pace e di nonviolenza, che iniziano con passi anche lenti, ma decisivi verso un cambiamento radicale, perché alla cultura della morte e della violenza si sostituisca quella della vita che può fiorire solo nella pace e nella nonviolenza.

Rispetto a quegli anni, la violenza e la guerra, in tutte le forme e manifestazioni, sembrano essere diventate l’unica logica e il sistema a cui tutti ci dovremo rassegnare, se vogliamo non essere sopraffatti. Come se l’uso della forza dovesse sistematicamente soppiantare quello della ragione. Oggi, come allora, abbiamo bisogno di riflettere a partire dal locale per pensare al globale. Unendo insieme analisi e sogno. Perché, lo diciamo senza incertezze: non ci vogliamo rassegnare a mantenere questo sistema di violenza e di guerre come l’unico possibile. Esso sta conducendo già al precipizio e ciò non lo vogliamo né per noi, né per lebgenerazioni future.

Anche nella nostra città esplode la violenza di genere. L’omicidio della giovane Sara Campanella ci ricorda sempre come nelle relazioni, il possesso dell’altro/a non può essere mai condizione di una relazione affettiva, mai di una relazione d’amore. E ci chiediamo allora se non dovremo impegnarci a che si avvii una diffusa e capillare educazione affettiva e sessuale, condizioni per costruire relazioni fondate sul rispetto delle differenze, proprio perché ciascuna identità ha valore e sempre nel rapporto con l’altro/a.

Segni di violenza che attraversano la nostra città sono quelli dell’ecomostro del Ponte. Una violenza su quartieri, abitazioni, culture, habitat, che propone un modello di sviluppo dall’ “alto” che non vuole ascoltare i bisogni veri ed emergenti della comunità.

Ci appare un’altra emergenza, tra le altre di grave attualità: l’evasione scolastica, fenomeno che interessa soprattutto le nostre periferie urbane ancora ai margini, nella qualità della vita e nel buon vivere di molti.

Evasione che colpisce le famiglie più fragili. Vorremmo rilanciare un Patto Educativo intergenerazionale, perché solo attraverso una formazione continua e l’istruzione diffusa si avvia una stagione di liberazione dei più fragili. Senza dimenticare poi una programmazione di un welfare locale, fatto di servizi, ma anche di verde pubblico, di biblioteche diffuse, di giochi per bimbi, di recupero del mare, che oggi è negato, come spazio cittadino. Di mobilità pubblica e riduzione del trasporto privato. Di libertà economica, cancellata con la soppressione del reddito di cittadinanza, che in altre democrazie è stato aumentato e da noi viene sostituito, e non per tutti coloro che ne hanno bisogno, dal reddito di inclusione o di povertà. Un grande passo indietro, come denunciato dall’ultimo rapporto sulla povertà di Caritas italiana.

L’altra emergenza della quale soffriamo tanto è la fuga dalla nostra città, continua ed inarrestabile dei giovani: le migliori energie che vanno via e spesso senza più ritorno. Sarà possibile invertire la rotta? Noi crediamo di sì, ma occorre una grande iniezione di fiducia e un atto di responsabilità di tutti, a partire da chi ha responsabilità politiche, economiche e formative.

Come realtà associative stiamo vivendo drammaticamente i due effetti più drammatici del sistema di guerra, dominato dalla finanza e dall’economia che uccide: le guerre fra popoli e verso migranti.

Il genocidio di Gaza e la guerra fra Ucraina e la Russia, senza dimenticare gli altri conflitti aperti nei diversi angoli del pianeta, ci dicono che si va verso la distruzione del sogno che ha ispirato le Madri e i Padri costituenti: ripudiare per sempre la guerra. Lo stesso sogno di Spinelli, Colorno, Rossi, per i quali solo una Federazione dell’Europa avrebbe ridato dignità alla culla della civiltà nel nostro continente, che aveva generato i mostri di due conflitti mondiali, sembra svanito, mentre l’Europa torna alle armi e verso la distruzione del diritto e, più ancora, della vita.

La guerra ai migranti è stata dichiarata da troppo tempo, non solo dai governi razzisti e xenofobi, che si aggirano in Europa e in tutto l’Occidente, ma anche dalle politiche adottate nei confronti dei Paesi del Sud del mondo, che viene impoverito e derubato dei propri beni e delle materie prime, per alimentare la ricchezza e i privilegi di una parte ridottissima di umanità.

Può una Tenda, una comunità di donne e uomini pensanti e liberi, riflettere su queste sfide, tutte titaniche che ci rendono fragili, impauriti, incapaci di trovare soluzioni? Ci vorremo provare, perché abbiamo il dovere di non rassegnarci a ciò che appare ineluttabile: ossia una fine di questo mondo, che invece amiamo e che vorremmo fosse migliore, non solo per noi, ma per tutti gli esseri viventi.

La Tenda è spazio aperto al confronto, al raccoglimento, alla riflessione, alla spiritualità, ma anche all’indignazione, che prepara la proposta e l’ascolto.

In essa tutti ci vogliamo sentire hospes e mai nessuno sarà hostes. Nessuna/o potrà mai essere nemico, perché questa categoria vorremmo tanto dimenticarla e per sempre. Come le guerre che dovranno diventare un tabù per ogni popolo e per tutti gli Stati, perché tutta la famiglia umana possa sperimentare che solo nella fraternità si riesce a vivere e dare vita.